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mercoledì 17 febbraio 2016

OldStyle88

Da ragazzo avevo un professore di economia aziendale quando facevo il secondo anno di ragioneria, che interrogava in modo molto veloce. Una domanda a scelta, e due formulate da lui. La seconda spesso non era pertinente al programma oggetto di interrogazione. Se non la sapevi, tornavi al tuo posto con un votaccio più o meno grave, ma comunque sempre votaccio era.

Quando si chiedevano spiegazioni sulla ragione per cui due domande alle quali si era risposto benissimo, erano di fatto meno influenti rispetto a  quella che avevamo ciccato ai fini della valutazione.  Ci siamo sempre sentiti dire che quel quesito riguardava argomenti base senza i quali non si potevano poi capire molte altre cose della materia. Diciamo un po’ l’abc, perché le case si costruiscono sempre dalle fondamenta.

Con il senno di poi, non lo abbiamo mai ringraziato abbastanza, e lo ricordiamo come il migliore mai avuto in economia, anche se purtroppo è restato con noi solo un anno. Questi ricordi extra-calcistici mi servono per raccontare il momento attuale della nostra squadra.

Non sono mai più intervenuto da inizio campionato perché occorre attendere prima di emettere giudizi, in uno sport in cui uno degli aspetti più evidenti del suo declino e del suo bisogno di rinascita, di programmazione, di organizzazione, è il risultato.

In Italia conta solo se vinci e quegli scribacchini con i quali me la prendo spesso in ambito più legato al tifo, sono gli stessi che uno stesso aspetto lo fanno passare come virtù o come difetto a seconda che si vinca o meno. Mancini ha fatto giocare Jovetic e Lijaic? Ha vinto? È stato geniale nel non dare riferimenti alla difesa avversaria. Ha perso? Non può non giocare con un centravanti di peso che faccia da boa.

Non mi addentro mai in questioni tecnico tattiche propri perché non sono in grado di affrontarle. Mi limito però a ribadire ciò che dissi nel mio ultimo intervento. Cioè la grande fiducia dimostrata dalla società nell’accontentare l’allenatore in ogni sua richiesta, forse anche oltre l’immaginabile. Di conseguenza la responsabilità per lui è molta.




Cadere dall’alto fa male, ci eravamo abituati bene un po’ tutti a guardare gli altri da lassù, anche se forse in cuor nostro sentivamo che non saremmo durati fino alla fine. Ciò che per me è inconcepibile è vedere in campo delle controfigure di quei guerrieri che lottavano come se non ci fosse un domani su ogni palla, e che facevano della difesa un tassello importantissimo per i successi della squadra.

Ora vediamo tutti le prestazioni offerte, fiacche, senza grinta, senza quella determinazione che prima faceva un buon 70% delle vittorie, mentre il 30% era dato dai piedi. Capite bene che senza il carattere e non potendoti affidare a una tecnica eccelsa, viene a mancare la caratteristica che più ci dava punti.

Una squadra che si era guadagnata l’affetto dei tifosi che probabilmente avranno esclamato come me più di una volta “finalmente dei guerrieri in campo!” Ebbene, come il mio professore faceva io posso dare l’insufficienza dopo il derby e senza sapere come finirà la stazione.

Possono crollare tutte e farci vincere lo scudetto, andare in Champions, in Europa League, o starcene semplicemente a casa un altro anno. Quando una squadra che fa della rabbia agonistica la sua più grande qualità, non può andare a Torino in Coppa Italia e prenderne tre giochicchiando in una partita che emotivamente non ha bisogno di presentazioni.

Una squadra che porta a casa uno 0-3 contro la nemica storica, e che ha però la possibilità di riscattarsi nel derby pochi giorni dopo, contro un Milan non irresistibile, ma ne prende altre tre offrendo l’ennesima prestazione indecorosa non può non essere contestata pesantemente. A queste due partite tragiche aggiungiamo tutte le pre e le post gare perse e pareggiate contro squadre di ben altre ambizioni e blasone che denotano cali di concentrazione preoccupanti e imbarazzanti.

Ecco, per me la stagione finisce qui. Non offrendo nemmeno il carattere e la lotta, viene meno tutto il resto a catena. Risultati, valore dei giocatori, entusiasmo etc etc. Pertanto, come ci diceva il nostro amato professore dopo averci informato del voto che ci avrebbe messo…”come e quando pensate di rimediare?”

giovedì 5 novembre 2015

OldStyle88

Domenica sarà il tempo del derby di Roma. Sembra essere il più atteso di sempre, anche più della famigerata stracittadina di Coppa Italia di qualche anno fa. La motivazione? Le curve di Roma e Lazio non presenzieranno, protestando così contro le misure ignobili e insensate partorite dalla mente del prefetto Gabrielli, il quale ultimamente si unisce al coro del “che brutto un derby senza tifo e calore!!!”.

Le riflessioni sono due. La prima è evidentemente riferita al fatto che determinate azioni provocano determinate reazioni. Dopo aver diviso curve in due (non si sa per quale necessità impellente). Dopo aver multato persone che sedevano sul seggiolino a fianco piuttosto che sul loro magari distante di tre posti. Dopo aver messo a dura prova la pazienza e il fisico delle persone con controlli e code esasperanti. Dopo aver venduto abbonamenti in posti che poi sono stati eliminati. Dopo aver fatto tutto ciò che serve per far stare a casa le persone e invogliarle a seguire le corse dei criceti piuttosto che una partita allo stadio. Insomma cosa si aspettavano?

