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sabato 22 luglio 2017

L'estate del 1993

quella torrida con venti giorni più o meno di caldo sahariano. Quella delle chitarre garage sporche e graffiate, proprie del grunge. Forse il momento in cui credo sia cominciata la discesa negli abissi di Kurt Cobain. Uno dei tanti angeli che si sono schiantati sull'asfalto, perché se nasci con le ali intrise di catrame, le cadute penso siano ineluttabili. Segnati da un karma troppo fragile rispetto alle asprezze della vita (e piccola parentesi purtroppo succede di continuo, anche ora... che la terra ti sia lieve Chester dei Linkin Park). 

Personalmente la ricordo come la stagione di Mtv, dei Blur e degli Oasis che ti toccava scegliere tra una delle due band... vai poi a capire poi boh. Ho memoria del black dress d'ordinanza per noi donne indossato anche a 40 gradi alle feste giuste, ma poi anche lì con il senno di poi feste giuste de ché. Inoltre le serie tv che se nella malaugurata ipotesi tu le seguivi poi ne parlavi con gli amici, e cazzarola dovevi pur tenere le parti di qualcuno... Molte immagini sovrapponibili e contrarie, alcune invece, ferme, cristallizzate, fisse lì. 

Come quella del raduno a Appiano Gentile, che se la memoria non mi tradisce era a metà luglio. L'idea degli olandesi in ritiro, che non potevi dare buca, ma proprio no.  La necessità della presenza per ammirare e incoraggiare i nuovi campioni olandesi, Wim Jonk e Dennis Bergkamp. Ma soprattutto il secondo rappresentava un colpo di mercato eccezionale che per l'ennesima volta riusciva a azzerare l'idea della percentuale di successo. A livello mentale ci si spalancava un'altra l'autostrada verso l'infinito. 

Un mantra invocato e desiderato tipo "siamo l'armata nerazzurra e mai nessun ci fermerà". Del resto come non nutrire una speranza incredibile, avevamo già Manicone che per noi sui gradoni era un campione e poi gli altri. Avessi detto niente. Si si... eravamo gasati a mille, sul genere dei boccia a Natale, mentre scartano i regali. 

E i flashback di quella stagione lì, del sticazzi è proprio forte a vederlo in allenamento, del oh la prossima stagione sotterriamo tutti. Poi certo tra le discese ardite in campionato per evitare la serie B e le risalite per andare a vincere la Coppa Uefa l'annata che poi ha oltrepassato quelle giornate roventi, si è rivelata più travagliata del previsto. 

Ma non posso fare a meno di ricordare con piacere quei momenti. Tra le mattine trascorse a leggere con avidità le pagine dei giornali sportivi e le notti in Romagna, quelle del forse è già mattino e non lo so. Quando si tornava al lunedì a lavorare in condizioni che al nostro confronto il mocio vileda era un qualcosa di assolutamente fascinoso. Momenti belli insomma e lo stesso potrei dire di quella del 1997, adesso che sono passati venti anni. Venti anni da quando Ronaldo l'extraterrestre atterrava all'Inter. 



E paragonati alla stretta attualità, alla cruda realtà, sinceramente ho nostalgia della antica sintesi tipica del tifoso bauscia ignorante. Quella dove il concetto in genere oscillava tra l'imprecazione iniziale che introduce la considerazione di base e quella finale che lo rafforza. Insomma il classico XD abbiamo preso mr Y XD, siamo forti e poi via con un'altra ingiuria a sancire il giusto finale della riflessione. 

Visto che di base l'ostinazione con cui insistiamo imperterriti e impuniti nel rimirare ventidue pirla in mutande che corrono dietro a una palla, ci permette se non altro, di restare sempre bambini per certi versi. Anche se in realtà i tuoi piccoli che ti porti allo stadio poi in un soffio che non te ne accorgi, finiscono le scuole, hanno la patente e la ragazza etc etc. In conclusione in fondo in fondo il calciomercato estivo ci riporta a una dimensione propria di quando facevi fatica a camminare e aspettavi impaziente i regali. Quindi dopo tanti proclami ridondanti, restituiteci almeno il potere della fantasia, cari  i miei magnati cinesi. Altrimenti detto fuori dai denti, tanto valeva che vi compravate l'Udinese. 

sabato 23 luglio 2016

Siamo solo noi

quelli che finora hanno dimostrato uno slancio autentico e disinteressato per i colori, comunque la si possa pensare...

Siamo solo noi quelli che hanno creduto alle promesse faraoniche e farlocche (almeno finora) della nuova proprietà cinese, arrivata in pompa magna con dichiarazioni, che come dice un mio amico hanno fatto tremare la grande muraglia, il duomo di Milano e mettiamoci anche le quattro colonne d'Ercole già che ci piace esagerare...

Siamo solo noi, quelli che si sono fidati con entusiasmo e speranza. Salvo poi accorgersi che gli Ansaldi  e i Caprari (con tutto il rispetto) potevano comprarli anche i Pozzo, i Zamparini e i Preziosi e che per concretizzare queste operazioni non serviva di certo un colosso industriale  originario dell'estremo oriente...

Siamo solo noi che scomparsi tutti gli altri (dal vicepresidente Zanetti in vacanza, a Thohir a San Diego al Comic, ai signori Suning chi li ha più visti e per finire Ausilio chissà se è venuto fuori dalla foresta del Borneo)  restiamo qui  intenti a accapigliarci per vedere alla fine se andrà bene o se andrà male in questa sessione di calciomercato estiva con tutto quello che ne consegue...

Siamo solo noi che ci piacerebbe avere le risposte da gente, come dicevo prima, che escogita ogni tipo di sotterfugio per di evitare il confronto con quelli che pagano e con quelli che non ci dormono la notte. Comportamento che riconosco, mi tira fuori dagli stracci. Visto che l'assenza in quanto tale è la negazione prima della presenza. Il non esserci come scappare a gambe levate dalle proprie responsabilità, che tanto poi sono i soliti noti a portare il peso del disagio.





Siamo solo noi che sopportiamo le cazzate della moglie cafona, gretta e avida del nostro attuale capitano. Quindi va da sé che a questo giro io mi senta di dire che di questi tempi io non ho un capitano. Perché il soggetto della discussione a Facchetti nemmeno le unghie dei piedi gli può leccare e non dite che sono epoche diverse dato che scomodando esempi sparsi Lahm, Gerrard e Pujol non giocavano a pallone di certo finita la prima guerra mondiale. E' solo che se nasci pupazzo e ti nascondi dietro la gonna striminzita di tua moglie, a casa mia non puoi fare il capitano dell'Inter. Anzi porta l'offerta e vattene via più veloce della luce. Visto e considerato che tanto eri e sei un fenomeno, che con te la Champions League l'ho vista dal divano di casa mia in questi anni... e non solo.. in Europa League il più temuto sterminatore di piccioni al mondo, cioè Guarin era infinitamente più determinante di te ai fini del passaggio del turno..

Siamo solo noi che il mister resta oppure no e vai a saperlo, il bomberone stesso discorso. Ma chi rappresenta in pratica i Suning, ma chi fa il mercato, e ma il modulo con cui giocheremo quale sarebbe.. e via dicendo..

