“Leggere apre la mente” diceva lo striscione di presentazione
alla coreografia di Inter Napoli. Quindi per aprire la mente bisogna leggere.
Il problema è che spesso non si è capaci di farlo. Intelligenza e cultura sono due cose che non sempre vanno di
pari passo.
Uno può essere intelligente e non acculturato, o acculturato
ma non intelligente. Spesso ripensando alla scuola, ci
ricordiamo di chi raggiungeva ottimi risultati stando sui libri davvero poco
(grazie a una capacità di apprendimento veloce, ma
non solo) e di chi passava ore sui libri per un misero “sei”.
Così di frequente questi ultimi erano più informati, ma non per
questo erano più svelti di pensiero. La cultura dovrebbe servire a plasmare l'intelletto e
l'intelletto a ampliare la cultura, eppure sovente i due aspetti viaggiano a compartimenti
stagni.
L'ultimo esempio lo ha gentilmente fornito Beppe Severgnini. Tifoso interista, molto noto per la
cronaca, che si è prontamente allineato al moralismo e al finto perbenismo regnante in Italia in merito al discorso del tifo. In un tweet si domandava come mai i ragazzi che fanno le coreografie in
modo così spettacolare lanciano poi cori così scemi come quelli che poi credo
sicuramente ci obbligheranno a due turni di squalifica della Nord. A dimostrazione di come una persona senza dubbio in possesso di informazioni inportanti, comunque non riesca a sottrarsi dalla retorica più banale.
I ragazzi con i quali condivido questo ideale di stadio e di
tifo, sono diversi per molti aspetti l'uno dall'altro e proprio oggi scrivevo a
uno che non vedo da qualche partita per sincerarmi se fosse tutto in quadro. Come sospettavo, la crisi che colpisce tutti costringe ad
accettare senza riserve dei lavori che impongono logicamente orari poco
flessibili ma permettono di guadagnare quei soldi che la persona in questione
in buona parte spenderà per l'abbonamento e per le trasferte che come sempre
nessuno ci invidierà fare.
Il loro ingegno e la loro passione portano poi a risultati
scenici come quelli proposti, e oltretutto hanno una qualità ormai rara: la
coerenza, nel mettere al primo posto la battaglia contro la libertà e la finta
morale di un qualcosa che non esiste.
Fare quei cori era secondo me un qualcosa di obbligato. Non
farli sarebbe stato come riconoscere un qualcosa che non è e darla vinta a chi
ha inventato tutto questo teatro servendo su un piatto d'argento un'ammissione
di colpevolezza per una non colpa.
Bastava leggere le parole contenute nel telo aperto sul primo
anello, il quale conteneva parole scritte da John King non proprio uno degli ultimi autori ingesi, anzi. Sarebbe bastato questo per capire che ciò che le persone
chiedono è quello di non addossare le colpe di un catastrofico fallimento a dei
ragazzi che allo stadio si divertono, forse con qualche eccesso. Però di certo non
sono la causa di tutti i mali, al contrario sono coloro che ancora permettono che la
media presenza di ogni singolo stadio non crolli sotto limiti che li
porterebbero a una partita di calcio dilettantistico.
Il calcio sta sprofondando, e forse qualcuno mi chiederà:
bravo, tu parli ma cosa faresti per farlo nuovamente tornare a livelli
migliori? Per motivi di spazio.... vi rimando alla prossima volta per ulteriori motivi di riflessione...