Sono tutti amareggiati per un derby scialbo a livello di tifo. Si pretende al solito, che come nella storia della botte piena e la moglie ubriaca, ogni singolo frequentatore delle curve capitoline faccia voto di sopportazione solo perché “c’è la partita,  anzi la partita. Allora devo abbassarmi a qualunque tipo di compromesso”.

Si stupiscono, e reclamano un ambiente più caldo, come quello che nei numerosi derby romani visti da me in tv, era il motivo principe per il quale alla domenica sera mi scomodavo per andare al bar soprattutto per il pre partita e poi solo dopo per la partita in se.

Eppure le grandi statistiche riempiono di numeri: la Germania, la Svezia etc..  guardate che bello altrove con gli stadi pieni… Certo, molto bello, peccato che da noi valga come sempre il sogno principe del voler assecondare tutto e tutti, finendo poi per scontentare tutto e tutti.



Nulla da stupirsi. E' la stessa logica con la quale ti propongono macchine 3.000 tdi che appena schiacci vai a 80 km/h e ti mettono il limite dei 70 km/h… così come in uno stadio, in una curva, non vedo la difficoltà nell’assecondare le esigenze dei tifosi che frequentano quello specifico settore. Esistono seggiolini con schienali alti che nessuno userà mai, e soprattutto non userà mai il suo.

La campagna abbonamenti dell’Inter del presidente Pellegrini specificava che essendo il secondo anello verde la zona più calda del tifo, il posto assegnato dal biglietto o dalla tessera non è vincolante. Che difficoltà ci sarebbe nel creare un settore sul modello di quello tedesco in cui la sua funzione di tifo viene assecondata da una struttura più essenziale? Anche perché nessuno si è mai sognato di chiedere poltroncine extra lusso in una curva.

La seconda riguarda l’incoerenza con la quale si valutano certe tematiche nel nostrano mondo pallonaro. Si è sempre detto che gli ultras sono il male del calcio e in quanto tali devono stare fuori. Lo stadio è per le famiglie, mica possono rischiare di prendersi una bastonata in testa (è noto: gli ultras hanno i bambini come vittime principali) da un pazzo che non sa nemmeno che forma ha un pallone! Domenica tutto questo avverrà. Le famiglie potranno andare allo stadio, l’atmosfera sarà da derby del cuore, o forse nemmeno. Tutto quello che accadrà sarà a totale responsabilità di chiunque, ma non degli ultras. E’ un modello da seguire per i fautori di questa corrente di pensiero, perciò nessun pentimento e nessun rimorso.

Purtroppo l’Italia è un paese che fa scuola, spesso e volentieri sempre in negativo.

martedì 18 agosto 2015

OldStyle88

Da tempo sto osservando le varie vicende che coinvolgono il nostro calcio e l’Inter. L’assoluta mancanza di novità mi ha impedito di scrivere, evitando di ripetermi circa tematiche già abbondantemente affrontatate. 


In attesa di esprimere un giudizio riguardo l'Inter, Mancini e dirigenti tutti (valutazione che al momento mi vedrebbe abbastanza impietoso nei confronti del mister per scelte che semmai affronteremo in tempi futuri) c'è Kovacic a tenere banco.

Ho letto di raccolte firme, mobilitazioni, addirittura qualcuno che chiede alla Curva Nord di scendere in piazza per impedirne la cessione come si fece a suo tempo con Guarin.


Oltre all’evidente differenza di significato tra le due vicende, noto che tra gli interisti c’è ancora un partito bello numeroso di Morattiani e adulatori del “Chino” Recoba. Cioè un giocatore strapagato che nella sua lunga militanza nerazzurra ha inciso poco o nulla, venendo considerato sempre “un punto fermo in prospettiva” a parte quando a 35 anni, di prospettive ne hai solo per il dopo carriera.

Siamo andati avanti per anni con questa lagna del suo sinistro, della sua tecnica, e delle sue qualità, in due lustri solo intraviste e mai con continuità.



Evidentemente molti interisti orfani di un simile personaggio avevano bisogno di un alter ego. Ed ecco quindi Kovacic, giocatore dalle immense qualità tecniche e stilistiche e per il quale ora si vorrebbe fare la guerra a una società che ricordo, sta accontentando in tutto e per tutto un allenatore (scelto grazie a chi teneva il muso a Mazzarri e il quale due risate se le starà facendo di certo) con il quale si sta lavorando egregiamente portando avanti una linea coerente e chiara.

Sostegno dicevo, carta bianca, nulle opposizioni alle sue richieste, anche se personalmente un paio (su Shaqiri e Kongdonbia) le avrei almeno valutate con più calma (ma di questo si discuterà semmai più in là).



Kovacic ha sempre peccato di personalità, dall’iniziativa nel concludere, al prendere per mano un centrocampo in cui faceva ampiamente la differenza per qualità tecniche.

È stato provato da tre allenatori diversi, tutti e tre di diverso livello, senza capirci assolutamente nulla su dove utilizzarlo. Le sue caratteristiche l’avrebbero, a prescindere dal ruolo, eletto a faro della squadra, l’uomo dell’ultimo passaggio, ma anche di quelli non è che si sia abbondato chissà quanto.

Arriva quindi un’offerta decisamente buona del Real e la società fa quello che non ha fatto la precedente. Dopo due anni e mezzo di tempo per ambientarsi e capire le proprie potenzialità Kovacic ci lascia.

