sabato 2 marzo 2013

I Demoni di Antonio



Non è la prima volta che scrivo di Cassano. A inizio stagione avevo parlato di lui piena di speranza, ci credevo. Mi dicevo “adesso ha messo su famiglia, ha raggiunto una stabilità affettiva che la vita gli aveva negato da bambino, finalmente gioca nella squadra del cuore, diamogli una chance”.

E in effetti nei primi tempi in nerazzurro molti segnali erano incoraggianti. Si era presentato in ritiro in buona forma fisica, si era integrato bene nello spogliatoio, in campo cercava di dare il suo contributo anche in fase difensiva. Poi certo durava un’ora o poco più, però ci provava. Lo ricordo al derby di andata quando ha festeggiato il gol di Samuel sollevando con entusiasmo Walter e a fine partita festeggiare sotto la Nord nemmeno avesse vinto il mondiale.

In quei momenti ha manifestato il suo lato bello, la sua allegria, l’energia positiva che dispensava ai compagni. Quindi sì, ho sinceramente creduto che quel ragazzo che ha letteralmente divorato una carriera che avrebbe potuto essere stellare, avesse placato una volta per tutte i suoi demoni.

Era venuto al mondo con un dono che a pochissimi è concesso di possedere. Quello di appartenere alla esclusiva stirpe dei poeti del calcio: Maradona, Baggio, Zico, Figo e Giggs, solo per citarne alcuni. Sono coloro che non giocano a pallone, ma che con i loro piedi riescono a far danzare la sfera, il destino li ha resi capaci di sublimare il gesto tecnico in modo tale da tramutarlo in arte pura.  

Purtroppo una vita contraddistinta da eccessi fatti di litigi nello spogliatoio, indolenza negli allenamenti, un’esistenza fuori dal campo sregolata fatta di donne a go-go e nottate folli ha segnato e limitato la sua carriera. Penso che lui non abbia saputo esprimere nemmeno un terzo del suo smisurato potenziale.

Tuttavia ero convinta che la provvidenza portandogli l’Inter, la squadra di cui era tifoso da piccolo quando esprimeva il suo estro nelle strade di Bari Vecchia, gli aveva regalato un’occasione troppo  ghiotta per lasciarsela sfuggire: l’ultima possibilità di riscatto, l’ultima possibilità che aveva per salire nel gotha del calcio a cui era destinato fin da giovane, a cui non era approdato per le sue debolezze, per la sua testa matta. 





Tutto pare andare per il meglio, fino alla pausa invernale. Poi alla ripresa del campionato si ripresenta in campo con una forma che comincia a essere leggermente sferica. Dopo un piccolo problema muscolare gli complica il rientro. A pari passo con le ansie di Fantantonio, il rendimento della squadra comincia a essere zoppicante e preoccupante.  

Si arriva a febbraio. Si va in trasferta a Firenze. Senza troppi giri di parole, i nostri fanno letteralmente schifo tanto che quelli della Viola cantano “il pallone è quello giallo”. Nemmeno Cassano vede la boccia, anche se riesce a segnare il gol della bandiera. La telecamera lo omaggia di un primo piano, quando lo osservo ho qualche inquietudine.

I suoi occhi sono spenti, la scintilla di allegria e spensieratezza del suo sguardo appena approdato a Appiano Gentile è svanita. L’oscurità del volto mi appare subito un presagio pessimo. Cioè che il suo lato buio  prima o poi tornerà a farla da padrone. 

Infatti trascorrono si e no un paio di settimane e i media, alla vigilia della delicata partita di Catania, riportano questa notizia: Lite Stramaccioni-Cassano. Interviene Moratti. Stamattina si viene a sapere che il giocatore non è stato convocato dal mister. Forse sarà multato, forse no, forse ha ragione lui, forse l'allenatore.

Ma al di là di questo, resta l'idea irritante che l’idillio è finito. Il sogno della sua redenzione si interrompe qui. Per me e credo molti altri è tornato a essere quella insopportabile testa di cazzo che ha gettato alle ortiche il suo genio. Quello che è più forte di lui combinare sempre qualche casino, invece di mostrare al mondo la sua sconfinata classe.

Ora è verissimo che chi nasce tondo non muore quadro e viceversa. Però uno così che se avesse avuto un’altra testa avrebbe qualche Pallone d’Oro in bacheca e noi avremmo l’orgoglio di poter schierare un campionissimo nelle nostre file, ti fa venire una rabbia da sangue alla testa. Del resto non si nutrono rimpianti verso i mediocri.

Sono infastidita perché se si tratta di Inter a me piacciono gli happy end. E invece mi rendo conto che la rissa di ieri rappresenta solo l’inizio della fine. Una storia che è svoltata male e che temo terminerà anche peggio. Dovessi trovarmelo di fronte non potrei sottrarmi dal mandarlo a quel paese con tutto il mio cuore. 

Non gli mancava niente per riuscire a diventare l'ultimo dei fuoriclasse puri e invece ha preferito rimanere confinato nella terra di mezzo tra estro e degenerazioni, nel limbo di quelli che dividono. Allora quanta amarezza, che dispiacere per quello che poteva essere e non sarà più.