venerdì 27 giugno 2014

OldStyle88

Come al solito, dopo la concente eliminazione dalla massima competizione mondiale, le critiche dei media e i processi sono all’ordine del giorno verso gli azzurri. E una chiara dimostrazione della serietà e dell’efficacia con cui si affrontano le tematiche nel nostro paese sono le scuse accampate.

Non parlo di Balotelli perché mi sembra eccessivo definirlo calciatore, e meriterebbe un capitolo a parte che non ho voglia alcuna di aprire. Piuttosto mi riferisco alle sconcertanti motivazioni per giustificare la sconfitta.

Se il problema fosse la qualità di gioco, lo schema, l’allenamento, si dovrebbe trovare una soluzione inerente e pertinente al problema. Invece no. La colpa come detto più volte e che ho sentito in primis da Thiago Motta è del caldo. Incredibile a dirsi ma è così.

I perfidi organizzatori del mondiale hanno fatto apposta ad affidare al Brasile il compito di paese organizzatore. Per non dire dei calendari poi.. farseschi! Giocare due partite due su tre a quell’ora contro due squadre sudamericane è un chiaro complotto anti-italico.

Suggerisco quindi, date le premesse, di evitare di giocare le qualificazioni mondiali quando la competizione si terrà in località simili al Brasile. Partecipiamo solo dopo aver controllato attentamente il meteo.



Per i prossimi quindi riposo assoluto, se ne riparla poi a quelli successivi. Vedete? Così affrontiamo le difficoltà. Scuse, giustificazioni, mai guardare le cose come realmente sono per capirle, e questo accade in qualsiasi campo.

Non ho mai sostenuto la nazionale perché dovrebbe rappresentare una nazione che non mi rappresenta e sono convinto non rappresenta molti. I suoi risultati calcistici sono lo specchio di quelli di club e del calcio in genere in crisi sono figli di questa approssimazione e di una classe di responsabili fallimentare.

Diamo pure la colpa al caldo, agli stadi che devono essere nuovi, alle pressioni dei tifosi… forse quando ci accorgeremo che qualcosa va cambiato nel gioco del calcio in senso stretto, come formazione, come scelte tecniche, come crescita e limitazione degli stranieri, come organizzazione dei vivai e dei calendari… sarà come sempre troppo tardi

giovedì 26 giugno 2014

Anno Zero


E' andata come molti sospettavano, speravano o temevano. A seconda di come la si pensasse su Prandelli e sui ragazzi della nazionale. I nostri escono dai mondiali carioca in maniera a dir poco indecorosa. Così siamo al fatidico anno zero del calcio italiano:

Zero: come il cuore e il sacrificio profuso dai nostri. Alzi la mano chi ha visto un minimo di impegno e dedizione da parte dei nostri. L'elettrocardiogramma in questo senso oltrepassa il concetto di piatto. Come termine di paragone suggerisco a tutti gli indegni della spedizione azzurra di vedere e rivedere le partite della Grecia. Quei ragazzi giocano per il loro popolo ridotto allo stremo da una crisi economica. Per non parlare dei giocatori dell'Ecuador. Pur ridotti in dieci hanno fatto ballare e non poco la Francia. Loro a differenza degli ellenici vanno a casa, ma ci vanno a testa alta, applauditi da tutti coloro che ne hanno potuto ammirare l'ostinazione e il coraggio. Non possiamo certo dire la stessa cosa dei nostri azzurri. Questo è il distinguo tra chi scende in campo per rinvendicare l'orgoglio della propria gente e chi indossa gli scarpini bicolore per ottenenere una sponsorizzazione migliore, un nuovo contratto pubblicitario. In sintesi cambia la musica quando si lotta per il proprio popolo o si lotta per il proprio portafoglio. 