Siamo solo noi che alimentiamo l'idea del prima o poi torneremo dove ci meritiamo di essere per destino e blasone. Mentre in società chi più chi meno.. sono tutti interisti fino a quando si tratta di ricevere la tranche del bonifico a fine mese. Però in campo, con i media e sul mercato alla fine la resa è quella che purtroppo sono. Assolutamente in linea con l'assunto per il quale la realtà è solo la realtà... per cui un branco di pecore al loro confronto potrebbe far impallidire i trecento di Leonida alle Termopili.

Siamo solo noi quelli che nascondersi dietro un dito non sappiamo dove stia di casa, e che meriterebbero ben altro rispetto e considerazione. Visto che al di là delle valutazioni personali, siamo rimasti realmente  gli unici, a vivere intensamente le sfumature del cielo e della notte e siccome battagliare contro i mulini a vento è dura davvero per me è giusto e sacrosanto un applauso  per noi e basta. Gli altri al momento non ne sono degni.









domenica 7 febbraio 2016

Tempo di seconda mano...

con la speranza di quello che poteva essere e che invece sta evaporando via in maniera repentina. Intanto noi stiamo così senza una ragione.

Del resto se subiamo dagli ultimi in classifica tre reti da calcio piazzato, lo smarrimento non può che essere che condiviso e generale. Non nascondiamoci dietro a un dito, il momento più che delicato è sconcertante a dirla in maniera delicata.

Penso che la maggior parte di noi non credesse fino in fondo allo scudo anche in epoca di vacche grasse, ma che per altri versi nemmeno prevedesse un calo di  braghe di simili proporzioni in un arco di tempo così limitato.

Tutti ora abbozziamo a soluzioni buone oppure no, del resto nemmeno sarebbe affare nostro... poi magari le mie sono più drastiche rispetto ad altri. Nella convinzione che la coercizione nei periodi duri sia più efficace delle buone maniere. Del tipo ritiro fino a fine stagione, mettere i più brocchi a fare sedute supplementari di palleggio, uso dei social vietati e via di seguito. 


Poi certo parlo di come mi sento io, riguardo alla quotidianità. Di quando ci si alza la mattina, si scende al bar per fare colazione e cominciare la giornata per mettere insieme, se si riesce, quello che serve per vivere.

Non passa giorno in cui inizio la giornata, e volente o nolente  mi tocca subire il racconto di vicende pesanti, di quelle che ti spezzano il cuore, perché conosci le situazioni e sai cosa vuole dire. Parlo di persone buttate via così per poco più di 1.000 euro al mese dopo anni e anni di dedizione assoluta.

Allora oggi che piove, governo ladro, dopo una partita indegna, d'istinto realizzo lo schifo della situazione.... gente che guadagna milioni che dopo novanta minuti circa infrangono la speranza di una moltitudine di persone e nemmeno hanno bisogno di farsi la doccia. Contro tanti altri che hanno dato tutto e anche più di tutto, giusto per guadagnarsi una sussistenza dignitosa e ora stanno, metaforicamente e non, in mezzo alla strada.

Quindi si il disagio per me è notevole in questo tempo di seconda mano. Dove l'indignazione monta alta per soggetti che nemmeno lo merita a fronte dei milioni guadagnati e l'indifferenza regna sovrana nei confronti di chi abita di fronte a te nel tuo pianerottolo o incontri tutti i giorni nel quartiere e così via.

E risparmiatemi i tormentoni del tipo #amala e #senonlaamiquandoperdi ... nemmeno fossimo degli adepti a una setta religiosa, degli integralisti islamici e realtà similari.. ci sono stati tempi in cui non serviva essere omologati.

Si andava allo stadio spontanei e compatti.  Si andava bene o si andava male tutti insieme al fischio finale, noi sugli spalti e loro in campo. Non si avvertiva la necessità degli slogan da baci Perugina e cazzate simili. Semplicemente a ognuno il suo.

Mentre domani, noi andremo in giro al solito con il fegato al guinzaglio, avvitati sui noi stessi, chi più chi meno, giusto per sbarcare il lunario. A differenza loro (squadra e società) che al massimo sussulteranno per un paio di giorni di ritardo per incassare del bonifico.

E' la raffigurazione della vita al contrario: chi ha troppo chiede di essere supportato da chi ha troppo poco e addirittura niente. Non mi piace, non mi va...

domenica 27 dicembre 2015

La storia siamo noi...

che danziamo sulle note di un coro in onore di due colori lugubri apparentemente... ma visto che niente è come sembra... noi lo sappiamo che miscelati il nero e l'azzurro alla fin fine sono le tinte più belle di tutte ...  la storia siamo noi ... che oscilliamo tra un Triplete e un nono posto ..

tra una presidenza e l'altra.. senza fare un plissé come diceva mia nonna.. mia nonna che era interista marcia e le madonne che tirava giù quando il risultato non assecondava le sue aspettative... mia nonna che tirava le ciabatte in testa al postino dell'altra parte della città che gli faceva schifo...  

La storia siamo noi e anche nel mio piccolo che mi vedo rinfacciare il tipico e laconico .. scrivi poco mi dicono.. oh yes .. io scrivo zero ti rispondo .. sono bauscia .. la scrittura mi viene alimentata dal disagio e se sto bene io mi godo la partita i risultati e tutto quanto... senza se e senza ma... la felicità la vivi.. mica la racconti al primo scemo che passa per strada...

La storia siamo noi che adesso siamo senza calcio, senza baretto, senza birretta e senza piazzale Axum.. e che non vediamo l'ora che tutto riprenda come i cicli della natura dettano...

La storia siamo noi che siamo siamo belli o brutti a seconda del risultato... che quello è vero tifoso e quell'altro no.. ma poi vai a capire il perché... 

La storia siamo noi che stiamo così naturali in bilico sul filo del rasoio, che ci stiamo dentro come le scarpe più comode che abbiamo... perché si può sfuggire a tutto ma non al nostro destino...

La storia siamo noi avvolti in due a sperare in bene da un vetro di plexiliglass perché alla fine l'amore è l'unica cosa che conta.. è l'idea di quello che più ci più piace.. e se per arrivare lì.. devi frantumare tutto va benissimo... superare quello che non è mai stato contraddetto... l'idea del limite diverso da sé... utopico ma indiscutibilmente suggestivo...



Perché la storia siamo noi e a noi piace quello che più ci può fare stare bene... il prezzo non ci importa... visto che l'estetica in senso pieno, per noi non è un solo un gusto, ma un'esigenza di vita.

La storia siamo noi.. che alla fine ci alimenta e ci fa andare avanti e allora buon anno a tutti i quelli in nero blu, a quelli simili a me.. che pensano alla loro gente e agli sbattimenti assurdi che si fanno per andare di qui e di là per la maglia .. allora passatela bene questa fine dell'anno perché poi dal 2016 si va avanti.. e forza Inter .. non mollare.. vincerai....

domenica 20 settembre 2015

La vita è fatta a scale...

