giovedì 27 giugno 2013

OldStyle88



Il cellulare suona e interrompe il mio far niente serale. E' un mio amico, che non può aspettare la birra del venerdì sera per domandarmi cosa mi sia saltato in mente dal tirare in ballo positivamente, il Milan nel mio ultimo post.

Mi perdonerà l'avvocato Prisco, ma sono sicuro che anche lui a tu per tu con l'entourage con il quale ha collaborato nella sua vita nerazzurra, non avrebbe fatto lo struzzo per risolvere i problemi o fatto finta di nulla.

Non è stata mai una mia prerogativa farlo, nel calcio e nella vita.Senza voler ripetermi su alcuni concetti che chi mi segue, ormai avrà capito circa il mio modo di vedere le cose e di concepire il calcio e l'Inter, spiegherò ai più giovani, o ai più smemorati che il tifoso nerazzurro Silvio Berlusconi, che per capirci chiamerò il “Thohir di Milano 2”, prese il Milan in una situazione decisamente critica perché l'investimento dava prospettive migliori e per tutta una serie di motivi, durante la sua presidenza che corrisponde a circa un quarto della storia rossonera, ha portato nella bacheca della società molti trofei, tanto da autodefinirsi anche se in modo un po' forzato, il club più titolato al mondo.

C'è da dire che molti altri ne sarebbero potuti arrivare, contando finali perse, non solo di Champions o Intercontinentali, ma anche di Supercoppe italiane ed europee perse per strada.

La storia però dice che in un lasso di tempo relativamente breve, fino al 1996 per intenderci, il Milan vince cinque scudetti, tre Coppe dei Campioni, e altro che non essendo milanista non ricordo alla precisione (due intercontinentali ci sono di sicuro). A questo aggiungiamo anche altre due finali sempre di Coppa Campioni perse.

Niente male quindi, finché arriva il 1996 e per due anni il Milan diventa la squadretta dell'oratorio. Immaginate il loro inizio dell'ultima stagione e prolungatelo per due anni (più o meno come l'Inter quest'anno ma io dico che forse era peggio).

Il tifoso milanista, conosciuto per la sua passionalità e presenza, vantando numeri da capogiro anche a Milan – Cavese di serie B, dimentica per un attimo il palmares che nessuno avrebbe anche solo immaginato nell'estate in cui il Berlusca comprò il Milan, e contesta pesantemente.

Copiando il DNA della Milano Bauscia, i milanisti inveiscono e contestano come credo mai nella loro storia, diventando precursori del lancio delle torce nel derby (Inter – Milan 3-1 marzo 1997, sette giorni esatti dopo averne prese sei in casa dalla Juve) e concedendo un bis l'anno dopo in un Milan Parma in cui i giocatori faticarono a entrare negli spogliatoi (non dal campo a fine partita, proprio al loro arrivo allo stadio).

Non si sono viste patetiche scene di isterismo collettivo con applausi dopo sconfitte cocenti anche se quelli in campo avevano vinto tutto e quindi andava bene così ancora, diciamo, per una decina di anni. Anche tempo fa, i loro striscioni sono stati a dir poco corrosivi. 



Non mi risulta nemmeno che vivano di ricordi ricordando che loro il Barcellona l'avevano battuto in finale ad Atene 4-0 nel 1994 e quindi anche prima di giocare al Camp Nou lo scorso anno erano comunque i più forti.

Il loro atteggiamento di controllo che la tensione fosse sempre alta così come l'impegno e la voglia di vincere ha portato poi il club a vincere il campionato del 1999 seppur con una dose di fortuna non indifferente, e con l'arrivo di Ancelotti subito dopo a gettare le basi per un nuovo ciclo di vittorie italiane e non.

Questo per quei tifosi interisti che nel 2030 quando la Juve o il Milan di turno giocheranno contro il Bayern Monaco ricorderanno che l'inter di 20 anni prima era decisamente più forte visto che li aveva battuti e magari continueranno ad applaudire una squadra inguardabile tornata nella mediocrità degli anni pre-Mancio.

Purtroppo la serietà non si compra al mercato, e, che piaccia o no, l'impegno ha portato a delle piacevoli conseguenze per loro, pur con tutti i “se”e i “ma” del caso.

Non mi pare di aver visto la dirigenza Milan in questi anni appoggiare oltremodo i guerriglieri zapatisti del Subcomandante Marcos, Emergency di Gino Strada, o gli Inter campus che mi sembrano più con finalità sociali che sportive; e stiamo parlando di una società di calcio.

Aggiungeteci una certa simpatia per cinesi, con maglie rosse annesse, e questa società farebbe invidia al Leonkavallo. Per tutti i detrattori del Berlusca, che preciso subito, mai ha preso un mio voto, e mai lo prenderà, i quali dicevano che il Milan serviva a lui per altre finalità, magari politiche ed elettorali nello specifico, cosa dovrebbero dire quindi di Moratti?

Chi sostiene molto ipocritamente (sia che si tratti di tifosi o di addetti ai lavori) che calcio e politica siano cose separate, dovrebbe quindi pensare che ognuno in realtà porta la sua mentalità e le sue idee della vita di tutti i giorni applicate alla squadra che gestisce, sia esso allenatore, dirigente, o presidente.

Tutti i presidenti hanno fatto almeno in parte un discorso politico, durante le proprie gestioni. Dunque tenendo conto della tradizione meneghina nerazzurra, contestatrice e poco avvezza a menù raffinati ma con portate scarse, da sempre più incline a piatti più semplici e abbondanti, questo stile da centro sociale ha molto poco a che vedere con la nostra storia.

Il Cavalier Pellegrini, sfortunato nel gareggiare a Milano contro quel Milan vinci-tutto agli albori, sapeva perfettamente che le caratteristiche adatte per l'Inter si trovavano nei Rumenigge, Matthaeus, Ruben Sosa, non certo nei Recoba.