A Madrid, per il gioco che esprime una squadra come il Real, Kovacic potrà trovare successo e tutti noi mangiarci le mani allungando la lista in cui figura anche Andrea Pirlo, una lista piena di rimpianti a caldo senza però valutare il contesto in cui il giocatore si trovava, l’età, e soprattutto il fatto che voi che contestate la cessione siete i primi a fischiare quando si sbaglia un passaggio.

Voi che parlate di giovani già vi agitate sul seggiolino invocando uomini più esperti per vincere subito, ma quando ci sono e non si vince allora si invoca la linea verde.

Allo stato attuale delle cose, nella realtà in cui siamo, con tutte le esigenze economiche e gli sforzi che la società sta facendo per accontentare Mancini nella sua folle necessità di nove giocatori nuovi (li avesse chiesti Mazzarri si sarebbero fatti tutti una grassa risata) è stato ceduto un punto di domanda che nel tempo avrebbe potuto veder diminuire le offerte e la loro consistenza.

E’ stato mandato (e questo fa tanta differenza) non a una concorrente diretta, odiata, rivale, ma a una squadra che fa non campionato estero e una competizione internazionale che credo non vedremo ancora per un paio di anni.

Qualcuno per caso avrebbe ceduto Icardi? Complimenti per la valutazione, un giocatore che ha già fatto vedere in una squadra mediocre ciò di cosa è capace non è come privarsi di un dubbio.

Che poi anche io avrei privilegiato le cessioni di Guarin e Hernanes a quella del Mateo croato è certo. Sono inoltre nd’accordo con chi sostiene che sarebbero stato preferibile cedere loro in prima battuta. Ma questa è un’altra storia che affronteremo più avanti…

lunedì 18 maggio 2015

OldStyle88

Il Dnipro è in finale di Europa league e chi lo avrebbe mai detto? Eppure, alla faccia di chi vorrebbe che i meriti sportivi dipendessero solo dal fatturato, è successo. Sinceramente spero vincano la coppa e si prendano questa bella soddisfazione che probabilmente travalica il significato sportivo in senso stretto.

Altra squadra che ha lasciato tutti a bocca aperta è stata la Lazio, autrice di una stagione fantastica. Questi due esempi hanno in comune l’assenza di stipendi alla Messi, e che hanno basato buona parte delle loro fortune sul carattere e sulla compattezza del gruppo. Certamente i rispettivi tifosi si saranno rispecchiati nelle gesta legate più al temperamento piuttosto che alla tecnica dei loro giocatori, e quindi sicuramente ancora più orgogliosi dei risultati ottenuti.

Sabato in occasione di Inter-Juve c'è stata per noi una sconfitta immeritata penso di poter dire, da un punto di vista delle occasioni e del prodotto. Ma d'altra parte ce la siamo cercata perché i nostri dovevano dare di più. Contro i gobbi e la partita non è mai come le altre e da quando sono tornati in SerieA non c’è mai stato un match normale legato alla determinazione da mettere in campo. Visto che con loro di sportivo c’è molto poco e si va ben oltre alla semplice rivalità sportiva.

Inoltre a prescindere dall’esito della partita, o della stagione, mai si è vista una squadra che buttasse in campo quelle qualità morali che noi chiediamo e che dopo il ko casalingo sento invocare da più parti da molti tifosi? Di cosa ci stupiamo? 

Che una squadra di stranieri vedendo come per esempio Moratti abbraccia Agnelli possa sputare sangue in campo? Che in quanto stranieri (e non per colpa loro) capiscano alla perfezione cosa significano questi 90 minuti? Che una categoria coccolata dai media, ai quali è concesso tutto, anche l’ingiustificabile, si sbatta oltremodo? Che addirittura si lamenta per i processi fatti dai tifosi quasi che occorra il benestare di Dio per riprenderli?

Io non sono stupito, ma guardo con invidia quelle squadre che invece questo qualcosa ce lo mettono, che interpretano bene ciò che la gente vuole, e questo a prescindere poi dagli obbiettivi stagionali che ci possono essere e si possono eventualmente raggiungere.

Guardate il Sassuolo. Si pensava alla vittima sacrificale eppure questo club prevalentemente o totalmente affidato a giocatori italiani interpreta perfettamente ciò che vado dicendo da tempo e cioè che siamo convinti che occorrono stranieri in campo e fuori perché non siamo più capaci a produrre, anche calcio, ma senza spendere una fortuna sia in campo che in panchina questa squadra è uno stupendo esempio da seguire.



Sicuramente qualcuno vorrà conoscere la mia opinioni rispetto alle parole di Arrigo Sacchi ultimamente pronunciate che in qualche modo si collegano a tutto ciò. Ebbene, la simpatia o antipatia verso qualcuno deve comunque essere secondaria all’obbiettività e alla capacità di valutazione. Sacchi dice il vero. Magari l’inter della tripletta non era vergognosa in quanto formata da campioni che hanno prodotto risultati strabilianti, ma che di italiano non ci fosse nemmeno l’allenatore è un dato di fatto. La giustificazione che in quella rosa ci fosse Materazzi mi pare sterile.

Sacchi ha vinto con tre campioni olandesi, è vero, ma erano tre, come tre erano i tedeschi dell’inter trapattoniana, e tre era comunque il massimo di stranieri da tesserare per ciascun club. Ricordare solo tre giocatori, per quanto di valore indiscutibile, è ingiusto nei confronti di altri campioni che nelle rispettive squadre hanno dato moltissimo e gli esempi sono nella memoria di tutti.