.. c'è chi scende.. così tutto d'un fiato, in modo vertiginoso e imprevisto. Mi riferisco a Fassone-Gobbone. Allontanato fuori tempo, dal mio punto di vista, comunque meglio tardi che mai. Analizzo i motivi per i quali a mio parere è stato a ragione cacciato:
1) Come dimenticare l'ostentazione della t-shirt ridiculi quando si occupava dei biglietti alla gobba? Gesto imperdonabile a mio parere. Se sei un professionista non ti comporti da tifoso. Perché se ti comporti come tale allora non sei di sicuro super-partes. Per non dire del fatto che per noi aggrappati alla maglia la mistica è importante. E' uno dei pochi elementi che ci spinge a frequentare ancora i gradoni nonostante tutto e tutti.
2) Si era fatto garante dell'acquisizione del 15% del pacchetto azionario nerazzurro da parte del colosso cinese della CRC e del loro contributo riguardo il nuovo stadio. Alla fine nonostante le minacce ventilate riguardo un ricorso in tribunale per richiedere il pagamento di penali varie, in realtà non è successo niente. E del gruppo cinese si sono perse le tracce.
3) La brutta storia dello scambio Guarin-Vucinic. Cioè la celebre trattativa tentata ma mai per fortuna realizzata. Affare che ricordo, se si fosse concretizzato, avrebbe potuto portare una serie di argomentazioni nuove di zecca,  per quanto riguarda il concetto di circonvenzione di incapace. A suo tempo aveva pagato subito Branca per tutti, ma non è che Pierino e Gobbone fossero estranei alla cosa, anzi.
4) Il rinnovo del contratto Nike. Da lui voluto e da lui gestito in prima persona. Parlo di un'autentica sòla per dirla alla romana. Visto che la spiegazione terra a terra sarebbe questa: che si venda 100 o che si venda 50 non importa. Quelli del baffo in ogni caso ci corrisponderanno sempre 10 fino alla scadenza del contratto. Mi sembra palese che per una società come la nostra che ha innegabilmente bisogno di denari, questo elemento della sponsorizzazione fissa a prescindere dal fatturato, sia di fatto un'autentica fregatura.
5) Il rinnovo scellerato a Mazzarri. Avevamo chiuso la stagione tra gli sbadigli dei tifosi e le espressioni sconcertate di Thohir che tutti avevamo potuto ammirare sul maxi-schermo. Ora convincere un presidente a investire su un tecnico che non convinceva molti in società e gran parte dei tifosi si è rivelata una scelta scellerata. Ha provocato un bagno di sangue in bilancio. E non bastasse questo, per via della concezione sparagnina del mister di allora, si sono comprati una serie di giocatori per esempio Dodò pagati moltissimo e che tolto Medel, sono risultati in pratica una nuova zavorra ai nostri conti. Ora mi si potrà obiettare che anche Mancini ha sbagliato il mercato di riparazione. Certo però Podolski e Shaqiri hanno pesato negativamente in campo, però a livello di portafoglio l'impatto è stato zero. Inoltre anche Santon e Brozovic un domani potrebbero essere comunque ceduti decentemente.
6) Essersi addormentato rispetto al discorso stadio di proprietà. Dal momento in cui i biretrocessi rivolgono le loro attenzioni all'area del Portello, a quel punto un gruppo di dirigenti svegli avrebbe dovuto tribolare per undici, pur di ottenere in concessione lo stadio San Siro dal Comune di Milano con la stessa tempistica dei cuginastri. Insomma grosso modo la stessa operazione della famiglia Pozzo a Udine. Se si fosse verificata questa condizione, il dietrofront di Galliani e compagnia bella ci avrebbe fatto spaccare dal ridere. Perché sarebbero stati loro a ritrovarsi con un cerino in mano in mezzo a una strada. Invece si è fidato di quelli là che con un ribaltamento copernicano hanno deciso di restare a San Siro anche loro. Sinceramente io l'ho trovato un atteggiamento da sprovveduto. Non fosse bastato questo... si presenta con lo Zio Fester in conferenza stampa, dove francamente fa la figura del suo lacchè e gli dà anche ragione, nonostante sia stato lui e la sua banda a sconvolgere le nostre strategie.
Quindi dovendo tirare le fila del discorso, ancora adesso non riesco a risolvere il mio dubbio amletico. Non capisco se è stata peggiore l'idea di assumerlo da parte di Moratti o quella di di tenerlo da parte di Thohir. Fatto sta che si tratta dell'ennesima storia opaca e stralunata, una delle tante di cui siamo stati testimoni. Una vicenda che in fondo non ha mai convinto nessuno, perché più di qualcosa è andato storto, quindi sono felice che si sia conclusa.



e grazie al cielo c'è chi sale...  forte finalmente.
1) Sono i tifosi che si muovono con entusiasmo su per le scale che portano ai gradoni. Felice di ostentare la sintesi del nero e dell'azzurro. Allo stadio come nella vita. Colori strusciati sulla pelle, cori urlati fino a raschiare la gola. Rispetto alle recenti stagioni, mi è sembrato che l'atmosfera sia cambiata prima e durante le partite. La partecipazione è più allegra e spensierata come negli anni belli. Inoltre il momentaneo primato in classifica viene vissuto con sano pragmatismo. Complici le delusioni vissute fino allo scorso giugno, nel complesso si vive il momento senza illudersi troppo. In questo senso l'ambiente è più maturo e più equilibrato. E' presto per fare previsioni, ma questo è buono.
2) La squadra. Anche qui dopo tempo per la prima volta ha una fisionomia precisa. In estate sono stati acquisiti chili e centimetri. L'idea di fondo era quella di creare un gruppo muscolarmente forte. Certo il canovaccio tattico prevede l'applicazione dello schema fisso a sportellate. Di sicuro i palati fini storceranno il naso, ma è altrettanto certo che la fisicità in serie A in genere paga sempre. Sussistono ancora alcune incognite, ma se non altro il progetto è ben delineato. Dopo anni in cui prendevi posto e non sapevi mai cosa aspettarti non è tutto però è già qualcosa. Poi certo sarà compito del mister trovare la quadra e spetta a chi scende in campo non risparmiare le energie per conseguire un buon risultato a fine stagione.
3) Si soffre, ma si vince. Che poi non sarebbe altro che la sintesi dei due concetti precedenti. Per dire oggi a mezzogiorno con il Chievo si sono sudate le classiche sette camice se non di più per portare a casa i tre punti, però sono arrivati. Certo non siamo belli ma in compenso sembra che si sia alzata la soglia della sofferenza. Arruffati a tratti con la gamba che comunque finora si mette sempre. Vedere qualche rinvio a palla lunga è di certo antiestetico, tuttavia i nostri dimostrano la ritrovata voglia di mettere il gatto nel sacco. 
Va bene sono solo quattro partite. E ci ricordiamo bene quando con Strama ci siamo ritrovati a un solo punto di distacco dai gobbi e purtroppo ci ricordiamo meglio il nono posto con cui si era chiuso quel campionato.  La differenza è che questa volta, quando si guardi la partita, noi tifosi capiamo cosa siamo e quando la situazione è chiara in genere si finisce per avere ragione. Allora direi che è proprio il caso di andare avanti così e Forza Inter!!!











sabato 16 maggio 2015

Tradimento

Io lo dico e lo ammettto. Una settima fà ero al mare dove i bambini giocavano a pallone nella spiaggia senza ombrelloni, lettini etc. Privi di limiti come l'orizzonte che gli si parava di fronte. Liberi loro e libera io perché vivere senza il senso del definito, ammettiamolo è bellissimo. 

Del resto il bello del mare è che è sconfinato e a livello fisico e mentale sai sempre dove inizia, però non sai mai dove finisce. 

