venerdì 18 gennaio 2013

Il Coraggio e l'Onore

Questa volta non ho nessuna voglia di interessarmi alle faccende di calciomercato, talmente oscure da sembrare offuscate da chissà quale congiuntura astrale negativa. Preferisco stendere un velo pietoso e fare un passo avanti.

Oggi mi preme fare una serie di considerazioni in merito a una faccenda terribilmente seria, perché concerne la difesa del significato più autentico dell’interismo. Parlo della  querela per diffamazione presentata da Gianfelice Facchetti nei riguardi di Luciano Moggi e del giornalista di Sportitalia Michele Criscitiello.

La Cassazione ha accolto il ricorso presentato dal figlio di Giacinto e dal p.m. Elio Ramondini. Dunque l’esposto del figlio del grande Giacinto non verrà archiviato, ma si arriverà fino al terzo e ultimo grado di giudizio.

E’ una storia profondamente sbagliata, che trasuda di una solitudine insopportabile e ingiusta. Nella quale si vede un figlio battersi nel nome e per il nome del padre contro un intero sistema di malcostume e corruzione.

Una vicenda che grida vendetta, visto che io trovo semplicemente vergognoso che Gianfelice sia stato abbandonato dalla società Inter nella difesa della memoria del suo indimenticabile papà contro certi personaggi inqualificabili.

Invece io ho sempre pensato che l’onore del nostro numero tre, andasse tutelato a costo della vita. E che fosse dovere di tutti, dal magazziniere al presidente, a Appiano Gentile battersi per uno che a livello sportivo e umano è rimasto finora ineguagliabile. 





Questo mio giudizio impietoso sarà forse dovuto al fatto che conservo gelosamente una sua foto in bianco e nero. Io avevo cinque anni e lui mi teneva in braccio di fianco alla mia mamma, a sua volta vicino a Gigi Riva. Eravamo in riva al lago. Io apparivo minuscola come il pollicino della fiaba e lui un immenso cavaliere senza paura. Salutavo lo zio che ci stava immortalando in questa immagine indimenticabile.

E’ uno dei ritratti più cari in assoluto, lo conservo tuttora con tutto il riguardo possibile. Il secondo è quello insieme a Peppino Prisco durante una festa degli alpini. E l’ultima istantanea della mia trilogia del cuore mi vede ritratta con Karl Heinz Rummenigge da ragazza a Appiano Gentile. Loro tre, cioè Giacinto, Peppino e Kalle racchiudono a mio parere il valore e lo spessore più alto e più esaustivo di cosa voglia dire essere inter

In rete leggo cose del tipo ma Moratti è il primo tifoso dell’Inter. Allora si può sapere per quale razza di ragione il primo tifoso dell’Inter non ha supportato adeguatamente la famiglia Facchetti? Eppure quando era in vita ne parlava come un fratello. Ora cosa sarebbe successo per non provare a rivendicare l'integrità della sua memoria?

Si può sapere come mai sul sito ufficiale appare in evidenza la notizia del Subcomandante Marcos e non si fa neppure un cenno a questa vicenda legale che dovrebbe essere di gran lunga una notizia molto più rilevante?

Perché qui non c'è in ballo un banale chiacchiericcio di mercato. Qui è in discussione il nostro stesso sangue, perché in ognuno di noi è come se ci fosse un’impercettibile goccia del gigante buono che regnava sulla fascia sinistra all’epoca della Grande Inter. La sua eredità è la nostra grandezza più elevata e rara. E quello che ci ha tramandato è la ragione per cui la società dovrebbe salvaguardare il nostro simbolo più fiero e limpido da qualunque tentativo di calunnia. 

Visto che se non proteggi lui, sconfessi inevitabilmente la tua storia, la tue radici, quello che sei in pratica. Inoltre dal punto di vista strettamente umano tradire un vero amico e peggio ancora il suo ricordo, sinceramente è una dei gesti più ignobili e vigliacchi che una persona possa compiere.

Poi certo ovunque possa trovarsi Giacinto, io so che nella sua smisurata magnanimità in qualche modo lui ha già perdonato tutta questa miseria terrena. Mentre io proprio non ci riesco. Sono troppo umana e vulnerabile. Quindi non ho certo la sua dimensione morale per oltrepassare lo schifo che provo nel constatare che del coraggio e di uno straccio di senso dell’onore, da parte dei nostri, non è rimasta nemmeno l’ombra.