Il declino è proprio una brutta bestia. Nella condizione umana
tutti troviamo indigesto il concetto di giovinezza che sfugge in un soffio. Del
resto ammettiamolo, nessuno di noi vorrebbe invecchiare. Si sa, fare i conti con
il tempo che scorre in linea di massima, è un’esperienza sgradevole. Molto spesso il confronto con il
passato è impietoso in un’esistenza comune
Figurarsi dunque, se si tirano in ballo le celebrity o se nello
specifico il discorso riguarda lo sport e ancora più in particolare il football.
E’ innegabile che essere un grande calciatore professionista e vivere
l’involuzione in prima persona del proprio corpo, sia terribilmente complesso.
Arrendersi al fatto che in un futuro prossimo i tifosi non ti
acclameranno più, che presto sarai meno appetibile per media e sponsor non
penso che sia così semplice. Del resto se in tutta una carriera si alimenta il
proprio ego con applausi, ovazioni e attenzioni, il percorso per rinunciare a
questa giostra sfavillante per forza di cose è fuor di dubbio difficile.
Perché la nostalgia, in questo caso, è un dolore che
scaturisce dal desiderio irrealizzabile di poter essere nuovamente vigorosi e prestanti
come lo si era da ragazzi. Del resto non si è consapevoli di quanto sia
prezioso l’ardore fisico, finché non ci si rende conto di quanto si sia
affievolito. E quando si prende coscienza che gli anni più belli sono svaniti, credo
che sia normale essere attanagliati da uno smarrimento più che comprensibile.
Quindi due sono le ipotesi: o ci si adegua oppure si fa finta
di niente. In pratica c’è chi reagisce, a questo ineluttabile stato di cose, e
pur con un groppo in gola decide di concludere la propria carriera a alti
livelli. Mentre al contrario c’è chi si racconta le balle da solo, perché forse
incapace di leggere e affrontare la realtà, e prosegue cocciutamente con tutte
le conseguenze del caso.
A questo proposito, trovo molto pertinente un antico
proverbio russo: a volte bisogna fare un
passo indietro, per farne due in avanti. Ecco mi piacerebbe tanto che
qualcuno che ho applaudito, incitato e incoraggiato per anni riuscisse a
cogliere l’essenza più genuina di queste parole: saper mollare in tempo per regalare un ricordo memorabile che non venga
immalinconito da prestazioni sempre più in affanno.
Purtroppo leggendo le ultime dichiarazioni rilasciate di
alcuni dei miei eroi, sembrerebbero invece, per dirla facile, non tanto
intenzionati a mollare l’osso. Personalmente ne sono rammaricata, perché
ritengo che lasciare al culmine del successo ti possa consacrare nella terra degli immortali. Mentre intestardirsi a rincorrere un passato che sta
scivolando come sabbia tra le dita, provoca sempre più tristezza e alimenta un
disappunto sempre più forte.
Per certi versi è un discorso assimilabile a quello dei volti
di certi sex symbol di venti anni fa, che nel tentativo di arrestare il tempo
si sono man mano trasfigurati per mano di chirughi plastici compiacenti, fino a
diventare inverosimili e grotteschi.
Non mi resta allora che invitare i miei beniamini ormai non più
giovani a fermarsi. Per permettere alla memoria dei tifosi di conservare
totalmente integri i momenti di maggior fulgore, dato che : Il tempo raffredda, il tempo chiarifica; nessuno stato d'animo si può
mantenere del tutto inalterato nello scorrere delle ore (Thomas Mann).
