giovedì 26 giugno 2014

Anno Zero


E' andata come molti sospettavano, speravano o temevano. A seconda di come la si pensasse su Prandelli e sui ragazzi della nazionale. I nostri escono dai mondiali carioca in maniera a dir poco indecorosa. Così siamo al fatidico anno zero del calcio italiano:

Zero: come il cuore e il sacrificio profuso dai nostri. Alzi la mano chi ha visto un minimo di impegno e dedizione da parte dei nostri. L'elettrocardiogramma in questo senso oltrepassa il concetto di piatto. Come termine di paragone suggerisco a tutti gli indegni della spedizione azzurra di vedere e rivedere le partite della Grecia. Quei ragazzi giocano per il loro popolo ridotto allo stremo da una crisi economica. Per non parlare dei giocatori dell'Ecuador. Pur ridotti in dieci hanno fatto ballare e non poco la Francia. Loro a differenza degli ellenici vanno a casa, ma ci vanno a testa alta, applauditi da tutti coloro che ne hanno potuto ammirare l'ostinazione e il coraggio. Non possiamo certo dire la stessa cosa dei nostri azzurri. Questo è il distinguo tra chi scende in campo per rinvendicare l'orgoglio della propria gente e chi indossa gli scarpini bicolore per ottenenere una sponsorizzazione migliore, un nuovo contratto pubblicitario. In sintesi cambia la musica quando si lotta per il proprio popolo o si lotta per il proprio portafoglio. 



Zero: come la qualità di gioco espressa. Provare a imporre il gioco con il famigerato tiki-taka, senza riuscire a fare passaggi di tre metri è uguale a tentare di vincere Wimbledon senza imbroccare mai la prima di servizio: è impossibile. Oltre alla manovra davvero orrida inoltre mi sembra giusto fare un inciso sugli evidenti limiti di tecnica. Tanti scarsi sui fondamentali, mai si erano visti prima d'ora. Bisogna riconsiderare molti  aspetti. Specialmente riguardo la maturazione dei giovani. Dedicando a mio parere più attenzione alla tecnica individuale. In questo senso Verratti è sembrato una mosca bianca. E guarda caso è dovuto emigrare a Parigi, perché siamo un paese per vecchi e il mondo nostrano del pallone non è altro che l'ennesima metafora di uno stato sempre più abbruttito e rassegnato. 

Zero: come gli stracci che sono volati dopo la sconfitta contro l'Uruguay. Buffon e De Rossi sparano a zero contro Balotelli. Lui risponde come può e come sa, da pirla come sosterrebbe Mourinho. Ammettiamolo,  non è stato un bello spettacolo. Proprio per niente. Io dico che Facchetti, Scirea, Maldini, Baggio e altri al posto dell'attuale capitano si sarebbero morsicati la lingua piuttosto che scaricare su altri le responsabilità della sconfitta. E ragazzi come Riva, Boninsegna, Altobelli, Rossi etc non avrebbero certo avuto la spocchia del centravanti più sopravvalutato di tutta la storia del calcio italiano. La vittoria è risaputo, trova molti padri. La sconfitta invece no. Tra un pò che parlano, temo verrà data la colpa ai tifosi, speriamo di essere smentiti.

Zero: al finto buonismo di Prandelli e al suo codice etico applicato ad personam. Infatti l'unico che ci è andato di mezzo è stato quel povero cristo di Criscito, che oltretutto era innocente. Le sue dimissioni sono atto dovuto come quelle di Abete che per ironia della sorte ha finito il suo mandato proprio a Natal. Quando si dice la nemesi. E' il fallimento totale di una politica scellerata, che ha prodotto stadi fatiscenti, prezzi allo stadio stellari,uno spettacolo sempre più scadente, giochi di palazzo e il risultato lo abbiamo visto il 24 giugno. Bisognerebbe fare tabula rasa, anche se temo non sarà così.

Zero: a tutti i mass media. I repentini mutamenti di giudizio sul solito Mario e su altri sono stati degni dei più grandi funamboli al mondo. Poi peggio ancora, sulla tragica vicenda che ha portato alla morte di Ciro, hanno tenuto un atteggiamento ignobile. Prima additato a teppista, cosa peraltro smentita non appena c'è stato qualche riscontro tangibile, ora elevato a martire non appena si è avuta notizia della sua scomparsa. Meno male che hanno i denti in bocca (almeno la maggior parte di loro) altrimenti non si potrebbe distinguere la loro faccia da qualcos'altro.