mercoledì 13 agosto 2014

Tavecchio si, Tavecchio no... la terra dei cachi...

Oldstyle88:


Il caso Tavecchio di questi giorni mi fa pensare proprio che l’uscita del calcio italiano dalla crisi non sarà a breve. Vi consiglio di cercare su youtube un video di Julio Velasco (uno che nella pallavolo ha vinto qualcosina…) mentre spiega la cultura degli alibi. Cioè il non affrontare le difficoltà dando la colpa a qualsiasi cosa pur di non centrare il vero problema.

Un esempio potrebbe essere Thiago Motta che addebita al caldo le magre figure della nazionale ai mondiali. E’ un video che periodicamente guardo, per spronarmi quando inizio a trovare scuse per insuccessi che sono solamente causa mia. Ebbene anche questa volta non ci smentiamo.

Chiariamo subito; a certi livelli la forma è importante tanto quanto la sostanza e le espressioni che usiamo comunemente al bar non possono essere ripetute come se niente fosse.Il problema però è che la sostanza, ciò che davvero conta, è impietosa e deve quanto meno far riflettere. La colonia straniera in Italia, di cui una buona parte di scarsa qualità ma pagata cifre alte per il valore poi apportato non è assolutamente l’unico male ma un ingranaggio da sistemare.

Quando le squadre italiane (non solo Milan Inter e Juve) dominavano in Europa da chi erano composte? Giocatori per lo più italiani con degli stranieri di valore assoluto. Molto semplicemente si lanciavano giovani che puntualmente sfondavano e arricchivano la nazionale.

Mondiali Italia ' 90: 2 gol subiti in tutto il torneo, Usa '94 quando ancora la situazione non era come quella attuale, finale persa ai rigori. Di “mangia banane” come li definisce Tavecchio non ce ne sono pochi. Con i soldi che prendono non credo si accontentino delle banane ma frutti ben più costosi. Per fare un riferimento all’Inter, Pereira pagato undici milioni circa era davvero più forte di Faraoni?

La priorità però non è analizzare i problemi reali del calcio italiano, ma combattere il razzismo. Ormai bisogna essere preoccupati per tutto ciò che si dice perché non sono i contenuti a importare quanto la forma, a chi la si dice, con chi si comunica. UE e UEFA sono due facce della stessa medaglia e operano nei rispettivi settori con le stesse identiche mansioni e finalità. Frega nulla del calcio italiano, l’importante è che i messaggi siano gli stessi.

Sono fiducioso che il calcio italiano proseguirà a persistere nel suo torpore, perché come sempre gli alibi, o comunque le piccolezze sono assolutamente più importanti dei contenuti.
Personalmente non sono solo d’accordo sulla riduzione del numero di stranieri per valorizzare i vivai (con logici ed evidenti benefici su più fronti, sia economici che sportivi) ma anche sul ritorno a 16 squadre per usare più partite per giocare una coppa italia migliore (attualmente è farsesca), e allenare meglio la nazionale. Non ultimo far tornare la gente allo stadio.

Non è giocando più partite che si risolve il problema che è di concetto e strutturale. Chi non va allo stadio perché non ci vuole andare, non ci andrà mai. Chi ci va sempre non potrà andarci in eterno facendo presenza ogni volta anche se si giocasse cento volte all’anno. Prima o poi qualcuna la salterà. Questo poi al netto di tutto il discorso su leggi e compagnia bella.

Il discorso razzismo e discriminazione che si solleva abbastanza frequentamente ormai in base a fattori non meglio precisati, anche abbastanza grotteschi, sono solo armi per interessi superiori. Non cadiamo in questa trappola!



Effeciiemme: 

Che dire di  Tavecchio? Beh sinceramente a me sembra l'ennesima operazione da repubblica dei pannoloni. Cioè più sei vecchio, più sei rincoglionito, più salgono in maniera esponenziale le possibilità che tu possa conquistare una poltrona di prestigio. In effetti così è capitato

Dopo il disastro del mondiale brasiliano, serviva un cambiamento radicale ai vertici del calcio italiano. Invece no. Dal cilindro si estrae un coniglio oramai mummificato. Venghino signori e signore a ammirare il nuovo boss della Figc. Un burocrate del pallone da anni e anni saldato con il flessibile alla presidenza della lega dei dilettanti. Un pluricondannato, uno che come apre bocca fa una figura di merda: dalle banane, alle donne sportivamente handicappate, al paragonarsi all'assassino di Kennedy (a proposito ma cosa c'entra?). 

