Sono diventato interista a otto
anni, subito dopo i Mondiali di Italia ’90.
Mi sono innamorato all’istante, calcisticamente parlando di Matthaeus. Lui incarnava il prototipo del
mio calciatore ideale: zero colpi di prestigio, o comunque subordinati alla
giocata razionale, alla potenza, alla volontà, alla determinazione, al fatto di
dare tutto in campo.
Successivamente ho conosciuto e apprezzato altri giocatori come Bergomi e Ferri che erano all'Inter da sempre. Un altro era Zenga, portiere formidabile che da ragazzino frequentava i Boys. Come non citare gli altri tedeschi, soprattutto quel Brehme che era un rullo compressore, simbolo di precisione e concretezza. Un Nicola Berti che ci metteva l'anima se non di più e proprio dopo mesi dopo il mio diventare tifoso. Ricordo al derby un suo gol allo scadere con successive prese in giro alla Sud durante la sua esultanza.
Successivamente ho conosciuto e apprezzato altri giocatori come Bergomi e Ferri che erano all'Inter da sempre. Un altro era Zenga, portiere formidabile che da ragazzino frequentava i Boys. Come non citare gli altri tedeschi, soprattutto quel Brehme che era un rullo compressore, simbolo di precisione e concretezza. Un Nicola Berti che ci metteva l'anima se non di più e proprio dopo mesi dopo il mio diventare tifoso. Ricordo al derby un suo gol allo scadere con successive prese in giro alla Sud durante la sua esultanza.
Non voglio dimenticare però nemmeno Alessandro Bianchi, altro ragazzo che mi sembrava molto serio e magari
riservato e che in campo era comunque affiatato con tutti gli altri. Negli anni successivi fino
all'insediamento di Moratti nel marzo 1995, non ci furono troppe gioie, a parte
le due vittorie in Coppa Uefa certamente prestigiose, ma che rappresentavano
l’elemento di eccezionalità in mezzo a campionati deludenti.
Sì, la squadra dell'altra parte di Milano aveva molte marce in più. Ma a me per quanto riguardava la serietà, l'attaccamento, e il rispecchiare l'essere Bauscia dell'interista, andava bene così. La rivalità contro Juve e Milan, anche quando la parabola discendente era arrivata al suo punto più basso, era sempre tenuta viva da quell'orgoglio nerazzurro che comunque si avvertiva perfettamente in ogni cosa, nonostante le difficoltà.
Sì, la squadra dell'altra parte di Milano aveva molte marce in più. Ma a me per quanto riguardava la serietà, l'attaccamento, e il rispecchiare l'essere Bauscia dell'interista, andava bene così. La rivalità contro Juve e Milan, anche quando la parabola discendente era arrivata al suo punto più basso, era sempre tenuta viva da quell'orgoglio nerazzurro che comunque si avvertiva perfettamente in ogni cosa, nonostante le difficoltà.
Poi arriva Moratti, accolto da me senza dubbio con gioia per il cognome altisonante e non solo dal sottoscritto, visto che Sandro Mazzola disse: è ora di tirare fuori le bandiere. Naturalmente però, da scettico quale sono sempre stato già dalle scuole, prima volevo vedere che oltre a quell'orgoglio a cui mi riferivo, dovevano restare inalterati stile e atteggiamenti, e ovviamente qualche risultato migliore.
Un compito di sicuro non facile, però non gli ho
detto io di comprare l'inter. In quegli
anni ho visto perdere trofei incredibili. Ho visto il presidente spendere un quantitativo
di soldi allucinante, atteggiamento
di chi non sembra un imprenditore furbo e oculato. L’ho visto affidarsi senza
la benché minima morale a allenatori come Lippi che fino a poco prima ci
sputavano in faccia.
Ha inoltre intrapreso rapporti commerciali con Milan e
Juve, quella Juve la cui rivalità ormai non è più sul campo. Non bastasse questo, avrebbe anche voluto
in panca Fabio Capello e in società Luciano Moggi. Salvo poi non riuscirci e con
l’esplosione di Calciopoli appellarsi all'onestà e a dei valori che già solo pensando
a quei comportamenti, per me non ha mai avuto nemmeno alla scuola materna.
