Marco Branca di per se stesso non sembrerebbe un personaggio
interessante e tanto meno potrebbe apparire inquietante a prima vista. Va bene è un uomo che
esibisce un look genere rivista patinata. Quando viene intervistato non perde
occasione per sfoggiare una generosa dose di spocchia. Personalmente ritengo che ci sia un'assoluta coerenza in tutto questo: cioè la
grammatura di cashmere delle sue giacche è pari alla sua presunzione.
Però un simile atteggiamento alimenta il dubbio atroce che oltrepassando la
superficie del suo aspetto e del suo eloquio si possa manifestare solo il vuoto più desolante: insomma sotto
il vestito niente, proprio come il titolo di un celebre film cult
anni ’80. In pratica richiama il racconto di uno dei tanti, troppi cloni alla Gordon Gekko che nella Milano dell’happy hour si sprecano a più non posso. Dunque non fosse
il deus ex machina del nostro mercato credo che nessuno si accorgerebbe di lui.
Purtroppo però con tutte le cazzate che ha fatto da giugno
2010 in poi, la sua presenza in società si può considerare come la classica
mattonata sui maroni per i maschietti e sulla testa per le femminucce. Una pratica
masochistica di cui faremmo tutti tranquillamente a meno, ma che qualcuno non smette di propinarci. Da qui deriva
tutta l’attenzione di cui gode tra il popolo nerazzurro da qualche tempo a questa parte.
Per avvalorare questa mia affermazione, poco raffinata ma
certamente veritiera, trovo giusto ricordare le sue parole ridondanti alla
presentazione di giocatori che alla prova dei fatti si sono rivelati delle
sciagure tali che neanche la grandine. Ecco cosa disse quando all’epoca presentò:
- Biabiany: “Biabiany è da Inter, Cavani no”
- Castaignos: “Sarà l’attaccante
del futuro …”
- Zarate: “E’ un giocatore importante. Il suo acquisto è in linea con la politica
della società: costruire un mix di giovani e giocatori esperti. Il suo ingaggio
poi è stata un’occasione. I talenti devono rimanere in Italia, non vanno
mandati all’estero.”
-Jonathan: “Erano anni
che lo seguivamo, e non è una frase fatta. Quest’anno abbiamo avuto l’opportunità
di prenderlo, e sono convito che darà il suo contributo per una grande Inter.”
Per questo sono convinta che dietro al suo falso aspetto
rassicurante, in realtà si celi un personaggio da incubo assimilabile a Freddy
Kruger. Uno che alla maniera del protagonista della serie Nightmare ha il pieno controllo della nostra entità onirica e che da tre anni sistematicamente distrugge.
E’ il ladro di sogni. Se ne impossessa a tradimento con cinismo e crudeltà per poi farli
morire.
Attinge senza alcun ritegno a piene mani al salvadanaio delle
speranze di noi tifosi per poi frantumarle cinicamente in infiniti pezzi come
un cristallo scagliato a terra. Indifferente al nostro continuo dispiacere di assistere
allo spettacolo di una squadra dal presente incerto e dal futuro ancora più indecifrabile.
Continuo a chiedermi come mai non sia stato cacciato nemmeno dopo la “cosa abbastanza gravina” che riguardava Forlan e la lista champions di fine agosto 2011. A questo proposito di voci ne girano tante, sono fantasiose, divertenti e gustose, ma pur nella diversità è la conclusione a accomunarle tutte: l’uomo è un raccomandato di ferro se non addirittura di acciaio della famiglia Moratti.
Continuo a chiedermi come mai non sia stato cacciato nemmeno dopo la “cosa abbastanza gravina” che riguardava Forlan e la lista champions di fine agosto 2011. A questo proposito di voci ne girano tante, sono fantasiose, divertenti e gustose, ma pur nella diversità è la conclusione a accomunarle tutte: l’uomo è un raccomandato di ferro se non addirittura di acciaio della famiglia Moratti.
Ora in un’Italia dove i posti chiave sono esclusiva di quelli
che possono godere di patrocini vari sia politici che familiari questo non
stupisce. Però è davvero un peccato che nemmeno nella squadra del cuore non ci
sia spazio per la meritocrazia. Che in nome di questo bieco nepotismo si debba
assistere al continuo massacro delle nostre aspettative.
De Andrè sosteneva che:
un uomo senza utopia, senza sogno, senza ideali, vale a dire senza
passioni e senza slanci sarebbe un mostruoso animale fatto semplicemente di
istinto e di raziocinio, una specie di cinghiale laureato in matematica pura.
Aveva ragione Faber su tutta la linea.
E siccome non vogliamo rinunciare alla nostra natura di romantici visionari per nessuna ragione al mondo,
è necessario e vitale che un tipo così venga allontanato dalla nostra Inter il più
presto possibile. Perché di un direttore generale che non riesce nemmeno a
valutare l’utilità del diciottenne Benassi, promettente ragazzo dai piedi buoni
e dal pensiero veloce, in prima squadra possiamo farne tranquillamente a meno.