Zero: come la qualità di gioco espressa. Provare a imporre il gioco con il famigerato tiki-taka, senza riuscire a fare passaggi di tre metri è uguale a tentare di vincere Wimbledon senza imbroccare mai la prima di servizio: è impossibile. Oltre alla manovra davvero orrida inoltre mi sembra giusto fare un inciso sugli evidenti limiti di tecnica. Tanti scarsi sui fondamentali, mai si erano visti prima d'ora. Bisogna riconsiderare molti  aspetti. Specialmente riguardo la maturazione dei giovani. Dedicando a mio parere più attenzione alla tecnica individuale. In questo senso Verratti è sembrato una mosca bianca. E guarda caso è dovuto emigrare a Parigi, perché siamo un paese per vecchi e il mondo nostrano del pallone non è altro che l'ennesima metafora di uno stato sempre più abbruttito e rassegnato. 

Zero: come gli stracci che sono volati dopo la sconfitta contro l'Uruguay. Buffon e De Rossi sparano a zero contro Balotelli. Lui risponde come può e come sa, da pirla come sosterrebbe Mourinho. Ammettiamolo,  non è stato un bello spettacolo. Proprio per niente. Io dico che Facchetti, Scirea, Maldini, Baggio e altri al posto dell'attuale capitano si sarebbero morsicati la lingua piuttosto che scaricare su altri le responsabilità della sconfitta. E ragazzi come Riva, Boninsegna, Altobelli, Rossi etc non avrebbero certo avuto la spocchia del centravanti più sopravvalutato di tutta la storia del calcio italiano. La vittoria è risaputo, trova molti padri. La sconfitta invece no. Tra un pò che parlano, temo verrà data la colpa ai tifosi, speriamo di essere smentiti.

Zero: al finto buonismo di Prandelli e al suo codice etico applicato ad personam. Infatti l'unico che ci è andato di mezzo è stato quel povero cristo di Criscito, che oltretutto era innocente. Le sue dimissioni sono atto dovuto come quelle di Abete che per ironia della sorte ha finito il suo mandato proprio a Natal. Quando si dice la nemesi. E' il fallimento totale di una politica scellerata, che ha prodotto stadi fatiscenti, prezzi allo stadio stellari,uno spettacolo sempre più scadente, giochi di palazzo e il risultato lo abbiamo visto il 24 giugno. Bisognerebbe fare tabula rasa, anche se temo non sarà così.

Zero: a tutti i mass media. I repentini mutamenti di giudizio sul solito Mario e su altri sono stati degni dei più grandi funamboli al mondo. Poi peggio ancora, sulla tragica vicenda che ha portato alla morte di Ciro, hanno tenuto un atteggiamento ignobile. Prima additato a teppista, cosa peraltro smentita non appena c'è stato qualche riscontro tangibile, ora elevato a martire non appena si è avuta notizia della sua scomparsa. Meno male che hanno i denti in bocca (almeno la maggior parte di loro) altrimenti non si potrebbe distinguere la loro faccia da qualcos'altro. 







mercoledì 25 giugno 2014

OldStyle88


Il tifoso, a detta dei sommi profeti del calcio italiano, è il male di tutto. Deve andare allo stadio ma non deve tifare perché disturba. Se non tifa non crea atmosfera e il calcio non ne guadagna di interesse. Se fischia non può, perché è un ingrato. Insomma, tiene in ostaggio le società. 

Il discorso che in genere viene fatto per gli ultras è però in genere pertinente anche per tutta una serie di cose. Ciò che fa sorridere è che è vero. Del resto un noto business man americano sosteneva che: “il cliente è proprietario dell’azienda” perché se non compra ne determina il fallimento, o viceversa il successo. Molto molto semplice.

Quello che spesso però sfugge è il motivo per cui il tifoso spesso e volentieri negli ultimi tempi, fischia anche quando vince, è particolarmente critico, figuriamoci quando perde.

Ovviamente si sprecano i confronti con Germania e Inghilterra, ove è davvero raro assistere a una contestazione e a fine partita, anche dopo catastrofi sportive che in Italia sarebbero accolte con immaginabili conseguenze. A fine match si dà il cinque ai tifosi o si applaude anche quando è sancita una retrocessione.

Sono più civili? Più sportivi? Maggiormente intenditori di calcio tanto da capire perfettamente cosa è successo alla squadra? La mia risposta non è di certo la verità assoluta, ma credo ci vada molto vicino, per via delle mie sensazioni e di quelle di molti altri.