In tutta sincerità avevo trovato strano pensare all'Inter a Milano. Prima volta in vita mia. Ora invece attraversando la sintesi tra passione e dolore in tutta franchezza non posso fare a meno di chiedermi .. ma chi cazzo me lo ha fatto fare di tornare a casa per affrontare tutto questo???? 

Perché basta con le dichiarazioni di Thohir, Moratti, Mancini, giocatori sparsi.. dirigenti dispersi e via dicendo.. sono come le chiacchiere della gente al mercato, cioè opinioni che dal mio punto di vista oramai hanno uno spessore ininfluente .. Vale a dire parole tante .. fatti meno di zero.

A proposito di minimi termini, ci fracassano gli zebedei da tempo con la fregnaccia che siamo all'anno zero.. è dal 2011 che leggo e ascolto una serie di enunciazioni sull'anno zero. Allora mi domando, ma quanti migliaia di giorni deve durare per noi interisti l'anno zero???? Non è che nel frattempo potremmo essere tutti inumati? In Blade Runner si definiva tempo bastante questo concetto qui. In Blade Runner i replicanti sono morti tutti. Allora mi domando, ma di cosa vogliamo parlare?

Stasera era un'occasione al di là della classifica, dei punti di distacco e dei torfei in palio per poter rivendicare che alla fine stagione bella o stagione brutta di base eravamo l'Inter. E che di base la nostra integrità bauscia non sarebbe rimasta violata. 

Torino, Cesena, Parma, Fiorentina, Milan, Chievo, Wolfsburg e JuveB, cioè tutte tappe fallite puntualmente per dare un senso alla nostra stagione.

Così, maledetti voi che fate finta di rappresentarci. Abbiamo perso contro le riserve delle riserve della gobba e io lo so .. io stanotte non dormo. Quando perde la mia squadra.. per me è  male e io rimango di merda sul serio e alla resa dei conti a me resta solo il turpiloquio come sfogo del mio disagio.

Perchè non prendo sonno quando si perde contro i nemici storici, infarciti di seconde linee. Mentre magari i giocatori avversari tra loro si danno pacche sulle spalle nei privè. Io comunque, io non dormo. 

La roba più bizzarra di tutto questo è che se avessi chiesto risultati, classifica, rancing Uefa .. etc .. invece no .. ho desiderato solo cattiveria agonistica, invece no porca pupazza nemmeno quella.

Dato che al momento, mi sento così con il freddo da battere i denti come quando ti hanno sbalzato dalla macchina in pieno agosto ma ci si sente nemmeno si fosse a dicembre, in mezzo a una strada dove nessuno ti aiuta.  

E dopo tanta passione francamente non capisco per quale razza di motivo io mi devo sentire in qualche modo prigioniera dell'incosistenza nonostante me, nonostante i miei amici che fanno sacrifici e tutto quanto. Fatevi una domanda e datevi una risposta perchè ci avete definitivemente rotto i coglioni. 

A mio parere, la cosa più schifosa che si può fare nella vita è far sentire inadeguato chi ti vuole bene, e più tradimento di così uno può giusto morire.. regolatevi voi io ne ho pieni i maroni.. non so più cosa fare e non so più cosa scrivere.

Nonostante tutto temo più il disamore che la sofferenza, ma trascinare le persone verso il senso dell'anaffettivo è spingerle verso il baratro. Voi bevete champagne, mentre a noi salgono i triglicereridi e i livelli del fegato tutti. Va tutto bene a voi, mentre a noi, sportivamente parlando, non va bene una minkia.




Vi trovo più freddi e inanimati dell'acciaio e dell'asfalto messi insieme, e questa cosa per un giro di termini distorto ma d'altra parte esaustiva è francamente raggelante. 

Si arriva a un punto che il troppo è eccessivo comunque la si pensi. Anche il gelo che mi  è arrivato alla fine del match contro i gobbi.  per voi non c'è problema tanto il bonifico a fine mese arriva puntuale, invece io sono esaperata e dire questo è dire niente. 

Poi come al solito più avanti si vedrà. Ma è il trend delle aspettative deluse ogni vota che può essere quella buona, a devastare il cuore. Abbiamo esistenze costellate di amori difficili, di quotidianità complicate.. ma non possiamo continuare a alimentare situazioni piene di vuoto, perchè questo è.




lunedì 20 aprile 2015

Under The Milky Way


Cala il sipario sull'ultimo derby. Un incontro caratterizzato da uno spettacolo tanto straordinario nelle coreografie delle due curve meneghine, quanto modesto da parte di chi era in campo. Finisce pari e patta una stracittadina che alla vigilia in molti presentavano come dimessa e sottotono, ma è stata comunque vissuta in maniera coinvolgente dai tifosi. Inoltre qualche svista arbitrale di troppo a nostro sfavore ha fatto discutere. Nonostante il momento poco esaltante di entrambe le compagini, questo resta un match che fa storia a sè, che vale la pena di vivere allo stadio  a prescindere.  


E' quello che spinge ragazzi come Alessio, Francesco, Andrea, Renato e altri a percorrere moltissimi chilometri con lo zaino in spalla, le sneakers e il salvadanaio rotto. Perché se ogni volta ti spari tantissima strada pur di presentarsi sugli spalti in tempo, è innegabile che uno slancio simile  possa comportare una notevole dispersione di tempo, pazienza e denaro. Perchè le contrarietà possono essere sempre dietro l'angolo. In autostrada si può beccare la coda. Il volo può essere cancellato. Il treno può viaggiare con forte ritardo. 

Sempre con la voglia di rincorrere il fascio di luce dei riflettori di San Siro. Un'altra forma di essere Donnie Darko insomma. Sto parlando del principale protagonista di un film culto che raccontato in sintesi non sarebbe altro che la narrazione delle vicende di un ragazzo problematico e della sua famiglia che si snodano all'interno di una realtà parallela dove gli sbalzi temporali la fanno da padrone. 


Li accomuna il desiderio di vincere l'oscurità surreale della notte per ritrovare la scia degli astri splendenti. Con lo stesso impeto che viene celebrato in una canzone del gruppo australiano dei Church. Pezzo molto in voga durante gli anni '80 . Si chiama Under the milky way: "Ed è qualcosa di molto particolare / Qualcosa di scintillante e bianco / ti conduce qui, nonostante la destinazione / Sotto la via lattea stasera... ".




Così corrono quei ragazzi per vivere l'attimo del fischio di inizio. Corrono per assecondare lo stato d'animo di quando si salgono gli ultimi gradini che portano al solito posto e si spalanca alla vista l'ultima espressione di prateria metropolitana: il rettangolo di gioco. E la testa ritorna a incontri passati che si mischiano con le aspirazioni proiettate nel futuro immediato e non. 

Come se non potessero sottrarsi alla loro indole, nella continua ricerca di stelle in cielo e in campo. Destino del resto ineluttabbile da chi si sente marchiato dai colori del cielo e della notte. Allora mi viene da credere che in fondo ora siamo un pò tutti Donnie Darko, siamo un pò tutti come quei ragazzi. Un pò tutti disposti a affrontare qualunque disagio pur di tornare a un passato espressione di euforia e competizione per traguardi importanti. Pur di partecipare all'atmosfera magica del momento in cui si srotolano i teli, si sventolano i cartoncini. In cui si esibisce l'orgoglio smisurato della propria appartenenza. 