E' uno di quelli che esprime il provincialismo più gretto. Di quelli tagliati giù con il falcetto. Di quelli con il bianco spruzzato d'ordinanza al bar mentre inveiscono sugli stranieri. Peccato poi che se per caso, sono titolari di una fabbrichetta, e hai la possibilità di dare uno sguardo nei loro reparti, non trovi un operaio italiano nemmeno a pagarlo oro. 

Insomma ipocrisia portami via. E faccio ancora molta fatica a metabolizzare la cosa che lui possa usare certe espressioni poco eleganti durante un'assemblea ufficiale (per usare un eufemismo) e diventare il gran capo  mentre le curve vengono squalificate per discriminazione territoriale.

Del resto in un paese dove al sig. Schettino è consentito tenere lezioni all'università su come gestire il panico, che un soggetto del genere sia stato eletto non è un fatto che credo possa stupire qualcuno. Se esiste in Italia uno specchio oggettivo del paese reale è proprio il nostro mondo pallonaro. Nel caso la vittoria di Tavecchio riflette il concetto di come a livello nazionale stiamo andando sempre peggio. Poi certo io spero sempre in questi casi si sia toccato il fondo. Spero di si, ma temo di no.  


Ps: Va bene, Tavecchio non piaceva agli Agnelli, ai Della Valle, a molti giornalisti con quelli dell'incartacozze rosa in prima fila. Quindi capisco che questo possa avergli portato qualche simpatia. Ma nonostante ciò, a mio parere, resta un personaggio inadeguato e impresentabile.







lunedì 4 agosto 2014

OldStyle88

Dicevo che si guarda troppo a come ci si comporta fa all’estero e che si guarda poco ciò che realmente servirebbe in casa nostra. Menzionavo la triste finale di Coppa Italia come esempio e nel farlo voglio assolutamente tralasciare i fatti che ben conosciamo e che personalmente mi lasciano perplesso sulle tempistiche e sulla nebbia che ancora c’è sull’evento. Il mio è un inciso dal punto di vista prettamente organizzativo.

Sappiamo tutti che l’Italia è una nazione che fa fatica a livello organizzativo. Dagli organi statali, agli eventi, la burocrazia è mostruosa e scoraggia chiunque abbia in mente di intraprendere una qualsiasi iniziativa. Siamo sommersi da uffici, carte, permessi…se vi ricordate la scena di Fantozzi in ospedale… capirete.

Ci rapportiamo quindi alla Germania, paese organizzato per eccellenza, e all’iniziativa di far giocare la finale della Coppa nazionale della capitale Berlino. Un po’ come gli inglesi con Wembley, non fosse che ci si dimentica la regola semplicissima che qui…è qui….lì…è li. Pertanto anche noi da qualche anno abbiamo preso a organizzare la finale a Roma ma ogni volta sono problemi organizzativi, culminati con il tristissimo fatto dell’ultima finale.

Semplicemente non si pensa che a Berlino c’è una sola squadra rilevante con una tifoseria che non spicca di certo nel panorama europeo. A Roma invece non si tiene conto che ci sono due tifoserie di livello come Roma e Lazio, e non si può sempre sperare in un derby romano che a sua volta non sarebbe sicuro viste le amicizie non sono italiane che entrambe le tifoserie hanno.




A parte un Lazio Sampdoria si sono giocati sempre dei Roma Inter e un derby, oltre a un Inter Palermo, un Napoli Juve e un Napoli Fiorentina. A livello di ordine pubblico quindi sono sempre quattro le tifoserie da guardare, se non di più. Forse le partite di andata e ritorno non erano più semplici da gestire? 