Ecco allora un momento di amarcord per spiegarmi meglio. Festa di Natale a Stoccarda 2006, con alcuni ultras di cui sono molto amico. Birra cibo e….giocatori che facevano i camerieri. Tra i quali c’era quel Mario Gomez ora militante nella Viola che serviva al nostro tavolo. Vero che a fine anno quella squadra vincerà la Bundesliga, ma anche in stagioni magre come quella appena conclusa il succo non cambia.

Tornando a noi, ecco cosa manca; la vicinanza tra squadra e tifosi. La gente molte volte fischia la sua intransigenza fischiando perché non è scema e vede che il calcio per molti giocatori è una fonte di guadagno secondaria. Ci sono le pagine dei giornali scandalistici, le pubblicità con macchine, schiume da barba, cibi, poi tavoli in discoteca, e poi se avanza tempo magari c’è anche il calcio.

Provare a vederli in vesti umane è pressochè impossibile, dato che affidano ai social network i racconti delle loro giornate, mentre a fine anno per due gol che fanno sono pronti a battere cassa e cambiare casacca senza essere più in grado di “divertirsi” proprio perché con le spalle coperte economicamente. Questa distanza, evidentemente mai percepita o percepita ma mai evidenziata, è secondo me la causa dell’inevitabile distacco.

Si fanno paragoni con squadre neo-retrocesse senza tenere in considerazione che in Inghilterra e in Germania non ci giocano solo i Rooney o i Robben (come del resto in Italia non ci sono solo i tevez e i Totti) ma pure giocatori più umili che evidentemente nel privato sono persone che stanno in mezzo alla gente e vivono da persone normali.

Nel precedente articolo esaltavo questa squadra di Manchester costituitasi per far si che certi valori del calcio non si perdessero in nome del business. Ci giocano ragazzi che si allenano di sera e lavorano di giorno... voi fischiereste gente così???

giovedì 5 giugno 2014

OldStyle88

Il Football Club United of Manchester, non è la mia maniera di nominare in modo errato il famosissimo Manchester United. E’ invece una squadra fonadata nel 2005, ovviamente di Manchester  di proprietà di un gruppo di tifosi dei Red Devils che avevano dovuto digerire di malavoglia pillole alquanto acerbe di calcio business. 

All’acquisizione del club da parte degli americani Glazier, i tifosi sono sbottati decidendo di fondare una loro squadra. Nome simile, stessi colori, ambizioni diverse, ma stessi ideali, sia che si giochi su un campo poco affascinante per una partita di promozione regionale inglese, sia che in palio ci sia la Coppa dalle grandi orecchie in qualche stadio – cattedrale sparso per l’Europa.

Il loro senso di comunità e di partecipazione affinchè il motto il calcio è dei tifosi non sia soltanto un modo di dire, porta la società a vivere di sole offerte, senza sponsor, e con aiuti e attività svolti dagli stessi tifosi che immagino possano andare dalla pulizia dei locali, al turno del bar nella sede.

I giocatori semi-professionisti, svolgono un lavoro normale durante la giornata per poi giocare di sera con la squadra. Stadio vecchio stile, prezzi bassi, tifosi realmente protagonisti e incapaci di fischiare dopo una sconfitta non tanto per un discorso di cultura british ma di apprezzamento oltre il risultato dell’impegno che a questo punto mi viene da dire tutto l’entourage ci mette.



Volevo portarvi a conoscenza di questa situazione, supportata da articoli e video facilmente reperibili in siti quali Sportpeople, così che al solito si possa riflettere sull’influenza che un tifoso può avere sulla riuscita dello spettacolo. Il tifoso che troppo spesso  invece non è capito , ma anzi è criminalizzato.

Siamo sicuri che fischi e contestazioni sia figlie dei risultati o della distanza che si percepisce tra giocatori e pubblico a livello di cuore, vita, impegno? Siamo sicuri che rilanciare il calcio possa passare solo da uomini d’affari e non da ciò che la gente davvero pensa e vuole?