Poi c'è Lele che era il primo a sedersi sul suo seggiolino al primo verde nel mio settore, uno speciale a modo suo. Quello che ci accoglieva tutti, sempre presente con il freddo con il caldo, nelle partite di cartello e in quelle per pochi intimi. Ieri sera purtroppo invece di incrociare il suo sorriso c'era un mazzo di fiori e una foto a ricordarlo. Ma sono certa che ovunque si sia trovato, nella sua dimensione equivalente, avrà cantato e avrà imprecato. E di sicuro avrà inseguito con passione e ostinazione la sua scia di stelle, proprio come noi. Perché i derby sono sempre speciali, per tutti. 


Per chi si presenta ai cancelli a piedi, per chi colma distanze enormi e anche per chi è altrove. C'è poco da fare, queste non sono e non saranno mai partite come le altre.




P.s. Per coloro che non avessero visto il film e fossero interessati alla visione, per una migliore comprensione, consiglio la lettura del libro The Distructors di Graham Greene al quale la pellicola si è ispirata. Suggerisco inoltre per gli amanti e nonndel genere new wave l'ascolto attento della colonna sonora.   







venerdì 20 marzo 2015

Andare ai resti

Per i pokeristi incalliti andare ai resti significa semplicemente giocarsi l'intera posta. Per le batterie dei rapinatori degli anni '70, questa espressione rappresentava uno stile di vita estremo, senza ritorno. Della serie o la va o la spacca. O noi, o gli sbirri. Per gli interisti credo sia nient'altro che l'emblema della passione stessa. Radicali in quanto tali, un giocatore è troppo bravo o troppo scarso. Il gioco espresso è fantastico o fa schifo.

Così ieri sera doveva essere una di quelle notti: o tutto o niente. I tifosi nonostante il momentaccio della squadra, e con la crisi economica di mezzo, comunque raccolgono l'appello del mister e alla fine in oltre 40.000 rispondono presente. Nei primi quindici minuti il ruggito di San Siro è potente e commovente..  mi riporta alla mente i match di coppa anni '80. Quando il destino ci ha regalato ben pochi trofei, ma il coraggio di chi era in campo è stato immenso e lo stadio tremava a volte fino a ondeggiare..


Poi i lupi tedeschi, complice la solita scarsa concentrazione di Ranocchia and friends, passano in vantaggio e cominciano a giocare in surplace come se si allenassero. Mai vista un'avversaria a San Siro sprecare tante incursioni velenose con tanta sufficienza. Come se fossero stati consapevoli del fatto che in un modo o nell'altro l'avrebbero portata a casa. Nemmeno il momentaneo pareggio di Palacio li ha scomposti più di tanto. Hanno continuato a macinare il loro calcio essenziale ma estremamente funzionale. Tre passaggi in verticale, sempre con l'uomo libero e et voilà, spesso e volentieri uno dei loro davanti a Carrizo.

A un certo punto entra Bendtner, lo ricordavamo bidone e ubriacone a Torino. Però sappiamo che in questa stagione abbiamo giocatori bravissimi a fare proclami altisonanti e altrettanto capaci nel trasformare l'ennesimo scaldabagno avversario nel fenomeno di turno. Insomma con le parole leoni, con i fatti coglioni. Così dopo Ekdal, De Ceglie, Guidetti, riesce a segnare anche lui. Allora i ragazzi della Nord che in precedenza avevano invitato i nostri a tirare fuori gli attributi, finiscono la partita cantando a modo loro che la misura è colma con il resto del pubblico interista che condivide il concetto.






Termina quindi tra lo sconforto di molti e la rabbia di altri questo ottavo di Europa League, che doveva e poteva essere diverso. Un conto è andare a casa a testa alta tipo il Torino. Un altro è mollare il colpo quando si è consapevoli che probabilmente i crucchi saranno tornati a Wolfsburg senza nemmeno fare la doccia. Perché al di là dei singoli, dei mezzi tecnici e degli schemi a questa squadra è mancato il cuore e l'agonismo. Allora in questo caso monta la carogna.  E parlando onestamente senza troppi giri di parole, sì, siamo nella merda più completa. 


Ci ritroviamo metà marzo e la nostra stagione è già finita. Perché io non mi illudo più. Penso proprio che le partite rimanenti non saranno altro che una forma di accanimento terapeutico. Eppure sulla carta il nostro d.s. è un mago del mercato, l'organico di tutto rispetto, abbiamo perfino cambiato il tecnico e acquisito nuovi rinforzi a gennaio. Non è servito a niente. Parlano di progetto, come se questo termine fosse diventato un nuovo eufemismo del caos universale. 


La morale è che in realtà quelli disposti a tutto pur di farcela, per l'ennesima volta, eravamo solo noi. Siamo solo noi quelli che siamo andati ai resti. Sulla falsariga dei protagonisti del film Le Iene di Tarantino, dove un tentativo di spaccata in banca finisce completamente in vacca. Gli unici a scommettere fino in fondo sul passaggio del turno e a uscirne con le ossa rotte. Visto che siamo stati ripagati da giocatori e dirigenti tutti con l'ennesima badilata metaforica sui denti. 


Ora mi rimane soltanto l'impatto emozionale che ho provato nel chiudere la porta di casa ieri sera. Per un beffardo scherzo del destino, mi sono ritrovata a fissare una foto di mio padre allo Olympiastadion di Monaco, con Nick Berti in campo e Trap in panca. Il paragone con quello che avevo appena vissuto a San Siro è stato impietoso. Proprio ieri che era la festa del papà. Quanta nostalgia per il mio babbo che non c'è più e per quei ragazzi in campo con la nostra maglia. Poi mi passa, lo so che mi passa, però che fatica.


martedì 30 dicembre 2014

Un anno sta finendo...

per certi versi nello stesso modo in cui era iniziato. I dubbi erano molti e si sono persino dilatati. 

Molti si chiedevano se Thohir fosse un prestanome, fosse un tycoon, fosse un risanatore o peggio ancora un furbo da tre soldi. Ecco a questo punto io temo che la terza opzione al momento sembra essere quella più praticabile. Provo a spiegarmi: al netto della voragine di debiti lasciati da Moratti una cosa è certa. Al netto del fatto che con il bilancio dissestato e una rosa oramai logora, dopo anni che l'ex presidente cercava un socio l'unico che si è fatto avanti è stato lui, un discorso va chiarito subito.

Cioè che l'Inter in quanto tale ha dei "costi fissi" che saranno sempre più elevati di Verona e Udinese. Prendiamo il discorso stadio San Siro o il presunto nuovo stadio dell'inter a livello di gestione sarà sempre più onoreso rispetto al Bentegodi o al Friuli, e di questo fattore il nuovo presidente avrebbe dovuto tenere conto. 

In parole povere, io posso anche indebitarmi fino al collo per comprarmi un attico a San Babila in centro a Milano, ma poi non posso pensare di pagare 800 euro l'anno per le spese condominiali. Se faccio un certo investimento devo mettere in preventivo una serie di esborsi a prescindere, altrimenti prendo in considerazione alternative meno dispendiose. La sensazione è che questo concetto non sia poi tanto chiaro all'indonesiano. 

