Educazione Siberiana è prima di tutto un ottimo libro di Nicolai
Lilin. Racconta di fatti avvenuti nel sud della Russia. Sullo sfondo c’è una
città trasformata in una specie di ghetto per malavitosi appartenenti a varie etnie. Tra i
principali protagonisti ci sono due bambini di dieci anni circa: Kolima e Gagarin. Sono migliori
amici. Il loro è un legame fortissimo, una forma di affinità elettiva che li rende fratelli.
L'educazione che ricevono da nonno Kuzia è caratterizzata dalla assimilazione di varie tecniche di malaffare che riguardano furti, rapine, uso di armi. Ma questo avviene secondo i dogmi di una criminalità definita onesta. Il loro clan è contraddistinto da una sorta di codice
d'onore, al limite del condivisibile, che deve essere rispettato a ogni costo. Gli anni passano e i due ragazzi crescono, mentre nel mondo avvengono
mutamenti radicali, con la caduta del muro di Berlino che funge da evento centrale. Entro il quale le evoluzioni personali si intrecciano alle trasformazioni storiche.
Si tratta di un’opera molto controversa, che è piaciuta moltissimo oppure
detestata in ugual misura. Tuttavia comunque la si pensi, non è certo un romanzo che lascia
indifferenti. Opera dalla quale è stato tratto un film ben diretto da Gabriele
Salvatores, che nemmeno a farlo apposta, è stato oggetto di giudizi altrettanto contrastanti.
Siccome ritengo che dal momento in cui leggiamo qualcosa o guardiamo qualcosa,
ognuno di noi in conclusione, finisce per ricavarne una morale assolutamente personale, proverò a spiegare la mia. Allora io credo che sia il testo che il lungometraggio siano il
riuscitissimo svolgimento di una favola nera, tanto distante quanto
accattivante, perché segnata dalla grandezza e dai paradossi spesso a noi
incomprensibili dell’anima russa.
Tipica di quel grande popolo caucasico che da un lato guarda
ai paesi scandinavi e dall’altro rivolge lo sguardo al sol levante e al dragone,
l’unico al mondo a possedere una visione ancestrale dell’eterna lotta tra il
bene e il male. Conflitto che in sintesi, per me, è il vero tema di fondo della
narrazione in oggetto, vale a dire Kolima e Gagarin, novelli Abele e Caino dei nostri giorni.
Con questa premessa, sempre secondo il mio parere, Educazione Siberiana mi pare un'allegoria letteraria dell’Inter di questo periodo: perché nemmeno noi suscitiamo
distacco. Perché per quelli che non sono come noi, la nostra essenza è
decisamente indecifrabile un po' come quella russa. Perché siamo sempre vissuti sul filo del
rasoio tra trionfi e cadute. Specialmente adesso poi che il limite di demarcazione tra il nostro
meglio e il nostro peggio è sottile come non mai, un po’ come le perle di
saggezza di nonno Kuzia (e se dovessi trovare una similitudine a livello di personaggi nella storia dell’Inter,
penso somiglierebbe a Angelo Moratti, il nostro padre spirituale, colui che
ha creato la Grande Inter).
A queste analogie, almeno secondo la mia interpretazione, se aggiungono altre, riscontrate tra le più
belle citazioni che ho avuto il piacere di annotare. Sperando che qualcuno ne
tragga almeno uno spunto per riflettere, ecco a voi una sorta di Educazione
Interista:
Rispetto per tutte le
creature viventi eccetto che per la polizia, la gente che lavora nel governo, i
banchieri, gli usurai. In base a questo principio, penso che abbiamo tranquillamente il
sacrosanto diritto di insultare e contrastare tutti gli appartenenti alle
seguenti categorie: classe arbitrale, federcalcio, lega calcio, antennisti e ovini. Naturalmente
lo stesso trattamento va riservato ai disastrosi amministratori del patrimonio nerazzurro
da Paolillo a Fassone e ai pessimi consiglieri di cui Moratti si è circondato.
La fame viene e
scompare, ma la dignità una volta persa non torna mai più. Una considerazione che è assolutamente perfetta per il nostro presidente. Visto che ci si può ritrovare con il portafoglio vuoto, però la barra del timone deve essere tenuta, altrimenti ci si perde. Dato che a furia di assumere ex-juventini e
di abbracciare il loro capo-tribù, per elemosinare qualche favore, c’è il
rischio concreto che presto il decoro che ci ha sempre distinto vada a farsi
benedire una volta per tutte.
Chi vuole troppo è un
pazzo, un uomo non può possedere più di quanto il suo cuore possa amare. Quindi se ora come ora a livello agonistico e societario non possediamo molto, significa che in questo momento di audacia e
fierezza dalle parti di Corso Vittorio Emanuele ne è rimasta davvero pochissima. Oltretutto alimentando aspettative al momento irrealizzabili, sembra stiano desiderando di cavare il sangue dalle rape.
I simboli parlano attraverso i sentimenti, e per i sentimenti non esiste un alfabeto. Nulla vale come l’affetto, il senso
di appartenenza, e non esiste una maniera univoca per esprimere
tutto questo. Noi attualmente, io e tutti coloro che condividono le mie opinioni, siamo stracolmi rabbia per amore. Del resto ognuno elabora la condizione del tradimento come gli pare e piace.
È il tatuatore che
decide l’immagine e la posizione del tatuaggio, poiché è l’unico a possedere la
capacità di interpretare e applicare la tradizione. Dovendo fare una trasposizione che ci riguarda direttamente, purtroppo in questo caso, siamo davvero messi male.
Dopo l’allontanamento di Oriali, ultimo appartenente alla stirpe nobile delle bandiere nerazzurre, al momento è scomparso colui che ai piani alti è in
possesso del talento di poter incidere e tramandare i nostri rituali e i nostri principi come segni indelebili sulla nostra pelle.