Siamo certi che in Inghilterra delle leggi anti-hooligans, la fondazione di associazioni, club per club, in rappresentanza dei tifosi sia un qualcosa da non tenerne conto? Le stesse che da Londra in poi vogliono reintrodurre le gradinate, i prezzi popolari, i settori per i giovani in quanto l’età media dello spettatore inglese è un po’ altina?

Indipendentemente dai viaggi con la fantasia o più semplicemente con la passione che uno di noi ha, e che ci porterebbero a inventarci storie parallele a noi inerenti, credo ci siano elementi di sicuro interesse per riflettere, e che ci danno un conforto, almeno a me.

I valori che riconosciamo in una squadra al di là dei risultati, il significato che per ognuno di noi ha lo stile di vita dell’essere tifoso, sono un qualcosa che vanno oltre i risultati e il gesto tecnico nei 90 minuti e che sopravviveranno in eterno se davvero lo vogliamo.

La storia di questa squadra è di conforto e le nostre potenzialità infinite. Non per fondare una squadra costola dell’Inter (almeno…) ma per comprendere che sempre insieme esiste la possibilirtà di contare davvero di più.

domenica 1 giugno 2014

La Voce (imprecante, se non peggio) del Tifoso



Rosario:

Prendiamone assolutamente atto: dal triennio passato ne siamo usciti con le ossa rotte. Ci siamo ridimensionati al rango di "squadra periferica" anche nel campionato italiano. L'ex proprietario si è rivelato uno degli uomini più assurdi e incapaci del nuovo millennio, oltraggiando anche il nostro "senso storico". E essendo una persona dalla somma incapacità c'è il dubbio sempre più consistente che anche la cessione del club sia avvenuta attraverso gli stessi criteri scellerati, che in pratica ci avevano fatto fallire. Poi ok, tireremo le somme a settembre, ma che il nuovo proprietario non possa minimamente garantire un esborso di una decina di milioni di euro per un acquisto in un ruolo importante, per rilanciare un club "alla deriva" è francamente deprimente! C'è da riflettere!!!

Patrizia:


Proprio una bella botta l'aumento della tessera da 240 euro a 370 euro, ma è l'unica passione che ho.. pazienza. Poi certo per noi che facciamo anche qualche trasferta, diventa sempre più difficile...



Lyon:

La questione Mazzarri per come è stata trattata è la cosa più da coglioni mai vista!!! Tieni un allenatore per chiedergli di cambiare modulo e stile di gioco, nemmeno avesse venti anni. Ma questo mica lo cambi, così è e così resterà!!! Che poi quando Thohir lo caccerà, si ritroverà una squadra di cani da sbolognare e da rifare per l'ennesima volta!!!  Ora lui pensa di risparmiare ma poi vedremo a giugno 2015 quale sarà il suo guadagno!

Gianluca:

Mazzarri merita una chance? Perché era alla prima esperienza??? Ah ah ah ah ah ... Poi visto che tutti dicono che lo scorso anno è stato particolare, e in pratica abbiamo scherzato e raccolto solo dati.. Beh allora cazzo lo hanno pagato e lo pagano a fare 3,5 milioni di euro? Quindi ora o gli dimezzano l'ingaggio oppure lo cacciano visto che si inventa alibi a tutto spiano. Non che sia l'unico vedi Ausilio, il gobbo Fassone e altri ... 

Mario:

Seguo gli ultimi discorsi, e la sensazione di fondo seppure con opinioni diverse è quella di disorientamento, preoccupazione e dubbio. Poi rispetto a questo ognuno reagisce a modo suo.. 


lunedì 26 maggio 2014

OldStyle88

Quando si perde qualcuno di molto caro, nel mio caso specifico un genitore, torna alla mente ogni insegnamento, ogni ricordo, ogni cosa che questa persona ci ha lasciato, quasi fossero dei flash.

Da qualche giorno, le parole di mio padre ormai scomparso da un anno e mezzo, mi rimbombano nella testa per tante cose ma in particolare per il discorso “famiglie in curva” con un episodio molto significativo che vi voglio raccontare e spero sia molto chiaro.

