Domenica durante l’ora di pranzo, le immagini di Udinese-Inter
scorrevano veloci. Al contrario la mia squadra del cuore si muoveva al ritmo di uno
stucchevole valzer viennese. Disperatamente aggrappata ai soli slanci fisici
di Guarin e alle giocate estrose di Cassano. Riguardo a tutti gli altri nerazzurri in campo, eravamo a livello buio pesto. Come testimoniano gli affanni fisici dei tre argentini, l’inadeguatezza di due come Pereira e Jonathan, le incertezze di Palacio sottoporta e di quelle di Handanovic tra i suoi di pali.
Pertanto se a calcio si gioca in undici e a livello di prestazione se ne salvano due e basta, in quei momenti ho pensato che i problemi fossero più di uno. Il risultato che ne è derivato è stato quello di una sonora scoppola.
Becchiamo tre pappine, tutti a casa alé. Così si chiude malinconicamente il
nostro girone di andata. Abbiamo gli stessi punti della scorsa stagione, la
stessa posizione in classifica e purtroppo si sono ripresentate le stesse
lacune in termini di organico e di organizzazione tattica.
Questo a dispetto della facile euforia estiva dispensata a
piene mani dal presidente lo scorso metà luglio “Dalle colonne de La Gazzetta dello Sport, Massimo Moratti, presidente
nerazzurro, mostra tutto quello che è il suo entusiasmo per gli ultimi colpi e la
nascita di una nuova Inter: "Questa nuova Inter mi entusiasma e sarà
vincente - ha detto il presidente -. Ripartiamo senza perdere di vista quelli
che sono i nostri obiettivi, riprenderci l'Italia e l'Europa. Siamo l'Inter e
vogliamo ricominciare a vincere. Stramaccioni è il nostro simbolo. E' un
giovane adulto. Sono veramente molto fiducioso ".
Vero che quando si tratta di vendere abbonamenti allo stadio
e in pay-tv, non è inusuale assistere alla gara tra chi la spara più grossa tra
i presidenti del nostro campionato. Però una tifoseria che ha sempre sostenuto
i colori anche nel perdurare di tempi grami, pensavo meritasse più rispetto da
parte della società.
Invece in estate si comincia dallo sfregio della svendita dei colori. Viene
presentata quella autentica schifezza che è la maglia rossa da trasferta nel
nome di un fantomatico accordo con i cinesi. E qui mi sembra giusto fare una
riflessione: ora anche il Manchester United è di proprietà americana. Con la
bella differenza che Ferguson si è sempre
ben guardato dal proporre una maglia a stelle a strisce per suoi ragazzi in ossequio al padrone yankee.
Peccato che dopo l’annuncio in pompa magna a agosto, arriva il
Natale e ci si accorga che i cinesi si sono volatilizzati. A memoria di questo
bluff resta quell’obrobrio di tenuta da calcio. In società si sono spinti fino
alla deturpazione cromatica, svendendo la tradizione centenaria del club per quattro soldi, denaro che tra l’altro
non è nemmeno arrivato. Quindi come il più classico dei finali: oltre al danno, la beffa.
Adesso si vocifera di un interessamento della holding Mabetex
per quando concerne il progetto e la costruzione dell’Inter Stadium. E’ un
società edilizia con sede in Svizzera di
proprietà della famiglia kosovara Pacolli. Personaggi chiacchierati per tangenti
in Russia durante il regno di Boris Eltsin e in Nigeria per qualche altro traffico
poco trasparente. Soggetti comunque moralmente discutibilissimi, visto che
Behgjet Pacolli si è dovuto dimettere da presidente del Kosovo perché beccato
con le mani della marmellata. In altre parole la Corte Costituzionale di quel
paese aveva confermato l’illegittimità della sua votazione perché aveva
truccato la competizione elettorale.
Approfondendo la questione si scopre inoltre che in realtà questo
incontro è avvenuto in novembre. Allora perché darne rilievo due mesi dopo?