Molti tifosi che desistevano per il viaggio solo perché il ritorno era in casa permettevano sempre di avere un numero minimo di gente in trasferta e sempre e solo due città interessate, una per volta, e con la possibilità di non far mettere in viaggio migliaia di persone. Se controllare troppe persone risulta un’impresa, allora si prendano le contromisure in modo intelligente, senza copiare a destra e a manca solo perché là di fa così allora lo facciamo anche noi.

L’interesse per una competizione deriva proprio da questo. Come abbiamo fatto per anni, anzi decenni, in cui l’andata si faceva da me e il ritorno da te? Eppure non mi pare che nei recenti Roma-Inter ci fosse l’Olimpico pieno benchè si trattasse di finali.

Impariamo a far rinascere l’interesse non adeguandoci adaltri modelli ma a essere noi stessi innovatori ritrovando nella semplicità del nostro passato quanto di bello c’era quando il calcio italiano era a ben altri livelli.

lunedì 14 luglio 2014

OldStyle88

La Germania è campione del mondo. E se in passato il mio tifo per i tedeschi è stata la base per passare a quello nerazzurro, ora non si può dire altrettanto. Pur sperando nella vittoria dell’Argentina (e ci tengo a precisare: non perché ha fornito all’Inter tanti giocatori del recente passato, ma per altre ragioni soprattutto socio-politiche) avevo comunque già in mente di rivolgere un plauso ai tedeschi, a prescindere da come sarebbe andata.

L’involuzione calcistica italiana è la stessa che subì diversi anni fa la Germania, la quale, come noi, ebbe una riduzione nel numero di squadre a giocarsi le competizioni internazionali. La Bundesliga non annoverava campioni di livello assoluto, e lo stesso Bayern, mosca bianca come ben sappiamo per molte ragioni si affidò a un progetto che prevedeva il lancio di alcuni giocatori che hanno alzato la Coppa in quel di Rio.

Nessuna spesa folle, si sono accontentati di fare qualcosa che alla gente piacesse, che fosse coinvolgente, e pazienza se non c’erano giocatori in grado di stuzzicare la fantasia dei tifosi. Il loro gioco basato sull’agonismo, sulla semplicità, e sull’organizzazione, è ciò che ha trionfato in Brasile, perché alzi la mano chi può nominare un nome altisonante (alla Messi per intenderci) tanto da acquistare una maglietta.

Idem la Spagna. La cantera del Barcellona ha fatto le fortune della nazionale fornendo elementi che hanno costituito la squadra stellare che tutti abbiamo conosciuto. Non mi si dica però che i rispettivi campionati sono più belli del nostro. Solo in Spagna c’è un testa a testa (noiosissimo) tra Barça e Real, con l’Atletico che è venuto fuori negli ultimi anni a fungere da terzo incomodo ma per il resto? Germania e Italia sono più simili.

Nei rispettivi campionati esiste una squadra che gioca per battere record su record (Bayern e Juventus), e ce n'è un'altra fortissima che ha la sfiga di essere tale in un periodo storico in cui davanti si trova qualcuno ancora più forte (Roma e Borussia Dortmund) e talvolta si inserisce qualche pretendente per i posti in Europa. Allora?



Allora i signori tedeschi non si sono lagnati come noi in Italia solo perché non si riesce a comprare campioni ma se li sono costruiti in casa, puntando a rendere bello il gioco per la loro gente, riempiendo gli stadi, supportando i tifosi, e alla lunga la loro  capacità di pianificare ha pagato.

Da questo punto di vista loro sono avanti anni luce rispetto a noi. Noi che abbiamo una nazionale che fa schifo perché gli stranieri che arrivano in Italia sono troppi e moltissimi di livello scarso ma quanto basta da offuscare i nostri giovani italiani (probabilmente perché se hai una squadra di italiani la farebbero passare per razzismo…) e inoltre facciamo di tutto e anche di più per far si che la gente stia a casa.

