Se
c’è una stagione che odio a pelle è l’estate. Sarà perché per me non è sinonimo
di vacanza, sarà perché non ho nulla da fare se non lavorare, ma proprio non la
reggo.
Eppure
un aspetto positivo questa volta c’è: non ci sono partite grazie alla nostra
estromissione dall’Europa. Non sono pazzo. E’ che una volta ogni tanto non
farsi viaggi come Spalato e Vaslui giova alle ferie, al portafogli, e pure alla
salute.
Ovviamente
l’interista pantofolaio con babbucce e camomilla mi criticherà dicendo
giustamente che a casa l’avrei vista meglio, avrei speso meno, e che
soprattutto non me l’ha scritto il dottore di andare sempre e ovunque.
Vero,
ma me l’ha prescritto la mia coscienza, perché come andavo a Modena dopo
l’eliminazione dalla Champions in semifinale contro il Milan, come andavo a
Reggio Calabria in Coppa Italia a dicembre (dite la verità .. di quella partita non vi ricordate vero?) sono
stato anche a Madrid a veder alzare la Coppa, quindi devo esserci sempre e
comunque anche in campi poco affascinanti (che poi il fascino dipende dai punti
di vista).
Il
riposo però non è totale; qualche giro su youtube giusto per restare in
argomento e vedere un po’ di azioni, gol, e rivivere giornate di dieci anni fa
almeno non solo riguardanti l’Inter soddisfa la curiosità.
Mi
sono imbattuto in alcuni reportage inglesi, di partite ma anche di tifo,
rinfrescandomi la memoria di cose che già sapevo. Per esempio ci sono club come
il Millwall e il West Ham che non hanno mai avuto particolari soddisfazioni
calcistiche, che sentono moltissimo un derby che sportivamente dice poco da
quando una delle due tifoserie (non ricordo mai quale delle due), in un giorno
di metà anni ‘20, incrociò le braccia partecipando a uno sciopero generale,
mentre l’altra continuò a lavorare.
Da
lì il motivo di un astio secolare che viene portato avanti dai nipoti dei
nipoti di quei lavoratori. Che dire poi di Rangers e Celtic Glasgow, separati
da motivi principalmente religiosi? I cattolici Celtic sostenitori dell’Ira che
non potranno mai entrare in linea con lo stile di vita dei protestanti Rangers,
filo monarchici.
Come
ho sempre sostenuto, soprattutto quando parlavo del derby di Roma, puoi avere
tutti i soldi che vuoi e i manager più bravi al mondo, ma se non capisci ciò
che serve al tifoso, allora fai la fine del Sig. Pallotta a Roma, convinto
ancora che non sia successo nulla quando in realtà la gente giallorossa è a dir
poco seccata da una finale storica di Coppa Italia , persa.
Perciò
cari interisti, se una volta la nostra società (come tutte le società di
calcio) aveva un seguito sicuramente vasto ma presenze più circoscritte causa
la difficoltà a raggiungere Milano, ora voli low cost, treni velocissimi,
offerte vantaggiose, e partite alle ore più disparate, permettono anche a chi
vive lontano, organizzandosi, di trovare un senso nell’abbonarsi allo stadio
perché per una partita al sabato sera o domenica pomeriggio alle 15:00, ci sono
migliori possibilità.
Ciò
che non deve cambiare, o meglio deve ritornare ad essere, non è un San Siro
scambiato per il circo Togni, cappelli da giullare e facce colorate, ma un
pubblico critico e costruttivo che non si faccia abbindolare dal fumo della
dirigenza, più orgoglioso e consapevole di essere parte integrante del mondo
Inter.
Cioè
quello che non sta avvenendo. Il
primo mattone per essere grandi non è dato da disponibilità finanziarie oltre
ogni logica, da acquisti faraonici, e da progetti lunari.
Ci
siamo noi che dobbiamo trasmettere a tutti orgoglio e soprattutto
consapevolezza che non siamo un branco di scemi che pendono dalle labbra di
ormai ex giocatori o dirigenti che ormai sembrano solo in grado di sparare
cazzate.
Poi
vengono gli altri, che devono operare ben sapendo che non ce la danno a bere
così facilmente. Fin quando si applaudirà dopo un 2-5 subito in casa contro l’Udinese …. mettete
pure da parte sogni di gloria di ogni tipo.
Vi
ricordo che chi contestava alla prima occasione dopo anni di trionfi italiani e
non, ha continuato a trionfare, e quelli come ben sapete sono a Milano, ma non
siamo noi (ac milan stagione 1996/1997, dal 1988 a quel momento mi fermo con il
ricordare 3 coppe dei campioni vinte e un paio di altre finali perse).