Forse per far digerire perlomeno ai tifosi più sprovveduti l’acquisto di un
povero vecchio che risponde al nome di Tommaso Rocchi? Vale a dire un’altra
volta in società tirano fuori dal cilindro il coniglio del nuovo impianto
sportivo. Ma da quanti anni Moratti ne parla?
Nel frattempo altri (inutile fare nomi.. tanto sapete chi
sono) in effetti lo stadio lo hanno costruito, bruttino finché vi pare ma intanto è cosa
loro. Gianpaolo Pozzo dell’Udinese ha ottenuto per i prossimi 99 anni il
diritto di superficie dello Stadio
Friuli e in quell’area verrà edificato la nuova struttura. La Roma ha presentato il
progetto del nuovo impianto da 60mila posti che sorgerà a Tor di Valle dopo
l'approvazione del 'ddl stadi' o con una variante al piano regolatore. La
nostra società ne parla da un decennio. Ma finora passi concreti zero … si
tratta solo di aria fritta data in pasto ai tifosi quando le cose si mettono
male.
Come parole al vento sono le voci riguardanti la trattativa di Dzeko in vista di giugno, mi sembra tanto il deja vu del "su Tevez non stiamo scherzando" . Intanto si continuano a trattare e a comprare una serie di giocatori inadeguati al palcoscenico di San Sito. Gli ultimi in ordine di apparizione sono: Alvarez, Jonathan, Silvestre e Pereira. Del nonno in famiglia arrivato dalla Lazio ho già detto in lungo e in largo. Ora si parla di un altro bidone terrificante alla Brechet cioè Schelotto. Infine per non farci mancare niente sembra si stia trattando un altro non proprio di primissimo pelo vale a dire Hugo Campagnaro.
Per questa serie di motivi, allora credo proprio che non ci
meritiamo una società che:
- strombazza ai quattro venti una
stagione di vertice a luglio, salvo fare retromarcia dopo la Befana.
- millanta un accordo con non meglio identificati investitori
cinesi prima e kosovari poi, quando di concreto in verità non c’è nulla.
- pontifica sul fair play finanziario, ma poi finisce per acquistare
a peso d’oro dei tristi figuri che denominarli impresentabili è fargli un
complimento.
- alla faccia di presunte ristrettezze economiche, si prorogano contratti a giocatori cotti e stracotti, per esempio è giusto notare quanto sono
costati i 45 minuti finora giocati da Chivu in questa stagione.
- illude i tifosi con trattative mirabolanti, per poi acquisire carneadi che sono perlopiù scarti di squadre da metà classifica.
Perché il discorso in ballo, non è quello di lamentarsi per
la mancanza di risultati. Quello che irrita maggiormente, è la latitanza di
ogni prospettiva futuribile. Del resto domenica pensavo mentre guardavo la
partita “ma quanti di questi che giocano
oggi, potrebbero essere ancora dei buoni titolari tra qualche anno?”. Ebbene
i soli nomi che ho salvato al di là della prestazione di Udine sono:
Handanovic, Ranocchia, Jesus e Guarin. Francamente mi sembrano troppo pochi in
relazione agli investimenti degli ultimi tre anni. E in riferimento a questo controllate
pure i bilanci.
La verità è che siamo tifosi e non carne da macello per abbonamenti allo stadio e alla pay-tv. Non domandiamo nomi altisonanti, bensì scelte razionali. Non chiediamo trofei, ma chiarezza e correttezza. E se dalle parti
di Corso Vittorio Emanuele continueranno con questa continua mancanza di
riguardo nei nostri confronti, peggio per loro. Temo che prima o poi qualcuno potrebbe
perdere la pazienza e vorrà riprendersi il rispetto che gli è dovuto
anche con le brutte. Visto che ahimè ... ora dovrò terminare con una considerazione che lo ammetto, è la solita solfa. Ma che tuttavia ha pur sempre un senso compiuto: a furia di tirarla,
la corda si rompe.