Noi che guardiamo sempre in casa d’altri per copiare anche se non siamo capaci (finale di coppa italia docet, ma questo sarà un argomento a parte) e facciamo di tutto per non avere una identità. Noi che non facciamo altro che trovare scuse… avanti quindi con la cantilena: “anche per la Germania faceva caldo in Brasile, eppure hanno vinto.” “Si però di sera era più fresco.”

sabato 12 luglio 2014

OldStyle88

Mi è stato chiesto cosa ne penso di questi primi mesi di Thohir, del  mercato estivo come preannunciato da mesi senza colpi ad effetto ed esosi, della maglia e dello stemma.

Parto dal fondo. Lo stemma presenta delle minuscole differenze di rifinitura, ci ho messo un po’ per capire in effetti quali fossero. Ricordo addirittura però che anni fa lo stemma era decisamente cambiato per poi tornare all’originale. Sulla maglia potevano sprecarsi a fare righe azzurre un centimetro più larghe. Non sono un grande innovatore, sono più conservatore. Però mi viene da dire che Il presidentissimo mega tifoso innamorato della sua creatura patrimonio della società e tifoso mega galattico come se tutti noi fossimo asini e/o sudditi era riuscito a fare peggio seppur con una seconda maglia.

Per quanto concerne l’operato dirò la mia e sottolineo e ricordo sempre ciò che si disse in fase di avvicendamento societario: il presidente Moratti, primo tifoso bla bla bla bla è talmente innamorato che sa benissimo cosa sta facendo! 



Quindi non c’è da preoccuparsi e personalmente non mi preoccupo nemmeno un po’. Prima cosa, esistono due tipi di ricchi straricchi: chi fa giri conti personali per finanziare la sua passione, ma finiti i soldi finisce tutto, e chi pur avendoli non li mette perché li vuole creare sotto forma di ampliamento delle entrate. Mette quindi a disposizione del club le proprie capacità manageriali affinchè in futuro ci sia sempre più autonomia e meno bisogno di immettere capitali personali.

A noi tifosi interessa la logica del campo. Quello che riguarda i giocatori, e in estate rimpiangiamo forse quei titoli da campioni del mercato che i giornali ci dedicavano per esaltare gli acquisti faraonici. Come dicevo in passato però volenti o nolenti un occhio su ciò che accade negli uffici siamo costretti, nostro malgrado, a buttarlo. Così vediamo che in questi mesi, Thohir ha ottenuto finanziamenti consistenti per coprire i debiri, creato nuove società riorganizzando tutto l’ambiente Inter, messo uomini suoi in ruoli prima sconosciuti, lasciando in secondo piano il discorso prettamente calcistico per sistemare i buchi lasciati dal tifosissimo Moratti (tra l’altro sempre molto indispettito e arrogante nel recente passato).

Che sia cambiata l’aria lo si vede dalla conferma di Mazzarri, necessaria in quanto a differenza del passato, una parola non può essere smentita pena la perdita di credibilità in tutto l’ambiente calcio, non solo del club. La campagna acquisti sempre all’insegna del risparmio, è per forza molto oculata ma se potessi dare al reale presidente un consiglio in ambito tecnico gli direi di essere ancor più parsimonioso e oculato, spendendo soldi solo per giocatori effettivamente necessari e non presenti ad esempio nella primavera, anzi, imporrei di far giocare sempre tre ragazzi in modo possano crescere e acquistare valore anche nell’ottica di un discorso più complesso in prospettiva.

I soldi per questi mezzi giocatori se li tenga, per acquistare uno o due campioni veri. Quando il suo predecessore regalava Eto’o o Snejder rifiutando nel secondo caso cifre ben più alte da reinvestire, e giudicava ottime le loro cessioni per disfarsi del pagamento degli stipendi, sicuramente alti, permetteva di spendere un anno di stipendio del camerunense per comprare Pereira, o acquistava Alvarez, Coutinho e Cassano senza avere la minima idea su chi/come/quando puntare.

