Questa volta non ho nessuna voglia di interessarmi alle
faccende di calciomercato, talmente oscure da sembrare offuscate da chissà
quale congiuntura astrale negativa. Preferisco stendere un velo pietoso e fare
un passo avanti.
Oggi mi preme fare una serie di considerazioni in
merito a una faccenda terribilmente seria, perché concerne la difesa del
significato più autentico dell’interismo. Parlo della querela per diffamazione presentata da Gianfelice
Facchetti nei riguardi di Luciano Moggi e del giornalista di Sportitalia
Michele Criscitiello.
La Cassazione ha accolto il ricorso presentato dal figlio di
Giacinto e dal p.m. Elio Ramondini. Dunque l’esposto del figlio del grande
Giacinto non verrà archiviato, ma si arriverà fino al terzo e ultimo grado di giudizio.
E’ una storia profondamente sbagliata, che trasuda di una solitudine
insopportabile e ingiusta. Nella quale si vede un figlio battersi nel nome e per il nome del padre contro un
intero sistema di malcostume e corruzione.
Una vicenda che grida vendetta, visto che io trovo semplicemente
vergognoso che Gianfelice sia stato abbandonato dalla società Inter nella
difesa della memoria del suo indimenticabile papà contro certi personaggi
inqualificabili.
Invece io ho sempre pensato che l’onore del nostro numero
tre, andasse tutelato a costo della vita. E che fosse dovere di tutti, dal
magazziniere al presidente, a Appiano Gentile battersi per uno che a livello
sportivo e umano è rimasto finora ineguagliabile.
Questo mio giudizio impietoso sarà forse dovuto al fatto che conservo gelosamente una sua
foto in bianco e nero. Io avevo cinque anni e lui mi teneva in braccio di
fianco alla mia mamma, a sua volta vicino a Gigi Riva. Eravamo in riva al lago. Io apparivo minuscola come il pollicino della fiaba e lui un immenso cavaliere senza paura.
Salutavo lo zio che ci stava immortalando in questa immagine indimenticabile.
E’ uno dei ritratti più cari in assoluto, lo conservo tuttora con
tutto il riguardo possibile.
Il secondo è quello insieme a Peppino Prisco durante una festa degli alpini. E
l’ultima istantanea della mia trilogia del cuore mi vede ritratta con Karl Heinz Rummenigge da ragazza
a Appiano Gentile. Loro tre, cioè Giacinto, Peppino e Kalle racchiudono a mio parere
il valore e lo spessore più alto e più esaustivo di cosa voglia dire essere inter.
In rete leggo cose del tipo ma Moratti è il primo tifoso dell’Inter. Allora si può sapere per
quale razza di ragione il primo tifoso dell’Inter non ha supportato adeguatamente la
famiglia Facchetti? Eppure quando era in vita ne parlava come un fratello. Ora
cosa sarebbe successo per non provare a rivendicare l'integrità della sua memoria?
Si può sapere come mai sul sito ufficiale appare in evidenza
la notizia del Subcomandante Marcos e non si fa neppure un cenno a questa
vicenda legale che dovrebbe essere di gran lunga una notizia molto più rilevante?
Perché qui non c'è in ballo un banale
chiacchiericcio di mercato. Qui
è in discussione il nostro stesso sangue, perché in ognuno di noi è come se ci
fosse un’impercettibile goccia del gigante buono che regnava sulla fascia
sinistra all’epoca della Grande Inter. La sua eredità è la nostra grandezza più elevata e rara. E quello che ci ha tramandato è la ragione per cui la società dovrebbe salvaguardare il nostro simbolo più fiero e limpido da qualunque tentativo di calunnia.
Visto che se non proteggi lui, sconfessi inevitabilmente la tua storia, la tue
radici, quello che sei in pratica. Inoltre dal punto di vista strettamente
umano tradire un vero amico e peggio ancora il suo ricordo, sinceramente è una dei gesti più
ignobili e vigliacchi che una persona possa compiere.
Poi certo ovunque possa trovarsi Giacinto, io so che nella sua
smisurata magnanimità in qualche modo lui ha già perdonato tutta questa miseria terrena. Mentre io proprio non ci riesco. Sono troppo umana e vulnerabile. Quindi non ho certo la sua dimensione morale per oltrepassare lo schifo che provo nel constatare che del coraggio e di uno straccio di senso dell’onore, da parte dei nostri, non
è rimasta nemmeno l’ombra.
