Vi avevo detto tempo fa che il mio tifo per l'Inter nasce dall'ammirazione per un giocatore: Lothar Matthaeus. Esempio per me di concretezza, determinazione, carattere, continuità, doti queste che mi ha sempre trasmesso fin da subito e che mi davano un senso di tranquillità nel vederlo giocare. Non che non avesse classe; ma il termine nel senso più funambolico, alla brasiliana diciamo, non erano nel suo repertorio e se provava la giocata non era mai fine a se stessa ma doveva essere funzionale.
Non vi ho mai detto quindi chi è stato da me il giocatore più odiato. Non ho mai puntato il dito contro quelli scarsi; che colpa ne avevano se erano scarsi e venivano ingaggiati su simpatie interne, suggerimenti di amici etc? Cra semmai colpa di chi li faceva giocare, non certo loro che accettavano di giocare nell'Inter.
Perciò se pensate a Gresko ad esempio, sbagliate di grosso. Non che io non gli abbia augurato una marea di cose poco carine quel 5-5-2002 ma il giocatore da me in assoluto più insultato e la cui prima posizione di questa particolare classifica è inattaccabile ancora per molto tempo è... Alvaro Recoba! L'opposto del buon Lothar.
Discontinuo, avulso, quasi di passaggio, deconcentrato, giocatore di una supponenza quasi fosse Maradona, come sapete in tanti anni di Inter viene considerato da Moratti il suo miglior acquisto. Quindi potete capire che i conti tornano sempre: un mentecatto considera come miglior acquisto strapagandolo uno che non gli ha mai fatto vincere nulla se non qualche sporadico colpo di quella classe che gli riconosco ma che causa mancanza di umiltà non è mai saltata fuori con continuità... salvo nella sua parentesi a Venezia.
Di contro, parlare di Matthaeus è molto facile, allora vi nominerò un altro giocatore che non resterà nella memoria per la sua fantasia ma che per me è stato esempio di umiltà e concretezza: Benoit Cauet. Non era dotato di chissà quali piedi, lo ricordiamo però per la sua corsa e per le sue qualità di grande incontrista, un recupera palloni che ha servito l'Inter senza fiatare ricoprendo tutti i ruoli del centrocampo e anche di esterno di difesa (sinistro soprattutto dato che per anni siamo rimasti senza).
Le sue giocate erano inesistenti perchè consapevole dei suoi limiti tecnici, una volta strappato il pallone dai piedi dell'avversario lo appoggiava semplicemente a qualche compagno con i piedi buoni (e in quella squadra oltre a Ronaldo c'era Moriero nella stagione migliore della sua carriera, Simeone, Djorkaeff) lasciando a lui l'incombenza di costruire.
Sapevamo tutti però che era una certezza, perchè la sua corsa e il suo cuore non erano messi minimamente in dubbio. L'opposto per ora di Guarin, e non è l'errore madornale a Livorno in sé a farmi imbestialire, perchè errare è umano. Ma perseverare è diabolico quando l'errore nasce dalla superficialità che farebbe irritare anche un santo. Il suo incapponirsi in azioni personali ben sapendo di avere solo fisico e potenza ma classe zero, come se la partita fosse una sua partita contro il mondo intero, mi ricorda proprio Recoba quando doveva dimostrare al suo capo quanto era bravo.
Quando la sua prestazione individuale era più importante di quella della squadra. Oppure quando il Chino quasi disprezzava il colpo semplice ma utile e lo metteva in atto con supponenza e menefreghismo, tipo quei calci d'angolo battuti talmente male che anche il buon Scarpini si irritava e lo mandava platealmente a quel paese in telecronaca.
Ecco, Guarin mi riporta all'era del Chino, anche se sono sicuro che il suo persistere non gli consentirà di passare troppi anni all'Inter in villeggiatura stipendiata come accaduto precedentemente.Il cuore, l'umiltà, lo spirito di sacrificio, devono essere quelli di un Benoit Cauet. Torno a dire fino alla nausea che per vincere occorrono non solo i campioni ma anche chi con impegno e determinazione completa a dovere una formazione di guerrieri.