I giocatori di livello sono quelli che fanno la differenza e non lo scopro certo io. Così senza di loro i vari Forzan, Zarate, Mudingay, Gargano non sono minimamente riusciti a rimpiazzare i predecessori e come risultato si è ottenuta una involuzione preoccupante ma inevitabile. Pertanto, vanno bene i giovani e i meno giovani ma di valore soprattutto se comprati a zero. Inoltre invito l'indonesiano a non imitare gli errori di chi spendeva cifre enormi ma senza un ritorno economico, causando così l’insostenibilità dei campioni.

venerdì 27 giugno 2014

OldStyle88

Come al solito, dopo la concente eliminazione dalla massima competizione mondiale, le critiche dei media e i processi sono all’ordine del giorno verso gli azzurri. E una chiara dimostrazione della serietà e dell’efficacia con cui si affrontano le tematiche nel nostro paese sono le scuse accampate.

Non parlo di Balotelli perché mi sembra eccessivo definirlo calciatore, e meriterebbe un capitolo a parte che non ho voglia alcuna di aprire. Piuttosto mi riferisco alle sconcertanti motivazioni per giustificare la sconfitta.

Se il problema fosse la qualità di gioco, lo schema, l’allenamento, si dovrebbe trovare una soluzione inerente e pertinente al problema. Invece no. La colpa come detto più volte e che ho sentito in primis da Thiago Motta è del caldo. Incredibile a dirsi ma è così.

I perfidi organizzatori del mondiale hanno fatto apposta ad affidare al Brasile il compito di paese organizzatore. Per non dire dei calendari poi.. farseschi! Giocare due partite due su tre a quell’ora contro due squadre sudamericane è un chiaro complotto anti-italico.

Suggerisco quindi, date le premesse, di evitare di giocare le qualificazioni mondiali quando la competizione si terrà in località simili al Brasile. Partecipiamo solo dopo aver controllato attentamente il meteo.



Per i prossimi quindi riposo assoluto, se ne riparla poi a quelli successivi. Vedete? Così affrontiamo le difficoltà. Scuse, giustificazioni, mai guardare le cose come realmente sono per capirle, e questo accade in qualsiasi campo.

Non ho mai sostenuto la nazionale perché dovrebbe rappresentare una nazione che non mi rappresenta e sono convinto non rappresenta molti. I suoi risultati calcistici sono lo specchio di quelli di club e del calcio in genere in crisi sono figli di questa approssimazione e di una classe di responsabili fallimentare.

Diamo pure la colpa al caldo, agli stadi che devono essere nuovi, alle pressioni dei tifosi… forse quando ci accorgeremo che qualcosa va cambiato nel gioco del calcio in senso stretto, come formazione, come scelte tecniche, come crescita e limitazione degli stranieri, come organizzazione dei vivai e dei calendari… sarà come sempre troppo tardi

giovedì 26 giugno 2014

Anno Zero


E' andata come molti sospettavano, speravano o temevano. A seconda di come la si pensasse su Prandelli e sui ragazzi della nazionale. I nostri escono dai mondiali carioca in maniera a dir poco indecorosa. Così siamo al fatidico anno zero del calcio italiano:

Zero: come il cuore e il sacrificio profuso dai nostri. Alzi la mano chi ha visto un minimo di impegno e dedizione da parte dei nostri. L'elettrocardiogramma in questo senso oltrepassa il concetto di piatto. Come termine di paragone suggerisco a tutti gli indegni della spedizione azzurra di vedere e rivedere le partite della Grecia. Quei ragazzi giocano per il loro popolo ridotto allo stremo da una crisi economica. Per non parlare dei giocatori dell'Ecuador. Pur ridotti in dieci hanno fatto ballare e non poco la Francia. Loro a differenza degli ellenici vanno a casa, ma ci vanno a testa alta, applauditi da tutti coloro che ne hanno potuto ammirare l'ostinazione e il coraggio. Non possiamo certo dire la stessa cosa dei nostri azzurri. Questo è il distinguo tra chi scende in campo per rinvendicare l'orgoglio della propria gente e chi indossa gli scarpini bicolore per ottenenere una sponsorizzazione migliore, un nuovo contratto pubblicitario. In sintesi cambia la musica quando si lotta per il proprio popolo o si lotta per il proprio portafoglio. 