Premessa: l’educazione che ho ricevuto può essere riassunta nel mettermi di fronte sempre e comunque alle mie responsabilità e le punizioni che ricevevo quando facevo qualcosa erano semplicemente un anticipo dell’effettivo svolgimento dei fatti (comunque inequivocabilmente era chiaro il colpevole…cioè io).

Avevo nove anni nel 1991 quando a fine aprile mio papà e mio cugino decidono di farmi terminare la mia prima stagione da tifoso assistendo a San Siro a Inter Cesena. In quella meraviglia nasce il mio desiderio più grande e cioè vedere la partita dalla curva nord.

Tornando a casa comincio a insistere su questo mio desiderio, e naturalmente da bambino capriccioso vado avanti per i giorni successivi, settimane, mesi, anni. Ebbene, la mia prima in Nord nel gruppo di cui faccio orgogliosamente parte ormai da molto tempo, sarà datata settembre 1996, Inter Perugia 1-0 con gol di Zanetti.



Nello spazio di cinque anni immaginate un po’ quante volte ho puntato i piedi.. ma nulla! Sentire la crociata delle famiglie in curva mi fa ridere se penso a ciò che i miei genitori mi dicevano: 

“Lì ci vanno ragazzi più grandi di te, perché saltano si spintonano, si divertono, ed essendo di venti anni in media non si curerebbero di te che ne hai nove dieci. Sarebbe facile cadere e farsi male perché la media delle persone che va in curva è di uno standard diverso. Ci andrai quando sarai cresciuto potrai permettertelo”. 

Non un accenno alla violenza, non una paternale su quei cattivi che la domenica si picchiano. Semplicemente: quello non è posto per te ora. Lo sarà. Ma non adesso.

Per chi sposa le teorie dei nostri signori politici e dirigenti della lega calcio con mirabolanti iniziative ridicole e insensate (come sempre; d’altronde se un incompetente costruisce male un qualcosa, pur distruggendola, se a costruirla è sempre lo stesso non potrà che rinascere una grandissima cazzata), potrebbe avere la risposta pronta nel ribattere che ai tempi avrei dovuto avere la possibilità di andarci anche io, pur avendo nove anni.

Bene, lo stesso discorso per me valeva quando al parco giochi volevo giocare con qualcuno più grande. Non cambiava di una virgola il suggerimento di mia mamma e di mio papà, che mi invitavano a fare ciò che la mia età mi permetteva salvo poi rimproverarmi se dopo aver disobbedito portavo sulle ginocchia i segni di quanto loro mi avevano ampiamente pronosticato.

Sono stato educato alla tolleranza ma al contempo alla difesa di ciò che è mio. In ambito stadio potrei riassumere: esiste la curva dove a vedere la partita ci vanno persone che hanno un determinato concetto su come viverla e devono rispettare se lo stadio intero non segue il tifo (sarebbe bello vedere San Siro sempre imbandierato ma rispetto chi ha altre esigenze), e esiste tutto il resto che deve rispettare però il modo di vivere la partita in curva. 

Se ci vieni sai cosa ti aspetta. Se vado altrove devo sapere io cosa mi aspetta. Sentirmi in quanto ultras un cittadino di serie b per la legge, e un facile bersaglio per tutti, non mi dà particolarmente fastidio anche perché ho smesso ormai da tempo di leggere giornali e guardare la tv.

Per i genitori però che lamentano la vecchia educazione che veniva impartita loro quando erano piccoli, sarebbe bello sapere se si riconoscono anche in questo negli anni 2010 oppure se hanno dimenticato la società civile in cui sono cresciuti.

lunedì 19 maggio 2014

OldStyle88


Cosa resterà di questa annata?

Per la maggior parte dei tifosi interisti, questo sarà l’anno degli addii di numerosi argentini del triplete o dell’arrivo di Thohir che subentra a Moratti.

Per me questi argomenti sono sicuramente molto meno importanti, rispetto alle reazioni del popolo italiano di fronte a numerose vicende che ci toccano molto più da vicino  di quanto si pensi. Lo stadio altro non è che una comparto facente parte comunque della sfera della propria vita.