Si vuole che in campo il giocatore ci metta quel qualcosa in più? Se fosse italiano magari capirebbe cosa significa giocare un Inter-Juve. Ricordate il tanto bistrattato Mazzarri?? Antipatico e piangina certo, ma come vedete i risultati non mi sembrano migliorati più di tanto. Eppure la sua prima Inter che non era stata costruita con un mercato faraonico era piena di giocatori ai quali nessuno avrebbe dato una lira (e sicuramente non la valgono) ma che con impegno e buona volontà, avevano espresso qualcosa di buono.

L’imbarazzante Jonathan della stagione precedente era quantomeno diventato guardabile e il gol di Icardi a inizio stagione contro la Juve a Milano fu propiziato da un indomito Alvarez che rubò palla in un contesto che si definisce solo con le parole voglia, determinazione, carettere. Due stranieri va bene, era stato bravo l’allenatore a mettere in testa certe motivazioni che si sono poi trasferite in campo.

Come avevo già avuto modo di dire, l’italianità di una squadra è un valore che possiede un senso funzionale e non solo morale che condivido in pieno. Troppo comodo e soprattutto troppo incoerente negare o peggio ancora farsi andare bene situazioni per proprio comodo salvo poi disconocerle quando questo comodo si esaurisce.

sabato 18 aprile 2015

OldStyle88

Polemiche, sempre polemiche e ancora polemiche. Quando non derivano da fatti acclarati si creano artificialmente. E nemmeno a farlo apposta non si disquisisce contro chi, nel calcio, ha permesso un disastro finanziario e sportivo vedi caso Parma. 

Ma in compenso succede un pandemonio contro gli striscioni esposti dai romanisti che avevano come argomento la mamma di Ciro Esposito, rea, secondo loro di aver strumentalizzato in modo eccessivo e inopportuno la tragica scomparsa del figlio.

Il discorso peggiora ulteriormente se si considera che durante Roma-Fiorentina di Europa League (dopo il pesante passivo subito) la squadra giallorossa è andata a rendere conto sotto la curva circa il suo momento no. Questo fotografa impietosamente il senso attuale del nostro calcio, e la deriva a mio giudizio malsana verso la quale si sta indirizzando.

Riguardo al primo aspetto, abbiamo un governo, una classe politica, che in linea teorica predica la libertà di pensiero e di opinione, come sostenuto anche dalla costituzione da loro scritta. Però chissà come mai negli stadi, si serrano le fila in nome di un prestestuoso politically correct .

Se penso per esempio che un ragazzo è innocente riguardo a un determinato episodio e lo manifesto con la parola o con una scritta, sono passibile di pesanti conseguenze, cosa che non avviene in tutte le realtà esterne al microcosmo dello stadio.

Se penso che una persona manifesta il proprio dolore in modo troppo pacchiano e interessato (attenzione, non sto dicendo che sia vero) ecco che succede il finimondo. Insomma è un bel casino.

La risonanza attribuita a questi episodi è nettamente superiore a quella data al caso Parma, o alle interviste di Lotito. Il quale certamente non ha scoperto l’acqua calda, essendo il calcio manipolato da interessi, soldi, e da fattori più economici che sportivi.



Il tutto, ripeto, dopo il pubblico processo sotto la Sud in occasione di Roma-Fiorentina. Situazione inaccettabile per lo schieramento benpensante, che non può tollerare che un lavoratore che non stia rendendo o che stia deludendo il proprio datore di lavoro (che ricordiamolo non è James Pallotta ma sono i tifosi della Roma) venga processato sulla pubblica piazza.

Bell’esempio che diamo ai bambini, i finti destinatari di queste sterili discussioni, che si finge di tutelare promuovendo comportamenti assolutamente non educativi, non mettendoli di fronte alle proprie responsabilità e non insegnando loro il valore delle cose. 

Gli stessi organi stampa che si schierano apertamente a favore di chi conduce un'esistenza all'insegna del lusso, della bella vita, e  dell’assoluto menefreghismo, sono poi sempre quelli che però ignorano troppo spesso che nella vita quotidiana le pressioni commerciali nei posti di lavoro.

Ignorano il mobbing esasperato riguardante il rendimento a obiettivi, il raggiungimento di determinati risultati nelle rispettive professioni. In tal caso le angherie sono tollerate e i dipendenti sottopagati e maltrattati si devono accontentare di una pacca sulla spalla, seguita dalla solita considerazione “non ti lamentare, sei già fortunato ad averlo un lavoro”, quasi che lavorare sia un lusso. Mentre giocare a pallone guadagnando fior di soldi invece cosa sarebbe???

Il distacco tra vita normale dei tifosi e quella dorata dei calciatori è così evidente. Eppure nonostante questo secondo molti non si può permettere che la gente fischi, o comunque non applauda comunque la prestazione di uno che magari ha tirato le cinque di mattina in discoteca e in campo cammina (ovviamente chi paga sborsa qualche soldino per comprare il biglietto). 

Eppure Pallotta, da bravo yankee, dovrebbe saperlo. Negli Stati Uniti è risaputo che se a livello professionale non soddisfi i parametri produttivi, è pratica usuale darti un calcio in culo, senza troppi complimenti.

La stessa dinamica si replica lontano dai riflettori della ribalta in quel di Bergamo. Allora le reazioni sono opposte e le percezioni giornalistiche flebili. La notizia è quasi occultata e comunque letta sotto un'altra propsettiva, ma perché?