Zero: come la qualità di gioco espressa. Provare a imporre il gioco con il famigerato tiki-taka, senza riuscire a fare passaggi di tre metri è uguale a tentare di vincere Wimbledon senza imbroccare mai la prima di servizio: è impossibile. Oltre alla manovra davvero orrida inoltre mi sembra giusto fare un inciso sugli evidenti limiti di tecnica. Tanti scarsi sui fondamentali, mai si erano visti prima d'ora. Bisogna riconsiderare molti  aspetti. Specialmente riguardo la maturazione dei giovani. Dedicando a mio parere più attenzione alla tecnica individuale. In questo senso Verratti è sembrato una mosca bianca. E guarda caso è dovuto emigrare a Parigi, perché siamo un paese per vecchi e il mondo nostrano del pallone non è altro che l'ennesima metafora di uno stato sempre più abbruttito e rassegnato. 

Zero: come gli stracci che sono volati dopo la sconfitta contro l'Uruguay. Buffon e De Rossi sparano a zero contro Balotelli. Lui risponde come può e come sa, da pirla come sosterrebbe Mourinho. Ammettiamolo,  non è stato un bello spettacolo. Proprio per niente. Io dico che Facchetti, Scirea, Maldini, Baggio e altri al posto dell'attuale capitano si sarebbero morsicati la lingua piuttosto che scaricare su altri le responsabilità della sconfitta. E ragazzi come Riva, Boninsegna, Altobelli, Rossi etc non avrebbero certo avuto la spocchia del centravanti più sopravvalutato di tutta la storia del calcio italiano. La vittoria è risaputo, trova molti padri. La sconfitta invece no. Tra un pò che parlano, temo verrà data la colpa ai tifosi, speriamo di essere smentiti.

Zero: al finto buonismo di Prandelli e al suo codice etico applicato ad personam. Infatti l'unico che ci è andato di mezzo è stato quel povero cristo di Criscito, che oltretutto era innocente. Le sue dimissioni sono atto dovuto come quelle di Abete che per ironia della sorte ha finito il suo mandato proprio a Natal. Quando si dice la nemesi. E' il fallimento totale di una politica scellerata, che ha prodotto stadi fatiscenti, prezzi allo stadio stellari,uno spettacolo sempre più scadente, giochi di palazzo e il risultato lo abbiamo visto il 24 giugno. Bisognerebbe fare tabula rasa, anche se temo non sarà così.

Zero: a tutti i mass media. I repentini mutamenti di giudizio sul solito Mario e su altri sono stati degni dei più grandi funamboli al mondo. Poi peggio ancora, sulla tragica vicenda che ha portato alla morte di Ciro, hanno tenuto un atteggiamento ignobile. Prima additato a teppista, cosa peraltro smentita non appena c'è stato qualche riscontro tangibile, ora elevato a martire non appena si è avuta notizia della sua scomparsa. Meno male che hanno i denti in bocca (almeno la maggior parte di loro) altrimenti non si potrebbe distinguere la loro faccia da qualcos'altro. 







mercoledì 25 giugno 2014

OldStyle88


Il tifoso, a detta dei sommi profeti del calcio italiano, è il male di tutto. Deve andare allo stadio ma non deve tifare perché disturba. Se non tifa non crea atmosfera e il calcio non ne guadagna di interesse. Se fischia non può, perché è un ingrato. Insomma, tiene in ostaggio le società. 

Il discorso che in genere viene fatto per gli ultras è però in genere pertinente anche per tutta una serie di cose. Ciò che fa sorridere è che è vero. Del resto un noto business man americano sosteneva che: “il cliente è proprietario dell’azienda” perché se non compra ne determina il fallimento, o viceversa il successo. Molto molto semplice.

Quello che spesso però sfugge è il motivo per cui il tifoso spesso e volentieri negli ultimi tempi, fischia anche quando vince, è particolarmente critico, figuriamoci quando perde.

Ovviamente si sprecano i confronti con Germania e Inghilterra, ove è davvero raro assistere a una contestazione e a fine partita, anche dopo catastrofi sportive che in Italia sarebbero accolte con immaginabili conseguenze. A fine match si dà il cinque ai tifosi o si applaude anche quando è sancita una retrocessione.