E’ la stagione della discriminazione territoriale; curve chiuse, tifoserie improvvisamente pronte alle armi per la secessione (si noti: non contro tutto il Sud, solo contro Napoli), multe e polemiche.

La goliardia, il sale della competizione, il bello dello stadio, vengono improvvisamente bersagliati dal popolo che forse dimentica in modo decisamente troppo affrettato delle cose di cui ha riso e in certi casi applaudito fino a un attimo prima. Gli stessi napoletani improvvisamente si ergono a gestori dell’ordine pubblico, che non dovrebbe competere a dei semplici tifosi ma a delle autorità competenti.

In particolare, un ragazzo di che non conosco, che non ho mai sentito nominare, che proviene da un quartiere popolare di Napoli (credo quindi privo di quelle comodità che naturalmente non tutti possono avere)n, da solo tiene calma una folla di migliaia di persone. Invece di essere lodato e preso ad esempio viene deriso, vituperato, giudicato per il suo aspetto, per le sue braccia tatuate, per il suo soprannome che gli anti-discriminatori dovrebbero sapere essere un qualcosa di tradizionale e molto comune al Sud.

La sua diffida viene notificata anche per una maglietta che come sapete reca una frase invocante la liberazione del tifoso catanese in carcere per l’omicidio di Raciti, ma con un processo riaperto e ancora tutto da verificare, non privo di dubbi e di ombre.

Il moralismo del comune cittadino che sembra non curarsi della stessa richiesta medesima di Alfano nei confronti di Berlusconi o del caso Dell’Utri, quasi fosse la norma, viene smosso e richiede pertanto pene severissime che mirano solo alla sofferenza fisica. La pena di morte forse non sarebbe una tortura troppo atroce.

Gli stessi che il 25 aprile di ogni anno sfilano in piazza facendo bella mostra di canti e vessilli inneggianti la libertà e la costituzione italiana, la stessa che non devi toccare perché i nostri padri avrebbero combattuto per farci dire le nostre opinioni attraverso il diritto di voto o la manifestazione del proprio pensiero, in questo caso chiudono gli occhi e si frustrano di non poter sfogare la loro rabbia omicida verso il tifoso napoletano.

Oltre alle invenzioni giornalistiche c’è di più. I filmati delle manifestazioni di piazza, in cui operai, pastori, contadini, manifestano il loro diritto a voler lavorare e vivere dignitosamente ma tornano a casa con teste aperte, si sprecano. 



Perché?? Perchè qualcuno si prende la briga di rispondere con manganellate a caso a questi pericolosissimi personaggi ma non c’è problema! Loro possono, e vengono sempre giustificati  per il fatto che prendono 1200 euro al mese, sempre e comunque per libera scelta.

Gli insulti “macellai”, “assassini”, sono solo alcuni tra quelli che vengono urlati dalla folla. Ovviamente però quando aggressioni gratuite e metodi deontologicamente scorretti vengono applicati allo stadio, allora va tutto bene.

I politici, coloro che oltre i colori ci rubano quotidianamente, e dei quali siamo talmente nauseati che nemmeno li ascoltiamo più, diventano improvvisamente idoli incontrastati quando propongono fantasiose e improvvisate soluzioni alla violenza negli stadi, o meglio quella che loro classificano così.

E Abete Tosel e il resto della ciurma? Emettono comunicati dicendo che i tifosi non devono fischiare, e che le società hanno le mani legate dagli umori che una contestazione può portare. Bisogna stare buoni e subire senza fiatare. Dice niente nella vita di tutti i giorni una volontà dall’alto di controllare le masse non in modo chiaro, bensì subdolo???

La mia analisi, non tanto condivisibile da un punto di vista ideale (ci mancherebbe, non intendo monopolizzare il pensiero altrui o non tollerare chi ha opinioni diverse dalle mie), vuole solo segnalare una pecca abbastanza evidente di coerenza.