Perché il signor Pallotta è americano e in Italia ci manca solo che siano quelli della Groenlandia a spiegarci come a fare la pizza, per quanto pensiamo di essere inetti e incapaci. 

Quindi la domanda sarebbe: ma come abbiamo fatto per 150 anni e anche prima con i vari stati? No è la nostra una storia, all'insegna di cultura, di tradizioni che il nostro millenario paese ha vissuto ed esportato? Anche a livello di football, come siamo riusciti a primeggiare per tanti decenni?

Ora, pare, siamo impossibilitati a fare qualcosa di buono. Bisogna quindi sperare che tanti Pallotta salvino l’Italia dal disastro acquistando società di calcio, investendo, tirando fuori soldi di tasca loro, portando i Bale, i CR7, i Messi, e non certo facendo giocare italiani. Già sentite queste discriminazioni nella vita reale?

Toccare lui significa toccare una marea di potenziali investitori, significa quindi mandare a monte il progetto. Questo è il vero aspetto intollerabile della situazione. Thohir al momento si è sempre espresso diversamente sull’argomento, badando più a altre tematiche rispetto a queste. Ecco perché il romanista si chiede: perché sempre la Roma? Perché la Roma il piccolo particolare di avere un proprietario statunitense.

Non mi stupirei se l’iniziativa del McDonald di offrire colazioni a chi si presenta in pigiama fosse stata lanciata per valutare oggettivamente il grado di demenza di un popolo. A riguardo devo dire che hanno avuto ottime risposte, del resto penso siano le stesse persone che in linea teorica dovrebbero popolare gli stadi secondo i nostri moderni capitalisti.

Qualcuno dirà: ma domenica c'è il derby (o c'è stato, a seconda di quando leggerete). Bene, questo derby ribattezzato dei poveri per me sarà sempre un derby da ricchi e sarà sempre meraviglioso... per il semplice fatto che sarò presente.

mercoledì 11 marzo 2015

OldStyle88

Nulla di nuovo dal fronte. Se servirà del tempo per le riforme dei campionati, di certo ne occorrerà ancora di più per un cambio di visione e di mentalità che attanaglia le menti di politici e padroni del pallone, sempre più ancorati sulle loro posizioni dannose e anti-tifoso.

Dopo le infelici dichiarazioni di De Laurentis in merito a uno stadio che vorrebbe ma non può ristrutturare causa violenti e vandali (mi si dica quando negli ultimi dieci anni, una tifoseria ha devastato uno stadio), ecco tornare di prepotenza la discriminazione territoriale. Ma non doveva essere superata dall’abolizione della norma?? Eppure non pare visto l’eco che continua a creare.

Ovviamente non è passato molto tempo dall’invasione dei Feyenoord a Roma con tutto ciò che ha portato. Un cavallo di battaglia dei media e dei perbenisti era quella dell’educazione nelle scuole.



Se uno più uno fa due, posso tranquillamente affermare che il sistema scolastico italiano, così come quello francesce, greco, serbo, croato, polacco, russo, sono avanti anni luce a quello olandese perché in decenni di visite dall’estero all’Italia e viceversa mai si era verificato nulla di simile.

Senza voler entrare nel merito della questione che mi sembra ovvio sia condannabile nel vandalismo becero e senza significato, voglio porre l’accento anche sulla gara di ritorno e sulla banana gonfiabile tirata a Gervinho. L’eco razzista ovviamente scatenato in Italia e il vandalismo sono stati accolti con spallucce dalla nazione olandese e dal club che ha definito come goliardica la manifestazione di tifo contro.

Il mio concetto di godereccio è un po’ diverso, ma questo dimostra come solo noi in questo paese abbiamo incubi perenni e una ricerca continua del qualcosa di discriminatorio, razzista, e politicamente scorretto.

Mentre gli stati esteri incentivano gli ultras come in Germania stabilendo degli argini entro i quali giostrare ma dai quali non si può assolutamente uscire, qui siamo al punto di impedire di sostare sulle transenne per far cantare, divieto di megafoni e tamburi, di farsi lo scrupolo se la bandiera impedisce la visuale a qualcuno, e se e come inasprire delle pene che per chi le decide significano solo ed esclusivamente di lavarsi le mani. Non essendo capaci di organizzare neanche i tornei dell’oratorio, se non c’è gente è meglio….

Il tutto mentre i veronesi si beffano delle varie leggi acquistando biglietti per Milan Verona al secondo anello anziché per il settore ospiti, gli Juventini (a quali mi riferivo poco fa) subiscono queste richieste (nulla di nuovo a Milano), il derby di Stoccolma dà spettacolo sugli spalti in uno stadio adatto a tutti e in Italia sembriamo il deserto. 

A tal proposito chiudo con le parole pronunciate tempo fa dal nostro presidente Thohir e che riporto integralmente: "La situazione è che in questo momento dobbiamo migliorare insieme, non solo noi come Inter, ma tutti i club, l'intero campionato. Con l'arrivo della globalizzazione dobbiamo cambiare mentalità e visione. Dobbiamo tornare a competere, tante cose devono cambiare, ma la cosa più importante è che gli appassionati della Serie A tornino ad avere fiducia, perché non sono soltanto in Italia, ma si trovano in tutto il mondo".

