giovedì 11 luglio 2013

Fedeli alla Tribù

Fedeli alla tribù, è il titolo di un romanzo scritto in modo originale, efficace e corrosivo da John King. E’ un libro che racconta la vita di Tom Johnson in prima persona. Un hooligan del Chelsea, durante gli anni ’90, intento a trascorrere il suo tempo tra scontri, fughe dalla madama, sbronze colossali e rapporti sessuali occasionali. E’ lo specchio di un’esistenza condotta sul filo del rasoio, a tratti drammatica, a tratti ironica, comunque sempre vera.

Di solito sono molto restia a dare consigli non richiesti, visto che detesto riceverne, ma per una volta faccio molto volentieri un’eccezione. Perché chi non conosce questo romanzo, se lo procuri e lo legga. Ne vale veramente la pena. Anche il film The Football Factory tratto da quest’opera è molto bello, ma l’originale è migliore perché graffia di più e ti resta dentro.



Bella poi l’idea della tribù, considerata non una tematica legata alla classificazione di un fenomeno o un trend, che in genere riguarda le generazioni più giovani. Bensì una realtà autentica, come senso di sentirsi parte di  una comunità che è tale perché ognuno di noi si è riconosciuto in questa maglia e in questi colori e nei valori che rappresenta, insomma tutti insieme per il nero e per l’azzurro.

Visto che quando sei sugli spalti non conta niente se sei giovane o vecchio, se sei uomo o donna, se sei bello o brutto, se sei ricco o povero, se sei single o padre di cinque figli. E’ il bello di stare sugli spalti di San Siro a godersi la partita, forse una delle ultime condizioni interclassiste, che resistono in questo paese in cui si abbattono tutte le barriere legate allo status sociale, economico e  anagrafico.

Anche per quanto mi riguarda, posso affermare di aver sempre incontrato ogni tipologia di personaggio al tempio, come lo chiama un mio amico, e  di aver condiviso più che volentieri con loro momenti esaltanti e momenti terrificanti a livello agonistico. E alzi la mano chi non ha mai associato eventi epocali vissuti nella propria esistenza, come per esempio il cambio di attività lavorativa, l’anno della maturità, il matrimonio etc etc etc..  a una partita o a una stagione particolare.

Dunque resto fedele ai colori e alla mia gente, nonostante il disagio e il fastidio che ho provato nel sapere che Massimo Moratti si è presentato sul palco alla festa della Curva Nord, a fare promesse che difficilmente potrà mantenere. Quella sera ero al mare e il giorno seguente quando ho letto la notizia sul giornale, francamente sono rimasta basita. In quanto secondo me la parte ultras della tifoseria non dovrebbe essere troppo vicina alla società, perché dovrebbe essere indipendente e incondizionabile, cioè dovrebbe agire per amore o per rabbia. Per questo ho apprezzato, per una volta in vita mia,  i tifosi romanisti in questi giorni, la loro squadra ha fatto una stagione schifosa come la nostra però loro alla ripresa delle operazioni non gliele hanno mandate a dire.

Mentre noi al primo giorno di ritiro eravamo complessivamente assenti, mi ci metto anche io naturalmente, a esclusione di una ventina di supporter. Atteggiamento figlio della delusione, dell’apprensione e della confusione, tante e troppe domande attendono una risposta.

Moratti o Thoihr? Mazzarri ce la farà a restare il sergente Hartman che si è presentato a Appiano per tutta la stagione? Belfodil e Icardi saranno top o flop? Chivu e altri che sono finiti, strafiniti, morti e sepolti se ne andranno o rimarranno a godersi una pensione d’oro? L’argenteria di casa resterà intatta una volta tanto oppure sarà svenduta come sempre?  Qualcuno nelle alte sfere pagherà per le boiate che ha fatto in questo ultimo periodo o rimarrà ben saldo come di consueto con il Bostik alla sua cadrega?

Fedele alla tribù nonostante lo sconcerto che provo rispetto alla presunta difesa della milanesità della nostra società, da parte di alcuni, quando se ci sono due presidenti che non sono milanesi di origine, sono proprio Angelo Moratti nato a Somma Lombardo in provincia di Varese e il figlio Massimo nato a Bosco Chiesanuova in provincia di Verona. Quando lo sponsor principale sarà Deutsch Bank, dunque un’azienda non propriamente meneghina. Forse costoro avrebbero preferito essere sovvenzionati da qualche negozio vintage del naviglio grande, pur di tutelare il gonfalone della città?



E fedele alla tribù, nonostante tutto questo casino colossale. E’ più forte di me. Non posso e non voglio fare a meno della giostra di emozioni e imprecazioni, che mi suscita l’Inter. Anche se onestamente, in questo momento prevale l’incazzatura totale. Anche se ora avessi un paio di giorni liberi, non andrei a Pinzolo ma a Riva del Garda, dove il Bayern sta facendo il ritiro. Non per Robben, Gòtze o Ribery di certo, ma per Karl Heinz. Come mi manca, come vorrei che fosse qui a sistemare le cose.