Ricordate sempre che oltre al tifo, al gol, ai cori, al divertimento, esistono spaccati della vita da stadio che altro non sono che lo specchio della vita comune. E se un potente qualsiasi vuole soffocare questi diritti e queste opinioni perché scomode o non in linea con quello che vuole… cominciate a riflettere sul fatto che gli venga concessa carta bianca dalla società.

giovedì 8 maggio 2014

OldStyle88

Qui di seguito alcuni stralci, non certo scritti da me, che dovrebbero essere familiari:

Art. 1
L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
(Non mi pare dati i recenti fatti politici post elettorali).

Art. 2
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
(Tutti coloro che parlano di reclusione, inasprimenti della pena, scioglimenti aggregativi evidentemente non ricordano questo passo.)

Art. 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
(Le leggi speciali contro gli ultras di fatto ne costituiscono una categoria a parte, repressa, discriminata, oltraggiata.)

Art. 5
La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento.
(Stanno creando LORO una discriminazione che non esiste, contro la città di Napoli)




Art. 13
La libertà personale è inviolabile.
Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell'Autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.
In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l'autorità di Pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all'Autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto.
È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà.
La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva
(Daspo?? A vita??? Tessera del tifoso? Diffide se mi reco in un’altra città?)

Art. 16.
Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza.
Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche.
Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge.
(Idem)

Art. 17.
I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz'armi.
Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso.
Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica.
(Scioglimento gruppi organizzati?)

Art. 18.
I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale.
Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare.
(Idem)

Art. 21.
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
(Una maglietta in cui esprim che secondo me una persona è innocente è perseguibile?)

Sono solo alcuni esempi. Non aggiungo altro.

martedì 29 aprile 2014

Niente è come sembra

Stavolta parto da un antefatto. Riguarda Inter-Bologna. Al solito gruppo di amici con l'occasione si uniscono a noi altre persone. Tra loro c'è anche un ragazzino di dodici anni, simpaticissimo di origine giamaicana, quindi non propriamente di razza caucasica. 

Nonostante questo a dispetto delle urban legends andiamo al Baretto. Noto luogo di perdizione dove la vulgata popolare tramanda la storiella   che si tratti di posto frequentato da personaggi solitamente inquietanti e di cui diffidare. Invece noi sprezzanti del pericolo (???) beviamo, mangiamo ci raccontiamo cazzate come al solito. E se devo essere sincera, mentre sostiamo lì, non ho avvertito alcuna ostilità nei confronti del giovanotto in questione. 

Poi la solita trafila per accedere al primo verde, cioè si mostra tessera, si va al tornello e via dicendo. Infine si salgono le scale e siamo lì. A quel punto succede qualcosa di molto italiano secondo me, nel senso peggiore della accezione. Per farla breve mi sento gli occhi addosso della maggior parte dei presenti. Avverto quasi il calore di una certa riprovazione, alla maniera fossimo stati colpiti da tanti impercettibili puntatori laser. 



Perché in teoria sono tutti santi e tutti politically correct, poi nei fatti la tolleranza e al contrario il pregiudizio più bieco e ignorante lo ritrovi dove meno te lo aspetti. L'ipocrisia della brava gente che ultras non è, ma se però incrocia uno dal colore di pelle non conforme, proprio non riesce a tenere nascosto tutto il suo squallore. 

Ho sempre pensato che le parole alla fin fine se le porta il vento. Poi sono gli atteggiamenti veri e propri a determinare la realtà. Come in questo caso niente è come sembra. E a tutti i benpensanti non mi resta che rivolgere un'ultima considerazione. 

Quando vi riempite la bocca con le solite scontate levate di scudi contro i cori della Curva Nord nei confronti dei napoletani, visto che ho letto stamattina amenità del tipo: Ha fatto bene Tosel, o la Nord è peggio di lui. Dunque quando esternate certe boiate, però pensate alla vostra reazione nel momento in cui vi può capitare di incrociare un altro ragazzo che conosco originario della terra di Albione, grande, grosso e nero. 

Ecco io quando lo becco allo stadio, per me è un piacere si ride e si scherza e resta uno simpatissimo e basta. Mentre voi magari se vi capita di intercettarlo per strada o cambiate marciapiede o girate la vostra bella faccina dall'altra parte. Ipocrisia portami via, vi scongiuro siete pregati di fare e dire altro nella vita, ma il calcio e lo stadio non sono per voi, siete impossibilitati e inadatti.