"Guardi le partite in tv - prosegue Thohir - e la metà dei posti sono vuoti. Non va bene. Molti stadi negli altri Paesi hanno il wi-fi, sono digitali e la gente può connettersi. Ci sono posti migliori, 'settori familiari', aree di sicurezza se succede qualcosa, perché i tifosi sono tifosi. Ci sono i tifosi più fanatici ma anche i tifosi che vanno a vedere la partita con la famiglia e che vogliono divertirsi. Noi dobbiamo proteggere l'interesse di tutti".

mercoledì 14 gennaio 2015

OldStyle88

Dialogo semi-serio ma realmente accaduto durante la scorsa stagione calcistica… in attesa dell’epilogo sull’argomento! Credo di non dover dire chi è l’uno o l’altro…

Giugno:
"Ciao! Tutto bene? Hai rifatto l’abbonamento?" 
"Io sono un pochino indeciso se farlo o no. Il mercato è ancora aperto e non sappiamo chi compreremo o se le altre squadre si rinforzeranno tanto da tagliarci fuori da ogni lotta per il vertice."
 "Non l’ho rifatto perché avevo fatto il biennale. Al di là della convenienza economica, a me basta sapere che giochiamo per andare allo stadio e perché contrariamente alle chiacchiere il nostro compito è quello di sostenere la squadra. E poi l’atmosfera della partita non è nemmeno lontanamente paragonabile a quella tristissima del bar in cui spendi anche di più e fai il professore di economia calcistica! Allora, quando verrai? Ad agosto inizia il preliminare di Europa League e la scusa del prezzo non regge. Per te che non sei abbonato costa 10 euro se ti va male."
"Ma si, potrebbe essere….vediamo. Però troveremo di certo una squadra scarsa, dovessimo vincere la gara di andata che senso ha vedere il ritorno? Poi con quel prezzo vuol dire che allo stadio non ci va nessuno, perché dovrei andarci io magari a vedere una squadra che tiene fuori tutti i più bravi per non sprecarli?? Ne riparliamo a ottobre quando giocheremo con il Napoli a Milano."

Ottobre:
"Allora il momento sembra arrivato, ho intenzione di venire allo stadio per Inter Napoli. Avrei bisogno della cortesia di essere aggiornato sul prezzo dei biglietti e sull’orario della partita perché non li so ancora."
 "Certo, si sa già tutto. Secondo verde a 30 euro e la partita si giocherà di domenica sera. Credo siano abbordabili entrambe le cose. Allo stadio non vieni mai e Inter-Napoli a San Siro per 30 euro non è esagerato per una volta. In più pur giocando alle otto e mezza di sera tu sei un noto viveur della notte e prima dell’una non rientri mai a casa quindi do per scontata la tua presenza."
"Bhe oddio aspetta… 30 euro sono un po’ eccessivi. In quel periodo facciamo la cena dei coscritti, pensavamo di passare una serata al casino, così per fare qualcosa di diverso e non so se con le finanze riesco a starci dentro. Il vero problema però è la sera… a ottobre fa freddo e quei 45 minuti di macchina a quell’ora tarda sono un po’ rischiosi. Inoltre a dire il vero poi sono molto demoralizzato dall’avvio non entusiasmante della squadra. Si vedeva subito fin dall’inizio che non ci sono speranze nemmeno quest’anno. Cosa pretendi? Thohir è un magnate ma tutti spendono e lui no… Mazzarri te lo dissi che non mi era simpatico…. meglio attendere, aspettiamo la primavera."



Marzo:
"Ehi orsetto in letargo! Ti sei svegliato? Mazzarri non c'è più, è tornato Mancini. Oltretutto sono arrivati anche ottimi giocatori durante il calciomercato di gennaio. Ora che è arrivata la primavera e il tempo sembra reggere passi allo stadio??"
"Si bravo spiritoso… la situazione non è cambiata di molto. Sono tutte partite notturne, i prezzi sempre quelli e la squadra non è che sia cambiata di molto. La classifica ancora latita e siamo al di sotto di livelli decenti per noi. E’ già tutto definito, che senso ha? Andare a vedere Inter-Juve o Inter-Milan non ha senso, vedi ancora che ti festeggiano in casa oppure il derby è come quello dell’andata. Aspettiamo la campagna acquisti estivi per vedere se la situazione cambia. Oh comunque domenica sera abbiamo organizzato una cena verso la Val d’Aosta, si tornerà tardi ma ne vale la pena! Tutti prodotti tipici cucinati ad arte. Si il viaggio è lunghetto, l’autostrada è costosa, ma il prezzo della cena è sui 35 euro a testa e ti assicuro che ne vale la pena. Sei dei nostri??"

Ecco qui signori miei un dialogo a prima vista surreale.. giusto per farci quattro risate. Ma poi a pensarci bene nemmeno più di tanto, visto che è quello che troppo spesso mi tocca ascoltare. Dove mi vengono propinati una serie di pseudo-problemi esistenziali tanto demenziali che probabilmente non meriterebbero nemmeno di essere citati. O forse è il caso. 

Perché è ovvio che la tifoseria ospite compra i biglietti in base a quanti ne ha lasciati liberi quella che gioca in casa.  E si è tifosi sempre, non solo quando fa comodo, tipo i compagni di scuola che non senti da anni salvo diventare improvvisamente presenti e amiconi giusto per chiederti un biglietto in occasione della Final Madrid. 

Volete sapere la differenza che nessuno ha il coraggio di dire tra i campionati della Premier e della Bundes e quello della Serie A? In quei paesi esistono modelli completamente opposti ma c'è una dinamica che a dispetto delle differenza tra i vari campionato è universale, ed è quella della voglia di andare allo stadio. 

