mercoledì 10 luglio 2013

OldStyle88


Quando dormo ci sono poche cose che possono svegliarmi, e gli  amici che mi fanno compagnia durante le trasferte lo sanno bene. Che sia aereo, treno, pullman, non è un problema sonnecchiare della grossa in attesa di arrivare nella città ospitante. In estate poi è anche peggio. Poiché rifiutando in ogni modo di “vivere” calcio nel modo che da settembre a maggio mi caratterizza, passo delle domeniche splendide tra divano-letto-divano! Finalmente direi!

Da questo torpore anche psicologico vengo svegliato da un articolo letto in internet, del quale non so, non mi importa, non mi interessa conoscere l’autore, le sue generalità, la sua età. Ne riporto uno stralcio, il più significativo: 

"L’aspetto peggiore di questa vicenda riguarda quei tifosi che, senza colpo ferire, sputano su chi ha portato l’Inter sul tetto d’Europa e del Mondo. Moratti e la sua famiglia vivono il club da anni, da generazioni. Sono parte integrante di essa, possiamo dire siano una cosa sola. Difficilmente possiamo rivedere una così forte unione nella storia di questo sport. Agnelli-Juventus aveva anche implicazioni politiche, così come - inutile sottolinearlo - Berlusconi-Milan. Non Moratti-Inter, un binomio squisitamente emotivo. Che vale. Che pesa. Un binomio anche vincente, albo d’oro alla mano. Vincente e di classe, con quello stile inimitabile che tante invidie ha attirato a sé. C’è chi di stile ne parla, chi ne fa adesivi e chi, invece, lo cristallizza con l’esempio concreto. Rinunciare a tutto questo, francamente, appare arduo. Magari, in un futuro forse non troppo lontano, lo si dovrà fare “per il bene dell’Inter”. Ma sarà triste e anche un po’ sbagliato. Comunque vada, non ci stancheremo mai di chiedere rispetto per Massimo Moratti e la sua famiglia. Che equivale a chiedere rispetto per l’Inter stessa."



Visto che mi sento orgogliosamente chiamato in causa, e avendo cominciato ad andare allo stadio a quattordici anni, dal secondo anno di presidenza Moratti, vorrei porre all’autore alcune domande e altrettante considerazioni.

- Sputare su chi ha portato l’Inter sul tetto d’Europa. 
Ero convinto fino a ieri che la squadra costruita da Mourinho, intrattenitore, psicologo, combattente, giardiniere, barista, amico, confidente, generale di ferro e tante altre cose che giustificavano pienamente lo stipendio annuo percepito, fosse la causa di tante prestigiose vittorie. Una squadra in cui il nostro presidente non ha mai messo il becco. Si perché prima invece, e per prima intendo prima di Mancini, la sua voglia di trattare l’inter come la playstation, lo aveva portato a cambiare allenatori come cambiare vestiti, licenziare un Gigi Simoni assolutamente degno mister di una squadra che da pretendente allo scudetto è passata a una stagione anonima. Ha mandato l’Inter grazie alla sua incompetenza ospite fissa di Zelig, e regalato un sogno a milioni di Gobbi … quel 5 maggio che solo e per fortuna otto anni dopo è stato esorcizzato. Abbiamo dovuto digerire Marcello Lippi, avremmo dovuto fare altrettanto con Luciano Moggi e Fabio Capello, se solo il nostro innamorato presidente così impegnato a fare il bene dell’inter, avesse potuto. Che dire poi dei mille milioni di giocatori transitati per Appiano, vogliamo ricordare che squadrone è stato messo su? Va bene Ronaldo, Simeone, Ince, Zamorano, ma facciamo una formazione reale di fenomeni voluti dal nostro presidente.Il portiere è l’unico ruolo che non mi evoca disastri particolari, abbiamo sempre avuto ottimi interpreti, e su questo, a parte qualche riserva forse non troppo adatta, ci siamo. In difesa possiamo affidarci a una coppia di centrali di ferro: Bruno Cirillo e Matteo Ferrari, capaci di far fare a Comandini una doppietta nel derby del 6-0. Sulla fascia destra l’attuale (speriamo per poco) Jonhatan è degno compare dei suoi predecessori anche se del lato opposto, Gresko, Brechet, Macellari.A centrocampo teniamoci forte. In mediana l’estro di Vampeta unito all’impeto di Guglielminpietro, sono ben amalgamati dalle ultime scelte Gargano e Pereira.In attacco poi la punta di diamante è stata Hakan Sukur, già del Toro e quindi profondo conoscitore del calcio italiano. Chi poteva essere spalla se non uno strapagato e sopravvalutato ma sempre a sotto rendimento di Alvaro Recoba? 10 anni di inter a giocare quattro partite all’anno solo per un suo sfizio, e qualsiasi allenatore doveva adeguarsi. Poi piangi miseria per aver riempito di oro delle pippe e non aver mai avuto un progetto per 10 anni???

- Albo d’oro alla mano.
Di certo non ha vinto poco. Scudetti, coppe italia, supercoppe italiane, mondiale per club, coppa Uefa. Tutto questo però è un parziale risarcimento per essere finiti sul libro delle barzellette a causa del suo egoismo nel scegliere giocatori/allenatori/dirigenti, il tutto con il complice assenso dei tifosi che come in questo caso giusto perché è Moratti, allora può fare tutto. E vogliamo ricordare quando le contestazioni della curva venivano fischiate da tutto lo stadio? Lugano, Helsingborg, il 5 maggio, 6 pere nel derby, l'Alaves, Villareal, più tutte le squadre e squadrette che abbiamo incontrato e che facevano di San Siro terra di conquista possono bastare? I trofei, eccezion fatta per la coppa Uefa, si sono concentrati tutti in un periodo ben definito, sei anni direi. Moratti è presidente dal 95, quindi per più della metà della sua presidenza, cioè quando ha deciso tutto da padre padrone, i risultati sono stati quelli di entrare di diritto nelle comiche. Negli altri, quando di fatto ha dato il là facendosi di fatto da parte a una gestione più professionale, abbiamo vinto tutto.



-La classe
Se la classe è la sua, allora siamo messi veramente male. Una classe che non conosce compromessi con dirigenti allenatori o addetti ai lavori nemici fino a ieri, tra cui joker Fassone (guardate le foto della firma del contratto con Deutsche bank). Uno stile talmente manageriale e vincente che mancherà in caso di cessione soprattutto agli avversari.
Infatti chi stile non ne aveva e risultava a tutti odioso e antipatico come Josè, è colui che ci ha portato più in alto che più alto non si può. Il rispetto non si chiede per chi spende buona parte dei suoi 1,2 miliardi di euro “ad minchiam” (alto termine giuridico a identificare uno che li butta nel cesso) ma per chi al di là dei trofei ti regala dignità e ti fa camminare sempre a testa alta.

-Il rispetto
Il rispetto lo chiedo io invece, per tutti noi, che hanno dovuto sopportare per anni i suoi capricci, il suo fare borioso spendendo e spandendo soldi a gente scarsa quando avresti trovato di meglio a costo zero nel tuo settore giovanile, trovando anche le risorse per fare uno stadio di proprietà che a parlarne mi ha frantumato le palle e che, giuro, mi sto muovendo io per trovare un’impresa edile e una colletta tra tutti per costruirlo, per poi scoprire (ma va??) che va bene così. Rispetto non è finire a Zelig, né essere una sicurezza, si per gli altri. Non ho mai sentito dire da un giocatore di un’altra squadra che il proprio presidente è l'ideale che tutti vorrebbero …. del nostro si.
Qualcuno spiega come mai?