Dovendo fare un altro esempio Thohir prende il controllo del pacchetto di maggioranza dell'Inter nel novembre 2013 e quindi penso sia stato al corrente del fatto che lo sponsor Volvo avrebbe cessato la collaborazione nel giugno 2014. Per cui ci sono stati mesi a disposizione per trovare una valida alternativa in questo senso, ma finora non si batte chiodo. Nel frattempo è trascorso più di un anno.

Certo ha fatto bene a congedare il direttore artistico e a chiamare gente con alle spalle esperienze importanti come Bolingbroke e altri. Ma se poi non rivoluzioni il settore tecnico sei punto a capo. "E' la squadra a essere il fattore trainante di un club" parole di Karl Heinz Rumenigge, mica uno qualunque.

Visto che si possono anche assumere tutti i più grandi esperti di brand e marketing al mondo. Però poi vanno messi nella condizione di lavorare. In sintesi, se non si eleva la qualità di quello che si propone al mercato, nemmeno quello che camminava sulle acque può riuscire a incrementare il fatturato. 

Ora per quale razza di motivo l'Adidas dovrebbe subentrare alla Nike? Perché a gennaio c'è rischio possa arrivare tale Lassanà Diarrà, perché ci sono Dodò e altri inquietanti figuri che sono attualmente titolari? Conseguentemente, per quale motivo la questione degli sponsor non è stata affrontata a tempo debito, se non altro per avere un margine operativo decente sul mercato?

Dato che nessuno qui chiedeva di avere a disposizione il budget del Real Madrid o di altri top club, sono tempi duri e ne siamo consapevoli. Però tribolare peggio del Cesena o del Chievo Verona a me sembra in tutta onestà esagerato. 

Strettamente connessa al mercato, mi viene da fare un'ulteriore domanda. Perché ha pagato solo Branca riguardo la vincenda Guarin-Vucinic? Fassone e Ausilio se c'erano, dormivano? E qui tocchiamo un altro tasto dolente. 



A settembre molti parlavano di Ausilio come del mago del mercato, di colui che era riuscito a fare le nozze con i fichi secchi, di colui che aveva scippato con consumata astuzia un terzino di grandissima prospettiva a Sabatini, che in maniera stolta se ne era privato.

Poi dopo mesi ci si accorge che in realtà il nostro Piero è l'unico direttore sportivo in SerieA a non essere riuscito a cedere nemmeno un giocatore a titolo definitivo. D'accordo non abbiamo dei fenomeni da vendere, ma a eccezione di Juve, Roma e Napoli che hanno qualche nome appetibile anche per Premier, Bundes e Liga, tutti gli altri addetti al calciomercato in Italia in estate avevano forse Diego Costa, CR7 o Messi da vendere? Parrebbe proprio di no. 

Allora come mai loro ce l'hanno fatta a effettuare almeno una cessione che possa definirsi tale, mentre il risultato del mago del mercato è zero su tutta la linea? Inoltre si può sapere come mai si ostina nel perseverare (alla Branca) con l'atteggiamento malsano di contattare prima il giocatore e poi il club di appartenenza? 

E' così difficile trattare allo stesso tempo con l'obiettivo di mercato e con la relativa dirigenza? Infine a Mancini cosa ha raccontato riguardo a Cerci? Visto che uno che ha fatto il manager per anni in un club importante della Premier non può essere così sprovveduto da esporsi con i media senza aver avuto uno straccio di garanzie sulla trattativa che riguardava l'ex-granata. 

Uno così merita di restare in società? Ma proprio no. Personalmente mi affiderei al mister attuale che in passato aveva dimostrato di avere una certa lungimiranza in tema di scouting. 

E dopo Ausilio vieniamo a Fassone. Mamma mia, cosa dire di questo gobbo impenitente che a Torino vendeva magliette e biglietti e qui si è ritrovato a gestire l'area tecnica? Parliamo del settore vitale di una squadra di calcio. Ma in base a quali criteri e a quali capacità, ci ritroviamo questo qui come direttore generale? Del resto se è stato riconfermato Mazzarri, verso il quale si nutrivano delle perplessità negli ultimi mesi della scorsa stagione,  con un contratto che definirlo bagno di sangue è un eufemismo visto l'esonero in corsa, lo dobbiamo proprio a lui. Il risultato è che spendiamo una cifra da Bayern Monaco per l'allenatore e poi compriamo i giocatori avendo a disposizione la liquidità dell'Entella. Non fosse vero, sembrerebbe il teatro dell'assurdo. Invece purtroppo è così.

Sembra inoltre si sia scusato con i dirigenti dell'Atletico Madrid, come se proprio loro non avessero mai cercato di contattare Icardi sottobanco. Ma cosa abbiamo fatto di male per doverlo sopportare ancora? 

E nemmeno in tutta franchezza capisco come mai la giusta e sacrosanta battaglia contro il ritorno di Balotelli a favore della sacralità della maglia e dei colori non venga condotta con uguale forza e energia contro colui che irrideva i nostri successi con la ben nota t-shirt. Visto che parliamo di un altro che fa più danni della grandine. Dunque anche lui spero possa salutare il prima possibile. 

Resta Mancini, che se non altro le tenta tutte per rendere più gradevole la manovra della squadra. Poi certo se ti ritrovi gente tra i titolari che effettua lo stop a seguire a quattro metri, l'impresa si rivela titanica al limite del disperato. Comunque chi ha voglia di dimostrare qualcosa adesso con lui ha un'occasione. Penso al Bonazzoli visto stasera in amichevole contro il Psg. 

Non ho la sfera di cristallo per intuire quale può essere il suo margine effettivo di crescita. Rimane positiva l'impressione per l'atteggiamento con cui affronta la partita ogni volta che viene chiamato in causa. Lui scende in campo con la testa giusta a differenza di altri suoi compagni ben più esperti di lui. Se la cassa piange, mi sembra giusto ripartire da qui. Piuttosto che provare uno tipo Salah che mi sembra la rivisitazione di Wallace anche lui proveniente dal Chelsea. 

Le risorse scarseggiano e allora o si investe su qualcuno che possa offire una certa affidabilità o altrimenti se devo sperimentare lo faccio con i giovani che se non altro hanno il pregio di essere a costo zero. 

E quel poco che si può spendere, come affermavo prima, che lo si affidi al nostro ciuffo. Vista la sua risposta seguita da una risata sarcastica a chi gli chiedeva se si sarebbe visto all'opera un nuovo acquisto in occasione di Juve-Inter. "Non lo so, vediamo. Magari lo prendiamo in prestito e lo paghiamo nei prossimi due-tre anni.." E' una chiara presa di posizione contro chi attualmente dovrebbe incrementare la qualità della rosa. Quindi si faccia in modo che l'unico di quelli finora citati a cui dare un minimo di credito possa rimanere. 

Questo è il mio augurio nell'ultima notte del 2014. Denso di domande tante e inquietanti. Però credo che noi che ne abbiamo viste di cotte e di crude non dobbiamo mai smettere di cercare le risposte. E' sempre la maniera giusta per ripartire. Avanti così e buon 2015 agli interisti tutti. 











venerdì 14 novembre 2014

C'eravamo tanto sopportati

Solo qualche piccola precisazione in libertà sull'atto finale che vede Mazzarri allontanarsi dall'Inter. 

La sua storia si conclude oggi in maniera malinconica, quasi a specchiarsi con lo stato d'animo di molti tifosi, prosciugati da una deriva negativa di cui non si vedeva la fine.