Altrove si fa leva su questa, da noi ognuno decide di interpretare quello che meglio crede: il presidente, il ds, il mister etrc etrc. Io credo invece che la partecipazione debba essere legata al fattore essere semplicemente quello in cui dovremmo identificarci :il tifoso. Senza naturalmente privarsi di ogni senso critico, attitudine che rispecchia in pieno la visione statunitense dell'evento sportivo. Ma anzi partecipare per far pesare il proprio ruolo. Per verificare quello che funziona oppure no sotto i nostri colori. Personalmente potevo essere tante cose nella vita... ma ho scelto di essere semplicemente me stesso... un saluto a tutti.


giovedì 20 novembre 2014

OldStyle88

Premessa: a furor di popolo Mazzarri se ne è andato, ora è di nuovo il momento di Mancini. Un derby è alle porte.. accorrete tifosi interisti, ora scuse non ce ne sono più...



Parlare di argomenti in cui occorre per forza della sfera economica e privata delle persone non è mai opportuno di solito. Ma purtroppo come in tutte le cose si generalizza.

Pertanto chiedo in anticipo scusa se nell'esprimermi posso toccare la sensibilità di qualcuno, non è mia intenzione. Voglio solo far capire a più persone possibili un discorso inerente al caro biglietti e alle presenze allo stadio.

E’ abbastanza scontato sostenere la tesi che uno spende in base alle proprie esigenze, che la crisi non aiuta la presenza delle famiglie in modo massiccio allo stadio.

Questo a scanso di equivoci e vi risparmio tutto il preambolo sulle altre decine di tesi e loro confutazioni sul numero sempre più calante di spettatori alle partite.

Nel caso dell'Inter e di San Siro si può notare che i prezzi più popolari sono gli abbonamenti di fatto a 220 euro del secondo anello verde e blu, 7.500 posti totali per settore. Le partite in un campionato sono 19 (escludiamo quelle gratuite di europa league e di coppa italia) pertanto abbiamo 15.000 posti a 220 euro.

Ora facciamo qualche calcolo. Un biglietto medio costa 25 euro. Arrotondando per semplicità di calcolo a 225 euro l’abbonamento abbiamo 11 partite a pagamento e 8 gratis.
Quindi ho in omaggio Milan, Juve, Lazio, Fiorentina, Roma, Napoli, Sampdoria, Parmo ad esempio, e pago Genoa, Atalanta, Sassuolo, Palermo e le altre… Mentre se le pago tutte spendo 11,57 euro a partita.



E’ caro? Ma quanto costa andare in discoteca o al cinema o a mangiare una pizza?? Ci lamentiamo in modo sacrosanto del caro biglietti, ma non di tutti i biglietti perché come vediamo i prezzi sono popolarissimi in alcune zone dello stadio. Se non piace la Nord nella quale ci sono brutte persone che mangiano i bambini, c’è sempre la sud.


La verità nell’ambiente della mia città è un’altra e va oltre tutte le varie considerazioni e giustificazioni. Per motivi vari, rispettabili, sicuramente fondati, se un ragazzo che lavora e che vive in modo normale ha 50 euro in tasca per il fine settimana lo stadio non rappresenta più un luogo dove spendere i soldi.

Li butta via al bar, giocandosi il resto magari alle macchinette, se gioca la sua squadra in tv al 20° del primo tempo, se arrivano gli amici c’è sicuramente altro di più interessante da fare, salvo poi alla fine parlare del mister che non capisce nulla, del presidente che non compra, della tattica, della plusvalenza, del bilancio. Però se si tratta di andare di andare allo stadio le giustificazioni sono molteplici.

Il biglietto costa poco? Appunto, se costa poco la partita non è importante o giocano le riserve, se ne aspetta una più bella. Arriva quella più bella? Il biglietto costa troppo. Naturalmente da ottobre a fine gennaio non se ne parla. Fa freddo. Se è di domenica sera non si può il giorno dopo si va a lavorare. Se è a marzo in poi i giochi sono fatti e non ha più senso.

Semplicemente il calcio ha perso di interesse, per mille ragioni, ma è così. Non posso però credere che una tifoseria intera non conti 15.000 anime che giudicano troppo caro 22 euro al mese per andare a San Siro…

Una tifoseria è anche vanto di una società e sinceramente quella interista non è all’altezza. Parliamo tanto dell’estero? Andiamo a vedere quante squadre davvero scarse in Germania fanno 50.000 spettatori a partita. E noi 15.000 abbonamenti li sogniamo?? Sveglia! Gli alibiti sono finiti ....


mercoledì 22 ottobre 2014

OldStyle88

Consapevole di potermi prendermi insulti da chiunque, ma lo accetto, mi dichiaro apertamente in supporto a Mister Mazzarri.

Concordando pienamente con l’idea della curva di supporto a tutto l’entourage (e non approfondisco ulteriormente quanto è già stato chiaramente espresso sui canali ufficiali della Nord sulla questione) voglio esprimere il mio concetto.

Mazzarri non sarà mai l’allenatore con il quale si crea quell’empatia che te lo fa sentire tuo, e gli preferirei sicuramente altri allenatori (dando per scontato che Simeone al momento sia difficilmente arrivabile, i miei pallini sono sempre Zenga e Miha) ma non mi permetto di giudicarlo sul piano tecnico in quanto non sarei in grado di parlare di tattica o di tecnica come farebbe un addetto ai lavori.