Sono più civili? Più sportivi? Maggiormente intenditori di calcio tanto da capire perfettamente cosa è successo alla squadra? La mia risposta non è di certo la verità assoluta, ma credo ci vada molto vicino, per via delle mie sensazioni e di quelle di molti altri.



Ecco allora un momento di amarcord per spiegarmi meglio. Festa di Natale a Stoccarda 2006, con alcuni ultras di cui sono molto amico. Birra cibo e….giocatori che facevano i camerieri. Tra i quali c’era quel Mario Gomez ora militante nella Viola che serviva al nostro tavolo. Vero che a fine anno quella squadra vincerà la Bundesliga, ma anche in stagioni magre come quella appena conclusa il succo non cambia.

Tornando a noi, ecco cosa manca; la vicinanza tra squadra e tifosi. La gente molte volte fischia la sua intransigenza fischiando perché non è scema e vede che il calcio per molti giocatori è una fonte di guadagno secondaria. Ci sono le pagine dei giornali scandalistici, le pubblicità con macchine, schiume da barba, cibi, poi tavoli in discoteca, e poi se avanza tempo magari c’è anche il calcio.

Provare a vederli in vesti umane è pressochè impossibile, dato che affidano ai social network i racconti delle loro giornate, mentre a fine anno per due gol che fanno sono pronti a battere cassa e cambiare casacca senza essere più in grado di “divertirsi” proprio perché con le spalle coperte economicamente. Questa distanza, evidentemente mai percepita o percepita ma mai evidenziata, è secondo me la causa dell’inevitabile distacco.

Si fanno paragoni con squadre neo-retrocesse senza tenere in considerazione che in Inghilterra e in Germania non ci giocano solo i Rooney o i Robben (come del resto in Italia non ci sono solo i tevez e i Totti) ma pure giocatori più umili che evidentemente nel privato sono persone che stanno in mezzo alla gente e vivono da persone normali.

Nel precedente articolo esaltavo questa squadra di Manchester costituitasi per far si che certi valori del calcio non si perdessero in nome del business. Ci giocano ragazzi che si allenano di sera e lavorano di giorno... voi fischiereste gente così???

giovedì 5 giugno 2014

OldStyle88

Il Football Club United of Manchester, non è la mia maniera di nominare in modo errato il famosissimo Manchester United. E’ invece una squadra fonadata nel 2005, ovviamente di Manchester  di proprietà di un gruppo di tifosi dei Red Devils che avevano dovuto digerire di malavoglia pillole alquanto acerbe di calcio business. 

All’acquisizione del club da parte degli americani Glazier, i tifosi sono sbottati decidendo di fondare una loro squadra. Nome simile, stessi colori, ambizioni diverse, ma stessi ideali, sia che si giochi su un campo poco affascinante per una partita di promozione regionale inglese, sia che in palio ci sia la Coppa dalle grandi orecchie in qualche stadio – cattedrale sparso per l’Europa.

Il loro senso di comunità e di partecipazione affinchè il motto il calcio è dei tifosi non sia soltanto un modo di dire, porta la società a vivere di sole offerte, senza sponsor, e con aiuti e attività svolti dagli stessi tifosi che immagino possano andare dalla pulizia dei locali, al turno del bar nella sede.

I giocatori semi-professionisti, svolgono un lavoro normale durante la giornata per poi giocare di sera con la squadra. Stadio vecchio stile, prezzi bassi, tifosi realmente protagonisti e incapaci di fischiare dopo una sconfitta non tanto per un discorso di cultura british ma di apprezzamento oltre il risultato dell’impegno che a questo punto mi viene da dire tutto l’entourage ci mette.



Volevo portarvi a conoscenza di questa situazione, supportata da articoli e video facilmente reperibili in siti quali Sportpeople, così che al solito si possa riflettere sull’influenza che un tifoso può avere sulla riuscita dello spettacolo. Il tifoso che troppo spesso  invece non è capito , ma anzi è criminalizzato.