Il feeling con la gente di San Siro non era mai nato. Troppo impacciato nelle conferenze stampa, troppo prudente, senza alternative tattiche al suo 3-5-2. E in un gruppo dalla personalità certamente non eccelsa io ho sempre pensato che la paura venga metabolizzata come la carta assorbente molto di più del dovuto. 

Perché quelli dalla tecnica e dal carisma enorme la loro bella figura la fanno comunque, anche se si trovano a che fare con un tecnico inadatto all'ambiente. Un esempio per tutti: Maradona vinse un campionato a Napoli nonostante Bigon in panchina, e non si parla del Mourinho dell'epoca di certo.  

Era ineluttabile che finisse così, perché troppe erano le incognite.. del tipo "è più scarso lui o i giocatori o chi li scelti pensando fossero di un livello adeguato?" Ora finlamente sapremo la rosa quanto vale, presumibilmente Mancini tornerà a giocare a quattro e allora uno come Vidic non avrà più alibi, lui come altri, come chi ha scelto Medel o Mvilà. 

A fine stagione servirà avere certezze su quello che funziona oppure no, con il vate di San Vincenzo molti si nascondevano peggio che a naia. Ora le scuse stanno a zero. Del resto per migliorare è indespensabile avere un quadro oggettivo della realtà. 



Verrà anche fatta chiarezza sull'effettivo valore dei nostri giovani della Primavera. Del resto Mancini è lo stesso che non si è fatto problemi a lanciare Balotelli in prima squadra a 17 anni. Quindi se Bonazzoli e Puscas valgono qualcosa troveranno spazio, altrimenti no. E se Kovacic è destinato a diventare un giocatore importante oppure no.

Con Mancini credo sia possibile capire lo stato effettivo della situazione. E pur non credendo nei ritorni, ritengo comunque utile la sua esperienza manageriale maturata in Premier rispetto alle scelte tecniche, può lavorare bene anche in sede di mercato, con una visione più importante e ambiziosa rispetto a quella del precedente tecnico.

Allora con estrema schiettezza ammetto che ho accolto questo esonero con un sospiro di sollievo. Proprio io che ero tra le pochissime persone a voler trattenere anche Ciccio Tovaglia Benitez,  per la prima volta dopo anni mi trovo favorevole a un avvicendamento durante la stagione.

Così non si poteva andare avanti, la deriva che si era innescata era perlomeno inquietante. Perdiamoci di vista Walter. Bentornato Mancio e buon lavoro. Ne ha bisogno l'Inter e ne abbiamo bisogno noi tifosi tutti. 







giovedì 23 ottobre 2014

Lo strano caso del Signor Mazzarri

Un uomo sotto assedio, prigioniero degli strali dei tifosi, del suo stato emotivo che lo mette in condizione di perenne imbarazzo durante la conferenza stampa. E purtroppo se alleni l'Inter le parole sono pietre e se non possiedi la comunicazione giusta sono dolori.

Personalmente trovo oltremodo imbarazzante la trasposizione dell'attuale modello di società al possibile modello di tifo. La forma mentale  "lavora, spendi e muori" traslata in "paga, fai il tifo e taci" è davvero raggelante. E' l'idea moderna secondo la quale più o meno consciamente, più o meno consenzienti viviamo la nostra quotidianità e a questo punto con cui si cerca di modellare la nostra passione. 

Quindi sono assolutamente favorevole al dissenso sul mister, a patto naturalmente che sia in qualche modo costruttivo. Perché noi che non ci dormiamo la notte non possiamo e non dobbiamo farci andare bene tutto e il contrario di tutto. Con questo, parlando di Inter, non intendo i risultati. Visto che la classifica è ancora corta, e  credo ci sarebbe ancora tutto il tempo per recuperare. 


Il mio disappunto nasce dal discorso che riguarda il nostro non-gioco. A mio parere non andava messo in panca, uno monoschema, incapace di cambiare pelle alla squadra in corso d'opera. Nel calcio ho sempre pensato ci potese stare tutto vincere, perdere o pareggiare, a patto di giocare a pallone. Al contrario non va per niente bene considerare un miraggio vedere tre scambi di prima, un ribaltamento di gioco, o qualcuno che detta un passaggio  al limite dell'area.

Del resto se hai un sistema di gioco, hai tutta una serie di soluzioni per fare gol e negli anni si migliorano gli interpreti sei comunque destinato a crescere. Mentre senza un'identità tattica precisa ogni estate ti ritrovi a cambiare quattro o cinque giocatori ma sei sempre al punto di partenza. A dimostrazione di questo, prendo a esempio due realtà come l'Atletico Madrid e il Borussia Dortmund che pur non contando di risorse economiche infinite come molti top club, rimangono tuttora due brutte gatte da pelare se si incrociano in Champions League. 


Quindi è possibile essere competitivi a alti livelli senza possedere un portafoglio a fisarmonica. Certamente però serve competenza. Di conseguenza serve anche un allenatore in grado di rappresentare questa filosofia societaria. Purtroppo per noi Mazzarri, a me non sembra in grado di sostenere il ruolo. Del resto se uno trasmette tanta tensione in conferenza stampa, come dicevo prima, figurarsi nelle sacre mura dello spogliatoio. E' uno aggrappato a una sola soluzione tattica, senza Cavani titolare a differenza della sua precedente esperienza a Napoli e non è buono a "cambiare pelle" alla squadra in corso d'opera. 





Inoltre considerato il profondo rosso del nostro bilancio, in rapporto al rendimento anche lui e il suo staff hanno un ingaggio troppo pesante e in questa ottica la sua conferma non mi è sembrata una grande idea. Poi certo, è vero,  non è tutta colpa sua e nemmeno mi piace più di tanto la guerra di religione tra chi attribuisce tutte le responsabilità a lui e chi le butta addosso solo ai giocatori. 


Piuttosto trovo curioso che venga attaccato solo lui  e non coloro che hanno spinto per la sua riconferma cioè Fassone e Ausilio. In altre parole mi domando come mai è stato sperperato praticamente l'intero budget per la figura da sempre più precaria nel mondo del calcio, invece di provare a regalare ai tifosi un giocatore che potesse incendiare San Siro. E in uguale misura non riesco a capacitarmi del fatto che il settore finanziario, marketing e del brand siano stati rivoltati come un calzino da Thohir, mentre a esclusione di Branca lo staff tecnico è comunque quello che ha portato risultati a dir poco deludenti nelle ultime stagioni. 


In sintesi, dal mio punto di vista, Mazzarri è l'icona di una politica al momento da piccolo cabotaggio, figlia di una voragine finanziaria senza precedenti ereditata dalla precedente gestione. Figlia  di una minore attenzione dell'area che si occupa del campo rispetto a altri settore. Dunque a livello ideale per la prima volta dopo anni e anni sarei favorevole a un avvicendamento. Poi  mi rendo conto che il suo esonero sarebbe un altro bagno di sangue di cui non si avverte la necessità. 


Ma d'altra parte anche sopportare un allenatore che non  può essere cacciato solamente perché non ci sono i soldi per poterlo fare, potrebbe aprire una spirale pericolosissima. Non è così semplice intuire quale sarebbe il percorso giusto per poter risalire la china. Se assecondassi il mio istinto, e potessi decidere di testa mia, io lo caccerei. Non mi piacciono quelli che hanno paura della loro ombra. 

