domenica 7 febbraio 2016

Tempo di seconda mano...

con la speranza di quello che poteva essere e che invece sta evaporando via in maniera repentina. Intanto noi stiamo così senza una ragione.

Del resto se subiamo dagli ultimi in classifica tre reti da calcio piazzato, lo smarrimento non può che essere che condiviso e generale. Non nascondiamoci dietro a un dito, il momento più che delicato è sconcertante a dirla in maniera delicata.

Penso che la maggior parte di noi non credesse fino in fondo allo scudo anche in epoca di vacche grasse, ma che per altri versi nemmeno prevedesse un calo di  braghe di simili proporzioni in un arco di tempo così limitato.

Tutti ora abbozziamo a soluzioni buone oppure no, del resto nemmeno sarebbe affare nostro... poi magari le mie sono più drastiche rispetto ad altri. Nella convinzione che la coercizione nei periodi duri sia più efficace delle buone maniere. Del tipo ritiro fino a fine stagione, mettere i più brocchi a fare sedute supplementari di palleggio, uso dei social vietati e via di seguito. 


Poi certo parlo di come mi sento io, riguardo alla quotidianità. Di quando ci si alza la mattina, si scende al bar per fare colazione e cominciare la giornata per mettere insieme, se si riesce, quello che serve per vivere.

Non passa giorno in cui inizio la giornata, e volente o nolente  mi tocca subire il racconto di vicende pesanti, di quelle che ti spezzano il cuore, perché conosci le situazioni e sai cosa vuole dire. Parlo di persone buttate via così per poco più di 1.000 euro al mese dopo anni e anni di dedizione assoluta.

Allora oggi che piove, governo ladro, dopo una partita indegna, d'istinto realizzo lo schifo della situazione.... gente che guadagna milioni che dopo novanta minuti circa infrangono la speranza di una moltitudine di persone e nemmeno hanno bisogno di farsi la doccia. Contro tanti altri che hanno dato tutto e anche più di tutto, giusto per guadagnarsi una sussistenza dignitosa e ora stanno, metaforicamente e non, in mezzo alla strada.

Quindi si il disagio per me è notevole in questo tempo di seconda mano. Dove l'indignazione monta alta per soggetti che nemmeno lo merita a fronte dei milioni guadagnati e l'indifferenza regna sovrana nei confronti di chi abita di fronte a te nel tuo pianerottolo o incontri tutti i giorni nel quartiere e così via.

E risparmiatemi i tormentoni del tipo #amala e #senonlaamiquandoperdi ... nemmeno fossimo degli adepti a una setta religiosa, degli integralisti islamici e realtà similari.. ci sono stati tempi in cui non serviva essere omologati.

Si andava allo stadio spontanei e compatti.  Si andava bene o si andava male tutti insieme al fischio finale, noi sugli spalti e loro in campo. Non si avvertiva la necessità degli slogan da baci Perugina e cazzate simili. Semplicemente a ognuno il suo.

Mentre domani, noi andremo in giro al solito con il fegato al guinzaglio, avvitati sui noi stessi, chi più chi meno, giusto per sbarcare il lunario. A differenza loro (squadra e società) che al massimo sussulteranno per un paio di giorni di ritardo per incassare del bonifico.

E' la raffigurazione della vita al contrario: chi ha troppo chiede di essere supportato da chi ha troppo poco e addirittura niente. Non mi piace, non mi va...