Con quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così
dopo aver visto la nostra amata Inter soccombere in casa contro la Juve e Moratti abbracciare Agnelli
(ma ti sembrava il caso presidente???), siamo andati a Genova.
Ognuno a modo suo: chi di fatto e chi con la mente. Si doveva
recuperare il match di campionato contro la Sampdoria, annullato qualche
settimana fa a causa di un allarme meteo poco rassicurante.
La partita era velata di stranezze vuoi per l’orario da
aperitivo e la curiosa concomitanza con i quarti di Champions League, vuoi per
la classifica diventata certamente deludente e preoccupante, vuoi per gli
strascichi emotivi che aveva lasciato la sconfitta nel derby d’Italia sul campo
e fuori.
Era comunque l’occasione per vedere all’opera il loro puntero
argentino Icardi in procinto di sbarcare in quel di Appiano (così sembra dalle
voci di mercato) e di verificare il nostro stato delle cose, cioè se la nostra
barca fosse affondata del tutto.
Bene, mi è sembrato che a livello di manovra si fosse alle
solite. Per lunghi tratti di incontro non siamo stati buoni di fare tre passaggi di fila, Jonathan ruzzolava,
Gargano svirgolava, Cassano occupava la sua mattonella di competenza.
Però complice qualche
buona anzi ottima prestazione individuale alla fine si è vinto. Sto parlando di
quelle di Samir, di un ritrovato Juan Jesus, del ragazzo Kovacic e di Palacio,
per l’ennesima volta l’eroe della patria.
A proposito di quest’ultimo gli va fatto un plauso oltre che
per i suoi gol, che attualmente rappresentano la nostra unica ancora di
salvezza, anche per la sua professionalità e per la sua capacità di non lasciarsi andare alle solite interviste con
proclami sempre delusi, tipo quelle rilasciate dal presidente, dal mister e da
capitan record. Bravo veramente: il silenzio in genere è dei forti nei momenti
critici.
Invece rispetto all’attaccante sampdoriano oggetto del
desiderio dei nostri dirigenti, devo dire che mi auguro fortemente che non sia
quello visto all’opera ieri sera all’imbrunire, altrimenti il rischio di avere
nella nostra rosa un nuovo Alvarez in versione centravanti sarebbe fortissimo e
francamente che la provvidenza ce ne scampi. Perché non siamo nella condizione
di poter effettuare scelte tecniche sbagliate nella prossima campagna acquisti.
Quindi tirando le somme dopo aver visto Genova, torniamo a
casa avendo bevuto il classico brodino. Dopo aver assistito agli ennesimi
ribaltamenti tattici di Strama, dopo essere stati spettatori di un calcio compassato
e provinciale. Spettacolo che purtroppo ha ben poco in comune rispetto a quello offerto da altri in
Europa.
Mettiamo tre punti sofferti in cascina, sempre con quell’espressione
un po’ così alla Paolo Conte. E come nel famoso brano del cantautore di Asti
lasciamo la città della Lanterna con un retrogusto amaro anche perché consapevoli
che vittorie come queste in tempi come questi sono figlie della logica del
risultato costi quel che costi.
Vale a dire buone per essere considerate al momento meglio
del classico calcio nel sedere, pessime se terminato un ciclo memorabile si
deve ripartire.