Poi abbiamo vinto è vero: Coppe Italia, Supercoppe
Italiane, Scudetti, la Champions, il Mondiale. E’ capitato, quando lui
facendosi da parte, ha lasciato la gestione a qualcuno in grado di operare con
una logica. In effetti dopo l’addio di Mourinho è tornato prendere a pesci
in faccia chiunque non la pensasse come lui. Tifosi compresi. Grottesco e immorale
l'atteggiamento verso di noi, con scelte quali il privilegio dei turisti nella
finale di Madrid cedendo molti biglietti a quella Jakala Group agenzia di viaggi
della figlia di quell'altro inetto di Paolillo. Ha perfino permesso nel 2010
che le persone dormissero in strada pur di accaparrarsi un biglietto.
Ha scelto una maglia improponibile che è uno schiaffo alla tradizione della società Inter solo per fare un piacere ai suoi amici cinesi, scelta che in un periodo economico come questo è un'altra offesa a tutti:
Ha scelto una maglia improponibile che è uno schiaffo alla tradizione della società Inter solo per fare un piacere ai suoi amici cinesi, scelta che in un periodo economico come questo è un'altra offesa a tutti:
-Alle aziende italiane: se
vuol fare un nuovo stadio faccia lavorare le persone in Italia.
-All'economia italiana: dopo banche e aziende
di interesse economico strategico vendute a stranieri per fare della
fantomatica cassa, voleva fare entrare dei cinesi in società e ottenere la stessa
cosa.
-Alla tradizione interista: vuole un nuovo impianto senza aver interpellato nessuno, dimostrando di non saper valorizzare San Siro, un vero monumento del calcio.
Infine ciliegina sulla torta: ha chiamato non so quanti juventini in società permettendogli di girare con i simboli della loro vera fede nonostante siano stipendiati dalla F.C. Internazionale Milano. Ora mi viene il dubbio: Non è che sotto sotto è gobbo anche lui?
Ragione per la quale, io chiedo le sue dimissioni e dei suoi collaboratori, e si badi bene che non voglio (per i motivi sopra riportati) uno sceicco che compri in due minuti Messi, C. Ronaldo, Rooney etc etc. A me basta una persona, un manager, che operi con serietà e stile, capendo che si tratta di calcio e che quindi contano anche i tifosi (sarebbe da dire solo i tifosi) con le loro esigenze che non solo quelle di alzare trofei, ma anche di assistere a un comportamento che ti faccia sentire orgoglioso della squadra per cui fai il tifo. Non voglio altro, se non, ripeto, le dimissioni in primis di questo presidente che tradisce il suo stesso sangue e poi di tutta la sua massa di gobbi e incompetenti che nulla hanno a che fare con l'Inter, e soprattutto con gli interisti.
-Alla tradizione interista: vuole un nuovo impianto senza aver interpellato nessuno, dimostrando di non saper valorizzare San Siro, un vero monumento del calcio.
Infine ciliegina sulla torta: ha chiamato non so quanti juventini in società permettendogli di girare con i simboli della loro vera fede nonostante siano stipendiati dalla F.C. Internazionale Milano. Ora mi viene il dubbio: Non è che sotto sotto è gobbo anche lui?
Ragione per la quale, io chiedo le sue dimissioni e dei suoi collaboratori, e si badi bene che non voglio (per i motivi sopra riportati) uno sceicco che compri in due minuti Messi, C. Ronaldo, Rooney etc etc. A me basta una persona, un manager, che operi con serietà e stile, capendo che si tratta di calcio e che quindi contano anche i tifosi (sarebbe da dire solo i tifosi) con le loro esigenze che non solo quelle di alzare trofei, ma anche di assistere a un comportamento che ti faccia sentire orgoglioso della squadra per cui fai il tifo. Non voglio altro, se non, ripeto, le dimissioni in primis di questo presidente che tradisce il suo stesso sangue e poi di tutta la sua massa di gobbi e incompetenti che nulla hanno a che fare con l'Inter, e soprattutto con gli interisti.