P.S. Certo che in un paese dove ergastolani in permesso premio se la danno a gambe e dove stupratori e pedofili stanno comodamente ai domiciliari, fare dei cori di sfottò ultras un discorso di emergenza sociale mi sembra un'assurdità senza paragoni.  E' la solita storia della pagliuzza e della trave. Infine la mancanza di acriticità e di accettazione di qualunque provvidemento mi fa capire ulteriormente perché ci ritroviamo i politici che ci ritroviamo e perché l'Italia sta andando sempre più in rovina.

lunedì 28 aprile 2014

OldStyle88

Leggere apre la mente” diceva lo striscione di presentazione alla coreografia di Inter Napoli. Quindi per aprire la mente bisogna leggere. Il problema è che spesso non si è capaci di farlo. Intelligenza e cultura sono due cose che non sempre vanno di pari passo.

Uno può essere intelligente e non acculturato, o acculturato ma non intelligente. Spesso ripensando alla scuola, ci ricordiamo di chi raggiungeva ottimi risultati stando sui libri davvero poco (grazie a una capacità di apprendimento veloce, ma non solo) e di chi passava ore sui libri per un misero “sei”.

Così di frequente questi ultimi erano più informati, ma non per questo erano più svelti di pensiero. La cultura dovrebbe servire a plasmare l'intelletto e l'intelletto a ampliare la cultura, eppure sovente i due aspetti viaggiano a compartimenti stagni.



L'ultimo esempio lo ha gentilmente fornito Beppe Severgnini. Tifoso interista, molto noto per la cronaca, che si è prontamente allineato al moralismo e al finto perbenismo regnante in Italia in merito al discorso del tifo. In un tweet si domandava come mai i ragazzi che fanno le coreografie in modo così spettacolare lanciano poi cori così scemi come quelli che poi credo sicuramente ci obbligheranno a due turni di squalifica della Nord. A dimostrazione di come una persona senza dubbio in possesso di informazioni inportanti, comunque non riesca a sottrarsi dalla retorica più banale.


I ragazzi con i quali condivido questo ideale di stadio e di tifo, sono diversi per molti aspetti l'uno dall'altro e proprio oggi scrivevo a uno che non vedo da qualche partita per sincerarmi se fosse tutto in quadro. Come sospettavo, la crisi che colpisce tutti costringe ad accettare senza riserve dei lavori che impongono logicamente orari poco flessibili ma permettono di guadagnare quei soldi che la persona in questione in buona parte spenderà per l'abbonamento e per le trasferte che come sempre nessuno ci invidierà fare.

Il loro ingegno e la loro passione portano poi a risultati scenici come quelli proposti, e oltretutto hanno una qualità ormai rara: la coerenza, nel mettere al primo posto la battaglia contro la libertà e la finta morale di un qualcosa che non esiste.

Fare quei cori era secondo me un qualcosa di obbligato. Non farli sarebbe stato come riconoscere un qualcosa che non è e darla vinta a chi ha inventato tutto questo teatro servendo su un piatto d'argento un'ammissione di colpevolezza per una non colpa.

Bastava leggere le parole contenute nel telo aperto sul primo anello, il quale conteneva parole scritte da John King non proprio uno degli ultimi autori ingesi, anzi. Sarebbe bastato questo per capire che ciò che le persone chiedono è quello di non addossare le colpe di un catastrofico fallimento a dei ragazzi che allo stadio si divertono, forse con qualche eccesso. Però di certo non sono la causa di tutti i mali, al contrario sono coloro che ancora permettono che la media presenza di ogni singolo stadio non crolli sotto limiti che li porterebbero a una partita di calcio dilettantistico.


Il calcio sta sprofondando, e forse qualcuno mi chiederà: bravo, tu parli ma cosa faresti per farlo nuovamente tornare a livelli migliori? Per motivi di spazio.... vi rimando alla prossima volta per ulteriori motivi di riflessione...