mercoledì 5 giugno 2013

OldStyle88

Non ho fatto in tempo a raccontare la metamorfosi del tifoso, che purtroppo ormai utilizza un linguaggio e si interessa di argomenti di cui non ha per ovvie ragioni la competenza necessaria per parlarne, e subito mi trovo ad affrontare gli stessi argomenti in prima persona (che sono mediamente come tutti gli altri, quindi non un luminare in materia). Da anni non leggevo così tanti giornali sportivi e articoli su internet, sarà perché questa trattativa Moratti-Thohir mi affascina e mi preoccupa allo stesso tempo.

Ci sono cose che leggo e che mi esaltano, tipo un servizio migliore per il tifoso, augurandomi che si prendano scelte in termini di merchandising e di servizio in generale – ovviamente senza quadruplicare i prezzi - o fascino di uno stadio come san Siro che da certe parti c’è scritto che verrebbe rilanciato senza impiegare i famosi 300.000.000 di euro in una costruzione bensì per il mercato. Altre invece mi deprimono, cioè l’opposto delle precedenti affermazioni.

Naturalmente la mia preoccupazione è che come prima cosa non deve assolutamente essere svenduta la nostra immagine e la nostra tradizione, ma per un furbone dell’economia come questo signore, immagino questo non accadrà proprio per interesse suo personale ancor prima che per un discorso etico (del quale non gli fregherà nulla). Mi chiedo però come si sia arrivati a questo punto, un punto in cui il problema fondamentale è la mancanza di cash.

Credo che la risposta si debba trovare nella cattiva priorità data ad alcuni fattori dal quale ne dipendono altri. L’idea comparsa da qualche parte “i soldi li mettiamo per fare prima una squadra forte, poi ne parliamo del nuovo stadio, tanto c’è già San Siro” mi sembra più che logica. Dato che se hai una squadra forte che compete per vincere ovviamente la gente va allo stadio, e se va allo stadio ti compra il biglietto e già che ci siamo pure la maglietta sulla quale compare un trofeo vinto l’anno precedente.



Ovviamente questo ragionamento semplicistico va valutato con analisi accessorie quali i prezzi, e il servizio menzionato prima, ma stento a credere che con tutti gli sponsor che ci sono (andate sul sito dell’Inter e vedrete una lista bella lunga) non si possa organizzare un piano lento ma inesorabile, preciso, e studiato per migliorare l’entità del fatturato.

Questo perché a parer mio sono stati sfruttati troppo poco argomenti che non vanno ricercati chissà dove. Sarebbe semplicemente bastato pensare alla nostra storia! Marchi, simboli, vittorie, di cui queste ultime per fortuna, anche molto recenti. Per il resto credo che l’unico vero e fruttuoso modo di guadagno sia dato dal capitale umano, che in primis deriva dal settore giovanile.

In una tabella vista recentemente si menzionava la cessione di 3 giocatori: Santon ( 4 milioni) Balotelli (per 28) Martins (per 18) che in totale fanno 50 milioni. Secondo me con gli incassi derivati da queste cessioni avremmo potuto evitare acquisti quali Pereira e Gargano (sono i miei pallini negativi). Inoltre se si fosse fatto un serio piano di investimento riguardante il settore giovanile, ci sarebbero stati evidenti benefici economici in quanto ai giocatori in questione non è stato dato altro se non lo stipendio.

Ovvio che se si comprano a botte di 10 milioni  calciatori che poi o non vengono valorizzati e quindi malamente gestiti, o completamente sbagliati nella valutazione i conti non possono che risentirne.

Di conseguenza in base al rendimento della squadra, ruota tutto il resto, fatto di spettatori, sponsor e merchandising. Fatevi un giro sui siti delle società inglesi e tedesche e vedrete che la serietà nel mettere in piedi una squadra che vinca, o per lo meno concorra ogni anno a vincere, porta poi tutto il resto e quindi i vantaggi sono assolutamente evidenti, con stadi pieni e una valorizzazione maniacale di tutto ciò che sia possibile valorizzare, contrariamente a quanto capita da noi, non solo all’Inter ma in Italia in genere.

Tutto questa situazione poteva tranquillamente essere evitata, e ora non ci troveremmo nella condizione di correre il rischio troppo alto secondo il vecchio detto ma sempre valido e attuale: “chi lascia la strada vecchia per la nuova …. sa quel che lascia ma non sa quel che trova”. Però è altrettanto vero che chi non risica non rosica.