Fedeli alla tribù, è il titolo di un romanzo scritto in modo
originale, efficace e corrosivo da John King. E’ un libro che racconta la vita
di Tom Johnson in prima persona. Un hooligan del Chelsea, durante gli anni ’90,
intento a trascorrere il suo tempo tra scontri, fughe dalla madama, sbronze
colossali e rapporti sessuali occasionali. E’ lo specchio di un’esistenza
condotta sul filo del rasoio, a tratti drammatica, a tratti ironica, comunque
sempre vera.
Di solito sono molto restia a dare consigli non richiesti,
visto che detesto riceverne, ma per una volta faccio molto volentieri
un’eccezione. Perché chi non conosce questo romanzo, se lo procuri e lo legga.
Ne vale veramente la pena. Anche il film The Football Factory tratto da quest’opera
è molto bello, ma l’originale è migliore perché graffia di più e ti resta
dentro.
Bella poi l’idea della tribù, considerata non una tematica legata
alla classificazione di un fenomeno o un trend, che in genere riguarda le
generazioni più giovani. Bensì una realtà autentica, come senso di sentirsi
parte di una comunità che è tale perché
ognuno di noi si è riconosciuto in questa maglia e in questi colori e nei
valori che rappresenta, insomma tutti insieme per il nero e per l’azzurro.
Visto che quando sei sugli spalti non conta niente se sei
giovane o vecchio, se sei uomo o donna, se sei bello o brutto, se sei ricco o
povero, se sei single o padre di cinque figli. E’ il bello di stare sugli
spalti di San Siro a godersi la partita, forse una delle ultime condizioni interclassiste,
che resistono in questo paese in cui si abbattono tutte le barriere legate allo
status sociale, economico e anagrafico.
Anche per quanto mi riguarda, posso affermare di aver sempre
incontrato ogni tipologia di personaggio al tempio,
come lo chiama un mio amico, e di
aver condiviso più che volentieri con loro momenti esaltanti e momenti
terrificanti a livello agonistico. E alzi la mano chi non ha mai associato
eventi epocali vissuti nella propria esistenza, come per esempio il cambio di
attività lavorativa, l’anno della maturità, il matrimonio etc etc etc.. a una partita o a una stagione particolare.
Dunque resto fedele ai colori e alla mia gente, nonostante il
disagio e il fastidio che ho provato nel sapere che Massimo Moratti si è
presentato sul palco alla festa della Curva Nord, a fare promesse che
difficilmente potrà mantenere. Quella sera ero al mare e il giorno seguente quando
ho letto la notizia sul giornale, francamente sono rimasta basita. In quanto
secondo me la parte ultras della tifoseria non dovrebbe essere troppo vicina
alla società, perché dovrebbe essere indipendente e incondizionabile, cioè dovrebbe agire
per amore o per rabbia. Per questo ho apprezzato, per una volta in vita mia, i tifosi romanisti in questi giorni, la loro
squadra ha fatto una stagione schifosa come la nostra però loro alla ripresa
delle operazioni non gliele hanno mandate a dire.
Mentre noi al primo giorno di ritiro eravamo complessivamente
assenti, mi ci metto anche io naturalmente, a esclusione di una ventina di
supporter. Atteggiamento figlio della delusione, dell’apprensione e della
confusione, tante e troppe domande attendono una risposta.
Moratti o Thoihr? Mazzarri ce la farà a restare il sergente
Hartman che si è presentato a Appiano per tutta la stagione? Belfodil e Icardi
saranno top o flop? Chivu e altri che sono finiti, strafiniti, morti e sepolti
se ne andranno o rimarranno a godersi una pensione d’oro? L’argenteria di casa
resterà intatta una volta tanto oppure sarà svenduta come sempre? Qualcuno nelle alte sfere pagherà per le
boiate che ha fatto in questo ultimo periodo o rimarrà ben saldo come di
consueto con il Bostik alla sua cadrega?
Fedele alla tribù nonostante lo sconcerto che provo rispetto
alla presunta difesa della milanesità della nostra società, da parte di alcuni,
quando se ci sono due presidenti che non sono milanesi di origine, sono proprio
Angelo Moratti nato a Somma Lombardo in provincia di Varese e il figlio Massimo
nato a Bosco Chiesanuova in provincia di Verona. Quando lo sponsor principale
sarà Deutsch Bank, dunque un’azienda non propriamente meneghina. Forse costoro
avrebbero preferito essere sovvenzionati da qualche negozio vintage del
naviglio grande, pur di tutelare il gonfalone della città?
E fedele alla tribù, nonostante tutto questo casino colossale.
E’ più forte di me. Non posso e non voglio fare a meno della giostra di
emozioni e imprecazioni, che mi suscita l’Inter. Anche se onestamente, in
questo momento prevale l’incazzatura totale. Anche se ora avessi un paio di
giorni liberi, non andrei a Pinzolo ma a Riva del Garda, dove il Bayern sta
facendo il ritiro. Non per Robben, Gòtze o Ribery di certo, ma per Karl
Heinz. Come mi manca, come vorrei che fosse qui a sistemare le cose.

