Lothar Matthaus è originario della Baviera, precisamente di
Erlangen. E' stato uno dei nostri magnifici panzer. Talento pazzesco in tutti i
sensi, ha trascorso la sua esistenza come una rockstar. Solo che al posto della Gibson Les Paul Standard di Jimmy Page, incantava i suoi tifosi con il pallone, il distinguo era tutto qui. Con lui donne e goal
sono sempre andati di pari passo. A salvargli una carriera luminosa e
lunghissima, a differenza di George Best, è stato il suo fisico bestiale.
Grazie al quale ha potuto permettersi di attraversare gli anni e gli eccessi senza
particolari contraccolpi.
Bulimico
nella quotidianità, come lo era sul prato verde. La sua carica agonistica trovava
e trova rarissimi paragoni al mondo. Lo ricordo in ritiro qui a Varese non ci
stava a perdere nemmeno durante le partitelle. Di lui Maradona ha detto: E’ il
più grande avversario mai incontrato” una considerazione eloquente che
spiega la qualità immensa di questo tedesco.
Certo attualmente
è al quarto divorzio e progetta il quinto matrimonio. Quindi in qualche
misura il suo portafoglio ne avrà pur risentito. Però penso che Lothar sia uno
di quelli che in vita sua, non si sia proprio
fatto mancare niente. In perfetta simbiosi con la sua essenza di calciatore:
attaccava, difendeva, sbuffava, urlava, incoraggiava. Anche con il Trap prima ci litigava e
poi lo abbracciava.
Lui in campo era ovunque, il primo dei numeri dieci a giocare in cinquanta metri grosso modo.
In pratica è stato il primo dei tuttocampisti. Fosse in attività adesso, state pur tranquilli che uno come Iniesta lo avrebbe sverniciato alla grande. A volte nel
momento in cui ripartiva l’azione lo vedevi più arretrato di Matteoli e poi in una
frazione ridottissima, tipo una folata di vento, lo ritrovavi al limite dell’area
per tentare la conclusione o per servire un assist.
Di carattere
socievole era franco e leale come il suo sorriso. Perché si divertiva e ci divertiva. Al mister chiedeva di praticare
un gioko più akkressivo secondo la sua parlata crucca. Dopo la magnifica impresa
realizzata contro l’Aston Villa, lui disse “per
fare una grande vittoria, c’è stato bisogno di un grande casino tra di noi”. Coraggioso
come pochi era altrettanto schietto, non faceva sconti a nessuno, tanto meno ai giornalisti.
Quando la sua prestazione non era al livello dei suoi standard abituali, di certo non si nascondeva dietro
a un dito, ammetteva di aver giocato male e si scusava. Difficile oggi giorno
trovarne uno così, è sempre colpa di altro o di altri in linea di massima, se si
cicca la partita. Ancora adesso è ancora il più forte che abbia mai visto
giostrare lì in mezzo.
Arrivato Sneijder all’Inter molti amici lo accostavano al tedesco. Tuttavia
senza nulla togliere a Wesley, datemi retta non c’è proprio partita a livello
di personalità, mezzi tecnici, visione tattica e potenza. Visto che il raffronto è tra un grande giocatore e un fuoriclasse assoluto. Ricordo il suo
infortunio a San Siro contro Parma, che di fatto ha sancito la fine della sua
avventura in nerazzurro. E per dirla tutta in quel momento diciamo che se mi
avessero dato una coltellata mi sarei sentita meglio.
Allora la
nostra società non aveva creduto che lui potesse recuperare dalla rottura dei
legamenti del ginocchio. Invece a dispetto di tutti e tutto la sua carriera è
proseguita con risultati di tutto rispetto. Ricordo la finale persa dal Bayern
contro il Man Red di Ferguson, Lothar era stato il migliore in campo alla faccia della sua
veneranda età.
Poi quel povero disgraziato (Hitzfeld) che era in panca per i bavaresi ha ben pensato di toglierlo a pochi minuti dallo scadere. Ricordo il disappunto con cui aveva lasciato il campo. Ne aveva tutte le ragioni, infatti hanno preso due gol da Solskjaer, perché colui che lo ha sostituito (Fink) si è fatto infinocchiare due volte su due dal norvegese. Così hanno gettato alle ortiche una Champions già vinta.
Poi quel povero disgraziato (Hitzfeld) che era in panca per i bavaresi ha ben pensato di toglierlo a pochi minuti dallo scadere. Ricordo il disappunto con cui aveva lasciato il campo. Ne aveva tutte le ragioni, infatti hanno preso due gol da Solskjaer, perché colui che lo ha sostituito (Fink) si è fatto infinocchiare due volte su due dal norvegese. Così hanno gettato alle ortiche una Champions già vinta.
Mi era
sinceramente dispiaciuto quella volta per l'uomo e per il campione. Perché è uno di quelli che calcisticamente
io e i miei amici abbiamo amato alla follia. E siamo davvero contenti che nemmeno
lui ci abbia dimenticato. Nella sua ultima intervista televisiva in Italia per
l’ennesima volta ha manifestato il suo affetto enorme per i nostri colori: Sono ancora tifoso dell’Inter, a Milano ho
trascorso anni fantastici. Seguo sempre le gare dell’Inter e spero sempre il
meglio per il futuro della squadra nerazzurra.
E’ rimasto
un cuore nerazzuro, uno di noi: So tutto dell'Inter. E' la mia squadra, lo sarà per sempre. E' una questione affettiva difficile da spiegare. Quando la vedo giocare dentro di me è un tumulto di emozioni. E' rimasto tale e quale, la stessa persona che quando si era ragazzi andavamo a incoraggiare e applaudire. Darei anni della mia vita per rivederne uno uguale in tutto e per tutto con la
nostra maglia. Oggi è il suo compleanno. Auguri Lothar, ti voglio bene.

