giovedì 3 gennaio 2013

I tormenti della Decadenza

Il declino è proprio una brutta bestia. Nella condizione umana tutti troviamo indigesto il concetto di giovinezza che sfugge in un soffio. Del resto ammettiamolo, nessuno di noi vorrebbe invecchiare. Si sa, fare i conti con il tempo che scorre in linea di massima, è un’esperienza  sgradevole. Molto spesso il confronto con il passato è impietoso in un’esistenza comune

Figurarsi dunque, se si tirano in ballo le celebrity o se nello specifico il discorso riguarda lo sport e ancora più in particolare il football. E’ innegabile che essere un grande calciatore professionista e vivere l’involuzione in prima persona del proprio corpo, sia terribilmente complesso.

Arrendersi al fatto che in un futuro prossimo i tifosi non ti acclameranno più, che presto sarai meno appetibile per media e sponsor non penso che sia così semplice. Del resto se in tutta una carriera si alimenta il proprio ego con applausi, ovazioni e attenzioni, il percorso per rinunciare a questa giostra sfavillante per forza di cose è fuor di dubbio difficile.

Perché la nostalgia, in questo caso, è un dolore che scaturisce dal desiderio irrealizzabile di poter essere nuovamente vigorosi e prestanti come lo si era da ragazzi. Del resto non si è consapevoli di quanto sia prezioso l’ardore fisico, finché non ci si rende conto di quanto si sia affievolito. E quando si prende coscienza che gli anni più belli sono svaniti, credo che sia normale essere attanagliati da uno  smarrimento più che comprensibile. 


Quindi due sono le ipotesi: o ci si adegua oppure si fa finta di niente. In pratica c’è chi reagisce, a questo ineluttabile stato di cose, e pur con un groppo in gola decide di concludere la propria carriera a alti livelli. Mentre al contrario c’è chi si racconta le balle da solo, perché forse incapace di leggere e affrontare la realtà, e prosegue cocciutamente con tutte le conseguenze del caso.

A questo proposito, trovo molto pertinente un antico proverbio russo: a volte bisogna fare un passo indietro, per farne due in avanti. Ecco mi piacerebbe tanto che qualcuno che ho applaudito, incitato e incoraggiato per anni riuscisse a cogliere l’essenza più genuina di queste parole: saper mollare in tempo per regalare un ricordo memorabile che non venga immalinconito da prestazioni sempre più in affanno.

Purtroppo leggendo le ultime dichiarazioni rilasciate di alcuni dei miei eroi, sembrerebbero invece, per dirla facile, non tanto intenzionati a mollare l’osso. Personalmente ne sono rammaricata, perché ritengo che lasciare al culmine del successo ti possa consacrare nella terra degli immortali. Mentre intestardirsi a rincorrere un passato che sta scivolando come sabbia tra le dita, provoca sempre più tristezza e alimenta un disappunto sempre più forte.

Per certi versi è un discorso assimilabile a quello dei volti di certi sex symbol di venti anni fa, che nel tentativo di arrestare il tempo si sono man mano trasfigurati per mano di chirughi plastici compiacenti, fino a diventare inverosimili e grotteschi. 

Non mi resta allora che invitare i miei beniamini ormai non più giovani a fermarsi. Per permettere alla memoria dei tifosi di conservare totalmente integri i momenti di maggior fulgore, dato che : Il tempo raffredda, il tempo chiarifica; nessuno stato d'animo si può mantenere del tutto inalterato nello scorrere delle ore (Thomas Mann).