mercoledì 10 aprile 2013

OldStyle88



  • Il tifoso come dodicesimo uomo in campo. Da sempre si dice così: fondamentale per sostenere la squadra e essenziale per dare la proverbiale sveglia. Facendo capire a chi fa finta di non capire. Anche così si cresce, anche così si migliora.

    Nascondersi dietro a un dito, o fare gli struzzi serve a poco. Soprattutto quando il piagnisteo pur confortato da episodi abbastanza inequivocabili porta solo a ulteriori sfottò e  etichettature. Le tabelle con i torti arbitrali sul rigore che c'era e che se fosse stato accordato sarebbe stato automaticamente segnato, mi paiono un po' ridicole. 

    Soprattutto ripensando a Mourinho, a quando ci  aveva fatto vivere una delle serate emblematiche, sul modello di Davide contro Golia. Quel derby terminato in nove, nonostante un rigore contro decisamente dubbio, era stato comunque vinto due a zero. Più forti del fattore arbitri e di quella cricca malsana a cui non va giù l'Inter. 

    Intendiamoci: un conto è essere consapevoli che il calcio è un'industria nella quale i soldi contano eccome, pertanto le preferenze sulle vittorie potranno anche essere suggerite a tavolino per interessi non proprio etici, un altro sono invece i 90 minuti in campo. Quindi un discorso è la famigerata stagione 97-98 in cui troppe cose a dir poco sospette sono capitate finendo per dare alla Juve la certezza di vincere. 

    Un conto invece è la consapevolezza di una squadra che ha pesanti lacune strutturali, e che complice forse un livello generale abbastanza basso, con tre vittorie in più (facciamo le due sconfitte contro il Siena e quella contro il Bologna in casa) sarebbe comunque in lotta per un terzo posto che non rispecchia nessuna organizzazione societaria, nessuna idea di progetto portata avanti e difesa, nessun barlume di progetto giovani. 

    Diciamolo chiaro e tondo tra di noi cari amici interisti che ogni tanto ci domandiamo come la Champions sia arrivata nel 2010 e siamo solo nel 2013. Vi sembrano passati tre anni??? A me sembra ne siano trascorsi dieci. E' tornata la giostra di allenatori che avevamo dimenticato da un po', scelte di mercato senza una logica (nessuno dice di prevedere il futuro, ma lavorare affinché un futuro si verifichi, quello si), ingresso in società di persone completamente estranee al nostro mondo delle quali metto in dubbio sia la buona fede che la professionalità.





    Adesso non voglio scagliarmi come mio solito contro Moratti, il quale merita uno spazio a parte per gli smemorati, ma va chiarito come il fatto grottesco del rigore di domenica e le successive dichiarazioni in linea con il tifoso-struzzo di Bonolis, grande nella dialettica e nella passione nerazzurra, non possono e non devono essere un alibi verso un risultato che non arriva a causa di errori di fondo:
    -Con o senza rigore prendiamo sempre troppi gol.
    -Con o senza rigore abbiamo perso troppe partite in casa, troppe partite comunque  e contro squadre spesso più che abbordabili.

    Con o senza rigore abbiamo effettuato scelte di mercato prive di logica. Perché un ragazzo come Livaja, per il quale non prevedo una carriera come Messi, ma che in Europa League ha segnato 4 goal e in campionato ha giocato pochissimo, meritava se non altro la chance di restare in rosa per tamponare eventuali infortuni. Infortuni che quando sono capitati però nel ruolo si era scoperti perché il nostro è stato ceduto per prendere un'ala/terzino. 

    La storia è vecchia: compriamo giocatori anche buoni che finiscono con l'eclissarsi per la mancanza di progetto e programmazione. Dopo vengono svenduti, salvo poi accorgersi nelle loro nuove squadre che poi in fondo in fondo tanto male non erano. 

    Naturalmente gli arbitraggi sono di sicuro stati penalizzanti e se la statistica dice che è da un girone intero che non ci fischiano un rigore a favore, un motivo ci sarà. Però se vogliamo fare sul serio un salto di qualità e cercare almeno di non trascorrere i giovedì a casa proviamo a analizzare ciò che veramente è successo. 

    L'errore dello sventurato Gervasoni va inquadrato ora come non mai come un episodio. Un odioso episodio che non cancella però due stagioni di scelte aberranti sia a livello economico, sia a livello di squadra.