lunedì 3 giugno 2013

Giorni vissuti pericolosamente




Comunuque la si pensi, circa la madre di tutte le trattative, cioè quella tra gli indonesiani della famiglia Thohir e la famiglia Moratti, bisogna riconoscere che questi negoziati tengono tutti noi sul filo del rasoio. Visto che c’è chi teme l’invasione straniera dei nostri colori e chi al contrario è preoccupato che gli indonesiani possano tirarsi indietro e lasciarci in una situazione di oggettiva difficoltà finanziaria e agonistica.

Volendo dare il mio parere su una vicenda così delicata e decisiva rispetto al nostro possibile futuro, è di fatto uno spartiacque delle nostre prospettive, prima di tutto vorrei fare una precisazione, giusto per sgombrare il campo da ogni equivoco. E’ questa: tutti noi preferiremmo al posto del tycoon appartenente alla sfera dei nuovi ricchi che avanzano, un imprenditore stramilanese, straricco e strainterista. Comprendo sia un concetto banalotto, che richiama alla mente una battuta televisiva di catalana memoria, del resto chi non vorrebbe essere bello, ricco, simpatico e intelligente, piuttosto che brutto, povero antipatico e stupido? Ma è così.

Chiusa la parentesi, dovendo analizzare la situazione e le prospettive in base alle informazioni che sono riuscita a reperire, di fronte alla domanda di un mio caro amico, vale a dire se Moratti deve vendere oppure no …  semplicemente ho risposto: penso da sempre che nella vita ognuno di noi deve essere grado di sostenere il ruolo che si è scelto e se per una serie di motivazioni si è impossibilitati a farlo, allora è preferibile passare la mano.



Questo perché facendo dei ragionamenti sensati, considerazioni peraltro già esternate  in maniera informale con amici sia di persona che nel variegato mondo del web, credo purtroppo che la famiglia proprietaria della nostra amata squadra abbia qualche affanno di troppo in termini di liquidità. Altrimenti:

1)Perché vendere grosso modo il 20% di Saras a uno squalo come Igor Sechin, uno che è in pratica l’alter-ego di Vladimir Putin? Insomma se non ci fosse alcun problema perché tirarsi in casa di fatto il Cremlino, che al di là della quota posseduta è certamente un socio non ingombrante, ma di più?

2)Perché pochissimi tifosi sono al corrente del fatto che nel cda dell’Inter siede Pier Francesco Saviotti, cioè l’A.D. del Gruppo Banco Popolare? Solo a me questa presenza ricorda la storia di Unicredit e la Roma di Rossella Sensi, e forse si presta a essere un’analogia che provoca qualche motivo di imbarazzo?

3)Perché se veramente va tutto bene, si incarica la banca d’affari Lazard per cercare qualcuno che sia interessato a rilevare delle quote societarie? Inoltre, perché illudere la gente nerazzurra che questo qualcuno sia disposto a far gestire per esempio 100/150/200 milioni di euro  proprio allo stesso management che da 3 anni a questa parte producono perdite di bilancio valutabili in 80 milioni di euro a stagione e hanno accumulato debiti per oltre 300 milioni? Davvero esiste Babbo Natale in carne e ossa?




Logico quindi che oltre a questo, dopo aver preso visione degli ultimi due bilanci dell’Inter, io mi sia chiesta: oh ma non è che a soldi siamo alla canna del gas?”. E se siamo alla canna del gas come credo, mi domando anche: però i cosiddetti morattisti che mi contrappongono il discorso del tutto legittimo della continuità, del cuore e della tradizione, dopo se la sentiranno, parlando in via ipotetica, di stappare le bottiglie quando due altri bolliti come Rolando Bianchi e Flaminì planeranno in quel di Appiano?

Inoltre a proposito del cuore, seriamente c’è davvero chi pensa che due come Fassone e Branca possano in qualche modo surrogare due giganti dell’interismo come Peppino e Giacinto? E poi oggi in società esiste qualcuno con una statura morale tale da eguagliare quelle di Prisco e Facchetti? E’ presto detto, secondo me non c’è nessuno. Dunque questo richiamo alle nostre radici non è un po’ troppo tardivo?

Ha senso l'attuale chiamata alle armi in favore di una presunta difesa dell'italianità quasi fosse uno schermo totale a garanzia e protezione di ogni tipo di default, quando molti di noi  ricordano alla perfezione presidenti quali Riva, Farina, Romero, Ferlaino, Tanzi, Cragnotti, Sensi e Cecchi Gori saltati gambe all'aria? Glazer e Abramovich saranno tifosi di Man Red e Chelsea? Non saprei, ma dal punto di vista sportivo e finanziario, hanno raggiunto risultati così disprezzabili? 

Infine che personaggi del calibro di Sconcerti, Suma e Christillin, cioè dei nostri nemici giurati sempre pieni di livore nei nostri confronti, stiano implorando Moratti di non vendere allo straniero, non è perlomeno singolare e non insospettiscono nemmeno un pochino queste esternazioni surreali? Ora non è che questi cialtroni in realtà siano spaventati dalla prospettiva concreta di una squadra altamente e nuovamente competitiva nel giro di poco tempo? In altre parole non è che si stiano cagando adosso questi qui?

Per tutte queste ragioni io spero che questi giorni densi di tumulto e trepidazione si concludano con un avvicendamento al vertice. Lo so, in tanti hanno timori. Mentre la mia più grande preoccupazione è questa paura del nuovo, remora atavica che peraltro rispecchia l’Inter ma anche l’Italia intera. Infine, come ha recentemente raccontato in maniera ineccepibile il mio amico OldStyle, questa non è una vita per noi. Noi costretti nostro malgrado a interessarci di bilanci, plusvalenze, fair play finanziario, liberatorie di fidejussioni e chi più ne ha più ne metta. 

E’ il mio desiderio più grande, archiviare questo periodo cupo dedicato ai freddi numeri, dedicato a qualcosa che non ci appartiene, per tornare a occuparci di quello che succede in campo e sugli spalti, per tornare a fare la cosa che in verità ci riesce meglio: tifare e sognare.