Non penso sia uno stupido. E’ vero che altre squadre lo hanno visto fare un buon lavoro da mister ed erano delle medio-piccole, ma è anche vero che Mazzarri è un allenatore, figura che sappiamo all’Inter era sempre servita poco. Mou docet. Purtroppo il calcio è sempre questione di episodi. Non penso che Gigi Simoni inserì Recoba in quella prima contro il Brescia nel 1997 sapendo esattamente che con due siluri il Chino avrebbe ribaltato lo svantaggio iniziale.



E penso anche che Mazzarri non abbia nemmeno lontanamente immaginato che Vidic (Vidic, non Gresko) iniziasse l’anno con delle sbavature di troppo. O che Ranocchia e Mbaye sul primo gol del Napoli palleggiassero leziosamente perdendo palla e regalando la rimessa laterale ai partenopei ne scaturisse l’errore (di Vidic) per lo 0-1 momentaneo.

Ovvio che sarà lui a dover porre rimedio (da un punto di vista mentale soprattutto) ma il massacro a cui si assiste è fuori luogo e fuori tempo. Siamo passati da: Inter – Atalanta 2-0 La terza forza del campionato a essere da buttare dopo dieci giorni.

Equilibrio nei giudizi, questa la prima cosa. Due ragioni per cui va tenuto è per un discorso lungimirante al quale non siamo abituati causa 18 anni di presidenza precedente in cui gli allenatori venivano scelti assunti ed esonerati con frenesia e mancanza di programmazione, quella che c’è ora, e che è fondamentale.

Rispetto alla presidenza Moratti: un allenatore ingaggiato come può lavorare sapendo che ha i giorni contati? Gli parlano di progetto, ma se poi scade dopo due mesi?? Che credibilità può avereuna società se agisce in questo modo? Nessuna ovviamente, che poi è la sensazione che abbiamo sempre dato all'esterno, cioè quella di improvvisare, senza idee chiare, e con grande sperpero di risorse.

Diversamente per  Thohir un allenatore (magari tra dieci anni saranno in tutto tre o quattro) sembra avere un  tempo ragionevole per lavorare, persone con cui relazionarsi e d è consapevole che la sua parola conta qualcosa. Invece i suoi predecessori nella precendete gestione chiedevano la pasta per fare un primo e si ritrovavano il lievito per fare una torta. Idem sul mercato.

Il primo spendeva e spandeva dando l’idea di uno con le mani bucate e se ben ricordare il giocatore che costava 10, veniva ingaggiato sempre a 15. Il secondo lancia il messaggio che non deve comprare per forza e che lo fa solo in presenza di una serie di caratteristiche importanti che devono quadrare a più livelli.

Lasciamo lavorare l’ambiente che ha bisogno di sostegno, ci sarà tempo per eventuali fischi…. per ora cerchiamo di riempire San Siro che stiamo facendo versamente ridere. Ma su questo argomento tornerò più avanti…

mercoledì 24 settembre 2014

OldStyle88


Il calcio è strano, questione di pochi centimetri e una partita può assumere un significato focalizzato in quei pochi attimi. Se Osvaldo avesse buttato dentro a pochi istanti dal termine quel pallone di testa, o meglio se Sorrentino non si fosse superato, magari qualcuno avrebbe dimenticato l’errore di Vidic, i due gol annullati di cui il secondo ingiustamente, e avrebbe dato una lettura alla partita diversa parlando dell’Inter in modo più entusiasta.

Così non è stato e dai campioni della settimana scorsa siamo passati alla mediocrità, in un’altalena troppo veloce per essere reale. La realtà sulla quale dobbiamo basarci è che la squadra è ancora un cantiere sul quale bisogna lavorare soprattutto a livello mentale e in alcuni elementi in particolare in quanto la leziosità e la solita irritante testardaggine di alcuni dovrebbe lasciare posto a più concretezza e cattiveria. 

Rispetto a quello che ho visto  sia Hernanes che Guarin devono metterci questa cattiveria di cui parlavo, mentre Kovacic, sicuramente ora più maturo ma con ancora margini enormi di miglioramento, deve crescere altrettanto.

Per il resto la realtà, quella che io cerco di analizzare al di là del gol non dato o della traversa fortunata che ha negato il gol ai rosanero, è quella di una costruzione giusta, opposta a quella tanto criticata nei precedenti anni.



In pochi mesi si sono gettate le basi che hanno portato a una campagna acquisti durante la quale Ausilio si è dimostrato abile a portare a Milano dei giocatori che dovevano rispecchiare una serie di caratteristiche su più fronti.

Ora ci sarà da lavorare, ma io contrariamente al pessimismo cosmico e umorale di taluni, mi sento di dire che questa squadra, pur non vincendo lo scudetto potrà lottare soprattutto per le coppe, soprattutto Europa League che da questa stagione porterà prestigio, soldoni, e un posto nella prossima Champions.

Qualche anno fa un risultato simile a Palermo sarebbe stato accolto molto negativamente,. Mentre ora pur non facendo salti di gioia cerco di non farmi prendere dallo sconforto come non mi ero fatto prendere dall’entusiasmo dopo i 13 gol in due partite casalinghe di inizio stagione.

Le basi e i criteri con cui lavorare ci sono, e vanno al di là dell’episodio o della scelta tecnica. Ho fiducia nel futuro e vorrei che il pubblico interista veda innegabilmente che il lavoro decisamente importante svolto dalle società dovrà essere supportato da una squadra sempre più modellata e costruita senza le storiche, insensate, e spesso inconcludenti rivoluzioni morattiane