lunedì 24 giugno 2013

OldStyle88


Se c’è una stagione che odio a pelle è l’estate. Sarà perché per me non è sinonimo di vacanza, sarà perché non ho nulla da fare se non lavorare, ma proprio non la reggo.

Eppure un aspetto positivo questa volta c’è: non ci sono partite grazie alla nostra estromissione dall’Europa. Non sono pazzo. E’ che una volta ogni tanto non farsi viaggi come Spalato e Vaslui giova alle ferie, al portafogli, e pure alla salute.

Ovviamente l’interista pantofolaio con babbucce e camomilla mi criticherà dicendo giustamente che a casa l’avrei vista meglio, avrei speso meno, e che soprattutto non me l’ha scritto il dottore di andare sempre e ovunque.

Vero, ma me l’ha prescritto la mia coscienza, perché come andavo a Modena dopo l’eliminazione dalla Champions in semifinale contro il Milan, come andavo a Reggio Calabria in Coppa Italia a dicembre (dite la verità ..  di quella partita non vi ricordate vero?) sono stato anche a Madrid a veder alzare la Coppa, quindi devo esserci sempre e comunque anche in campi poco affascinanti (che poi il fascino dipende dai punti di vista).

Il riposo però non è totale; qualche giro su youtube giusto per restare in argomento e vedere un po’ di azioni, gol, e rivivere giornate di dieci anni fa almeno  non solo riguardanti l’Inter soddisfa la curiosità.

Mi sono imbattuto in alcuni reportage inglesi, di partite ma anche di tifo, rinfrescandomi la memoria di cose che già sapevo. Per esempio ci sono club come il Millwall e il West Ham che non hanno mai avuto particolari soddisfazioni calcistiche, che sentono moltissimo un derby che sportivamente dice poco da quando una delle due tifoserie (non ricordo mai quale delle due), in un giorno di metà anni ‘20, incrociò le braccia partecipando a uno sciopero generale, mentre l’altra continuò a lavorare.




Da lì il motivo di un astio secolare che viene portato avanti dai nipoti dei nipoti di quei lavoratori. Che dire poi di Rangers e Celtic Glasgow, separati da motivi principalmente religiosi? I cattolici Celtic sostenitori dell’Ira che non potranno mai entrare in linea con lo stile di vita dei protestanti Rangers, filo monarchici.

Come ho sempre sostenuto, soprattutto quando parlavo del derby di Roma, puoi avere tutti i soldi che vuoi e i manager più bravi al mondo, ma se non capisci ciò che serve al tifoso, allora fai la fine del Sig. Pallotta a Roma, convinto ancora che non sia successo nulla quando in realtà la gente giallorossa è a dir poco seccata da una finale storica di Coppa Italia , persa.

Perciò cari interisti, se una volta la nostra società (come tutte le società di calcio) aveva un seguito sicuramente vasto ma presenze più circoscritte causa la difficoltà a raggiungere Milano, ora voli low cost, treni velocissimi, offerte vantaggiose, e partite alle ore più disparate, permettono anche a chi vive lontano, organizzandosi, di trovare un senso nell’abbonarsi allo stadio perché per una partita al sabato sera o domenica pomeriggio alle 15:00, ci sono migliori possibilità.

Ciò che non deve cambiare, o meglio deve ritornare ad essere, non è un San Siro scambiato per il circo Togni, cappelli da giullare e facce colorate, ma un pubblico critico e costruttivo che non si faccia abbindolare dal fumo della dirigenza, più orgoglioso e consapevole di essere parte integrante del mondo Inter.

Cioè quello che non sta avvenendo. Il primo mattone per essere grandi non è dato da disponibilità finanziarie oltre ogni logica, da acquisti faraonici, e da progetti lunari.

Ci siamo noi che dobbiamo trasmettere a tutti orgoglio e soprattutto consapevolezza che non siamo un branco di scemi che pendono dalle labbra di ormai ex giocatori o dirigenti che ormai sembrano solo in grado di sparare cazzate.

Poi vengono gli altri, che devono operare ben sapendo che non ce la danno a bere così facilmente. Fin quando si applaudirà dopo un 2-5 subito in casa contro l’Udinese …. mettete pure da parte sogni di gloria di ogni tipo.

Vi ricordo che chi contestava alla prima occasione dopo anni di trionfi italiani e non, ha continuato a trionfare, e quelli come ben sapete sono a Milano, ma non siamo noi (ac milan stagione 1996/1997, dal 1988 a quel momento mi fermo con il ricordare 3 coppe dei campioni vinte e un paio di altre finali perse).