lunedì 14 gennaio 2013

Il Ladro di Sogni

Marco Branca di per se stesso non sembrerebbe un personaggio interessante e tanto meno potrebbe apparire inquietante a prima vista. Va bene è un uomo che esibisce un look genere rivista patinata. Quando viene intervistato non perde occasione per sfoggiare una generosa dose di spocchia. Personalmente ritengo che ci sia un'assoluta coerenza in tutto questo: cioè la grammatura di cashmere delle sue giacche è pari alla sua presunzione. 

Però un simile atteggiamento alimenta il dubbio atroce che oltrepassando la superficie del suo aspetto e del suo eloquio si possa manifestare solo il vuoto più desolante: insomma sotto il vestito niente, proprio come il titolo di un celebre film cult anni ’80. In pratica richiama il racconto di uno dei tanti, troppi cloni alla Gordon Gekko che nella Milano dell’happy hour si sprecano a più non posso. Dunque non fosse il deus ex machina del nostro mercato credo che nessuno si accorgerebbe di lui.



  
Purtroppo però con tutte le cazzate che ha fatto da giugno 2010 in poi, la sua presenza in società si può considerare come la classica mattonata sui maroni per i maschietti e sulla testa per le femminucce. Una pratica masochistica di cui faremmo tutti tranquillamente a meno, ma che qualcuno non smette di propinarci. Da qui deriva tutta l’attenzione di cui gode tra il popolo nerazzurro da qualche tempo a questa parte. 

Per avvalorare questa mia affermazione, poco raffinata ma certamente veritiera, trovo giusto ricordare le sue parole ridondanti alla presentazione di giocatori che alla prova dei fatti si sono rivelati delle sciagure tali che neanche la grandine. Ecco cosa disse quando all’epoca presentò:

- Biabiany:  “Biabiany è da Inter, Cavani no”

- Castaignos: “Sarà l’attaccante del futuro …”

- Zarate: “E’ un giocatore importante. Il suo acquisto è in linea con la politica della società: costruire un mix di giovani e giocatori esperti. Il suo ingaggio poi è stata un’occasione. I talenti devono rimanere in Italia, non vanno mandati all’estero.”

-Jonathan: “Erano anni che lo seguivamo, e non è una frase fatta. Quest’anno abbiamo avuto l’opportunità di prenderlo, e sono convito che darà il suo contributo per una grande Inter.”

Per questo sono convinta che dietro al suo falso aspetto rassicurante, in realtà si celi un personaggio da incubo assimilabile a Freddy Kruger. Uno che alla maniera del protagonista della serie Nightmare ha il pieno controllo della nostra entità onirica e che da tre anni sistematicamente distrugge. E’ il ladro di sogni. Se ne impossessa a tradimento con cinismo e crudeltà per poi farli morire. 




Attinge senza alcun ritegno a piene mani al salvadanaio delle speranze di noi tifosi per poi frantumarle cinicamente in infiniti pezzi come un cristallo scagliato a terra. Indifferente al nostro continuo dispiacere di assistere allo spettacolo di una squadra dal presente incerto e dal futuro ancora più indecifrabile. 

Continuo a chiedermi come mai non sia stato cacciato nemmeno dopo la “cosa abbastanza gravina”  che riguardava Forlan e la lista champions di fine agosto 2011. A questo proposito di voci ne girano tante, sono fantasiose, divertenti e gustose, ma pur nella diversità è la conclusione a accomunarle tutte: l’uomo è un raccomandato di ferro se non addirittura di acciaio della famiglia Moratti.

Ora in un’Italia dove i posti chiave sono esclusiva di quelli che possono godere di patrocini vari sia politici che familiari questo non stupisce. Però è davvero un peccato che nemmeno nella squadra del cuore non ci sia spazio per la meritocrazia. Che in nome di questo bieco nepotismo si debba assistere al continuo massacro delle nostre aspettative. 

De Andrè sosteneva che: un uomo senza utopia, senza sogno, senza ideali, vale a dire senza passioni e senza slanci sarebbe un mostruoso animale fatto semplicemente di istinto e di raziocinio, una specie di cinghiale laureato in matematica pura. Aveva ragione Faber su tutta la linea.

E siccome non vogliamo rinunciare alla nostra natura di romantici visionari per nessuna ragione al mondo, è necessario e vitale che un tipo così venga allontanato dalla nostra Inter il più presto possibile. Perché di un direttore generale che non riesce nemmeno a valutare l’utilità del diciottenne Benassi, promettente ragazzo dai piedi buoni e dal pensiero veloce, in prima squadra possiamo farne tranquillamente a meno.