E’ il momento della pausa per le nazionali. E’, o almeno sembra, tutto fermo. Si
aspetta, nello stesso modo in cui si aspetta speranzosi lo scorgere dell’alba
dopo che la notte ha fatto il suo corso. Tutti in stand-by in attesa che succeda
qualcosa che ci possa togliere dall’imbarazzo. E soprattutto che qualcuno possa
colmare il vuoto lasciato di volta in volta da Mancini, Mourinho, Ibra, Eto’o, Maicon,
Sneijder etc etc. Del resto un'esistenza piena di rimpianto per quello che non c'è più, non è certo sinonimo di un bel presente in senso generale.
Già lo stallo è una condizione logorante in quanto tale, e se in società dicono che decideranno in base alla classifica finale, non mi sembra che questo sia di grande conforto per tutti noi. Intanto il gioco è generalmente pessimo, i nomi fatti per il prossimo mercato non solo non sono esaltanti, potrei anche capirlo visto le nostre difficoltà finanziarie, ma francamente mi appaiono poco funzionali a eccezione di Icardi.
Poi certo contro il Tottenham, ho rivisto la squadra nella versione che personalmente continuo a preferire di più, vale a dire quella vecchio stile. Per una volta i ragazzi hanno saputo riportarmi indietro nel tempo, alle favolose notti di coppa durante gli anni ’80. Quando si andava all’attacco prima con il cuore e il furore e poi con tutto il resto. Quando io salivo, ore prima del match, i gradoni di San Siro con il mio zaino Invicta che a pensarci adesso, pesava anche più di me.
Quando i giocatori chiamavano i loro figli con nomi normali, senza cedere a scelte stravaganti per ossequiare un celebre collega. Quando i campioni erano delle star grazie alle loro magie e non per il taglio di capelli, le fidanzate e altre cazzate del genere. Quando c’era ancora il trombettiere allo stadio che suonava la carica, la partita dei bambini (mica come il raccomandato Filippo adesso con i suoi striscioni telecomandati e portasfiga) precedeva quella dei grandi e i tamburi scandivano i cori.
Allora non c’era il terzo anello e nemmeno la copertura, per cui se pioveva ci si ritrovava scaraventati in una dimensione irreale tipo Blade Runner o Il Corvo. Un’epoca che non ci ha portato i successi in Europa che pure ci saremmo meritati. Ma che comunque è stato un periodo bellissimo per tutti quelli che lo hanno vissuto. Era il tempo della trance agonistica, in cui si vinceva e si perdeva da uomini. In cui se la qualificazione al turno successivo andava male, la curva tributava ai suoi eroi striscioni come questo:
A rifletterci bene, non so se la migliore prestazione della stagione, sia stata causata dal fatto che i nostri siano scesi in campo senza particolari pressioni, cioè non avendo niente da perdere, visto che la qualificazione era stata ampiamente compromessa dalla partita orrenda di Londra. O che gli Spurs erano convinti di avere già il gatto nel sacco. Oppure che qualcuno dei senatori punto nel vivo da critiche feroci, sia stato scosso nel suo orgoglio.
Potrebbe essere che sia stato questo insieme di fattori a coincidere alla perfezione in quella rigida sera milanese, durante un inverno lungo che al momento non ne vuole sapere di cedere il passo a giornate più miti. Come se il freddo di questa stagione avesse congelato oltre alle giornate anche le nostre prospettive future. Così forse con l’ultima occasione utile, alla maniera di un fiore che cresce nella neve, ho assistito con piacere a questa partita. Consapevole che potrebbe trattarsi del classico canto del cigno per molti nella nostra compagine.
Adesso durante la sosta questa sospensione alimenta le ipotesi più stravaganti inerenti a trattative (da qualche parte qualche buontempone ha sparato perfino il nome di Gerrard), assetti societari, allenatori in vista della prossima stagione. Non bastasse questo ci sono messi anche i soliti moralisti da ultima spiaggia con la storia dei cori contro Adebayor a spalleggiare un’inchiesta Uefa che più ridicola di così non si può.
Con che faccia vengano a guardare in casa nostra dei parrucconi che hanno organizzato un Europeo in uno stato dove i cani e i cristiani vengono presi a bastonate lo sanno solo loro. A testimonianza e riprova di quello che sostengo, pubblico più che volentieri il link del report annuale di Amnesty International in merito a tutte le violazioni che sono avvenute recentemente in Ucraina: http://rapportoannuale.amnesty.it/sites/default/files/Ucraina.pdf
Che poi le banane tempo fa siano state utilizzate anche contro Gennaro Gattuso, ma che in quel caso non ci sia stata nessuna levata di scudi, è altro discorso ancora. Però la dice lunga sul perpetuare il meccanismo dell’indignazione a persona. Va bene, ora mi fermo, per non inquietare oltre i cultori della patina del buonismo, che come la gratti un attimo ti accorgi di tutto il lercio che in realtà occulta.
A proposito ho letto che Galliani sarebbe un secondo padre per Balotelli, ma mi domando: la piccola Pia il suo papà lo avrà trovato oppure no? Imbarazzante che questo ragazzotto sia stato elevato al ruolo di icona antirazzista del nostro paese. Negli Stati Uniti hanno Obama e noi abbiamo Supermario. Proprio vero che ognuno, in questo caso ogni paese, ha quello e ha i simboli che si merita.
Si concludono qui le mie riflessioni sul momento dove tutto appare statico, dove solo noi siamo sempre pronti a darci una mossa, chi con la mente, chi con l'anima, chi con le gambe e chi con tutte e tre le cose messe assieme. Perché al solito nonostante la confusione, nonostante non si sa dove …. Non lo so ma dobbiamo andare …. poiché il nostro romanticismo ci impedisce di restare incagliati nell'immobilismo.