Però capita che dopo mesi di silenzio colui che sosteneva che non "c'è niente da risanare", torna di prepotenza a dispensare le sue perle dal suo amato marciapiede. Naturalmente offre la sua visione dei fatti sulla questione Mazzarri. Così se non altro a livello umano mi viene da spezzare una lancia a suo favore.  Perché colui che "in braghe di tela ci ha lasciato"  è comunque lo stesso a aver assunto l'attuale mister a peso d'oro. Non solo ne aveva anche tessuto le lodi nella presentazione del libro del nostro Walter: "Ho conosciuto Mazzarri in una mattinata di sole, mi sembrava già un buon inizio per la responsabilità che volevo affidargli ..... " Ragion per cui se tu sei il primo responsabile di questa situazione, il silenzio sarebbe stato di gran lunga preferibile. 

Il momento è delicato e abbiamo tutti la voglia e la necessità generale di assistere a uno spettacolo più dignitoso e di vedere alimentate in maniera più convincente le nostre speranze. Poi oguno di noi sviluppa soluzioni personali, e vai a sapere quale può essere quello giusta, ma nel frattempo Forza Inter. Per noi stessi se non altro, perché al di là delle divisioni, restiamo comunque l'aspetto più sano di questi colori. 








mercoledì 13 agosto 2014

Tavecchio si, Tavecchio no... la terra dei cachi...

Oldstyle88:


Il caso Tavecchio di questi giorni mi fa pensare proprio che l’uscita del calcio italiano dalla crisi non sarà a breve. Vi consiglio di cercare su youtube un video di Julio Velasco (uno che nella pallavolo ha vinto qualcosina…) mentre spiega la cultura degli alibi. Cioè il non affrontare le difficoltà dando la colpa a qualsiasi cosa pur di non centrare il vero problema.

Un esempio potrebbe essere Thiago Motta che addebita al caldo le magre figure della nazionale ai mondiali. E’ un video che periodicamente guardo, per spronarmi quando inizio a trovare scuse per insuccessi che sono solamente causa mia. Ebbene anche questa volta non ci smentiamo.

Chiariamo subito; a certi livelli la forma è importante tanto quanto la sostanza e le espressioni che usiamo comunemente al bar non possono essere ripetute come se niente fosse.Il problema però è che la sostanza, ciò che davvero conta, è impietosa e deve quanto meno far riflettere. La colonia straniera in Italia, di cui una buona parte di scarsa qualità ma pagata cifre alte per il valore poi apportato non è assolutamente l’unico male ma un ingranaggio da sistemare.

Quando le squadre italiane (non solo Milan Inter e Juve) dominavano in Europa da chi erano composte? Giocatori per lo più italiani con degli stranieri di valore assoluto. Molto semplicemente si lanciavano giovani che puntualmente sfondavano e arricchivano la nazionale.

Mondiali Italia ' 90: 2 gol subiti in tutto il torneo, Usa '94 quando ancora la situazione non era come quella attuale, finale persa ai rigori. Di “mangia banane” come li definisce Tavecchio non ce ne sono pochi. Con i soldi che prendono non credo si accontentino delle banane ma frutti ben più costosi. Per fare un riferimento all’Inter, Pereira pagato undici milioni circa era davvero più forte di Faraoni?

La priorità però non è analizzare i problemi reali del calcio italiano, ma combattere il razzismo. Ormai bisogna essere preoccupati per tutto ciò che si dice perché non sono i contenuti a importare quanto la forma, a chi la si dice, con chi si comunica. UE e UEFA sono due facce della stessa medaglia e operano nei rispettivi settori con le stesse identiche mansioni e finalità. Frega nulla del calcio italiano, l’importante è che i messaggi siano gli stessi.

Sono fiducioso che il calcio italiano proseguirà a persistere nel suo torpore, perché come sempre gli alibi, o comunque le piccolezze sono assolutamente più importanti dei contenuti.
Personalmente non sono solo d’accordo sulla riduzione del numero di stranieri per valorizzare i vivai (con logici ed evidenti benefici su più fronti, sia economici che sportivi) ma anche sul ritorno a 16 squadre per usare più partite per giocare una coppa italia migliore (attualmente è farsesca), e allenare meglio la nazionale. Non ultimo far tornare la gente allo stadio.

Non è giocando più partite che si risolve il problema che è di concetto e strutturale. Chi non va allo stadio perché non ci vuole andare, non ci andrà mai. Chi ci va sempre non potrà andarci in eterno facendo presenza ogni volta anche se si giocasse cento volte all’anno. Prima o poi qualcuna la salterà. Questo poi al netto di tutto il discorso su leggi e compagnia bella.

Il discorso razzismo e discriminazione che si solleva abbastanza frequentamente ormai in base a fattori non meglio precisati, anche abbastanza grotteschi, sono solo armi per interessi superiori. Non cadiamo in questa trappola!



Effeciiemme: 

Che dire di  Tavecchio? Beh sinceramente a me sembra l'ennesima operazione da repubblica dei pannoloni. Cioè più sei vecchio, più sei rincoglionito, più salgono in maniera esponenziale le possibilità che tu possa conquistare una poltrona di prestigio. In effetti così è capitato

Dopo il disastro del mondiale brasiliano, serviva un cambiamento radicale ai vertici del calcio italiano. Invece no. Dal cilindro si estrae un coniglio oramai mummificato. Venghino signori e signore a ammirare il nuovo boss della Figc. Un burocrate del pallone da anni e anni saldato con il flessibile alla presidenza della lega dei dilettanti. Un pluricondannato, uno che come apre bocca fa una figura di merda: dalle banane, alle donne sportivamente handicappate, al paragonarsi all'assassino di Kennedy (a proposito ma cosa c'entra?). 

E' uno di quelli che esprime il provincialismo più gretto. Di quelli tagliati giù con il falcetto. Di quelli con il bianco spruzzato d'ordinanza al bar mentre inveiscono sugli stranieri. Peccato poi che se per caso, sono titolari di una fabbrichetta, e hai la possibilità di dare uno sguardo nei loro reparti, non trovi un operaio italiano nemmeno a pagarlo oro. 

Insomma ipocrisia portami via. E faccio ancora molta fatica a metabolizzare la cosa che lui possa usare certe espressioni poco eleganti durante un'assemblea ufficiale (per usare un eufemismo) e diventare il gran capo  mentre le curve vengono squalificate per discriminazione territoriale.

Del resto in un paese dove al sig. Schettino è consentito tenere lezioni all'università su come gestire il panico, che un soggetto del genere sia stato eletto non è un fatto che credo possa stupire qualcuno. Se esiste in Italia uno specchio oggettivo del paese reale è proprio il nostro mondo pallonaro. Nel caso la vittoria di Tavecchio riflette il concetto di come a livello nazionale stiamo andando sempre peggio. Poi certo io spero sempre in questi casi si sia toccato il fondo. Spero di si, ma temo di no.  


Ps: Va bene, Tavecchio non piaceva agli Agnelli, ai Della Valle, a molti giornalisti con quelli dell'incartacozze rosa in prima fila. Quindi capisco che questo possa avergli portato qualche simpatia. Ma nonostante ciò, a mio parere, resta un personaggio inadeguato e impresentabile.