Siamo sicuri che fischi e contestazioni sia figlie dei risultati o della distanza che si percepisce tra giocatori e pubblico a livello di cuore, vita, impegno? Siamo sicuri che rilanciare il calcio possa passare solo da uomini d’affari e non da ciò che la gente davvero pensa e vuole?

Siamo certi che in Inghilterra delle leggi anti-hooligans, la fondazione di associazioni, club per club, in rappresentanza dei tifosi sia un qualcosa da non tenerne conto? Le stesse che da Londra in poi vogliono reintrodurre le gradinate, i prezzi popolari, i settori per i giovani in quanto l’età media dello spettatore inglese è un po’ altina?

Indipendentemente dai viaggi con la fantasia o più semplicemente con la passione che uno di noi ha, e che ci porterebbero a inventarci storie parallele a noi inerenti, credo ci siano elementi di sicuro interesse per riflettere, e che ci danno un conforto, almeno a me.

I valori che riconosciamo in una squadra al di là dei risultati, il significato che per ognuno di noi ha lo stile di vita dell’essere tifoso, sono un qualcosa che vanno oltre i risultati e il gesto tecnico nei 90 minuti e che sopravviveranno in eterno se davvero lo vogliamo.

La storia di questa squadra è di conforto e le nostre potenzialità infinite. Non per fondare una squadra costola dell’Inter (almeno…) ma per comprendere che sempre insieme esiste la possibilirtà di contare davvero di più.

domenica 1 giugno 2014

La Voce (imprecante, se non peggio) del Tifoso



Rosario:

Prendiamone assolutamente atto: dal triennio passato ne siamo usciti con le ossa rotte. Ci siamo ridimensionati al rango di "squadra periferica" anche nel campionato italiano. L'ex proprietario si è rivelato uno degli uomini più assurdi e incapaci del nuovo millennio, oltraggiando anche il nostro "senso storico". E essendo una persona dalla somma incapacità c'è il dubbio sempre più consistente che anche la cessione del club sia avvenuta attraverso gli stessi criteri scellerati, che in pratica ci avevano fatto fallire. Poi ok, tireremo le somme a settembre, ma che il nuovo proprietario non possa minimamente garantire un esborso di una decina di milioni di euro per un acquisto in un ruolo importante, per rilanciare un club "alla deriva" è francamente deprimente! C'è da riflettere!!!

Patrizia:


Proprio una bella botta l'aumento della tessera da 240 euro a 370 euro, ma è l'unica passione che ho.. pazienza. Poi certo per noi che facciamo anche qualche trasferta, diventa sempre più difficile...



Lyon:

La questione Mazzarri per come è stata trattata è la cosa più da coglioni mai vista!!! Tieni un allenatore per chiedergli di cambiare modulo e stile di gioco, nemmeno avesse venti anni. Ma questo mica lo cambi, così è e così resterà!!! Che poi quando Thohir lo caccerà, si ritroverà una squadra di cani da sbolognare e da rifare per l'ennesima volta!!!  Ora lui pensa di risparmiare ma poi vedremo a giugno 2015 quale sarà il suo guadagno!

Gianluca:

Mazzarri merita una chance? Perché era alla prima esperienza??? Ah ah ah ah ah ... Poi visto che tutti dicono che lo scorso anno è stato particolare, e in pratica abbiamo scherzato e raccolto solo dati.. Beh allora cazzo lo hanno pagato e lo pagano a fare 3,5 milioni di euro? Quindi ora o gli dimezzano l'ingaggio oppure lo cacciano visto che si inventa alibi a tutto spiano. Non che sia l'unico vedi Ausilio, il gobbo Fassone e altri ... 

Mario:

Seguo gli ultimi discorsi, e la sensazione di fondo seppure con opinioni diverse è quella di disorientamento, preoccupazione e dubbio. Poi rispetto a questo ognuno reagisce a modo suo.. 


lunedì 26 maggio 2014

OldStyle88

Quando si perde qualcuno di molto caro, nel mio caso specifico un genitore, torna alla mente ogni insegnamento, ogni ricordo, ogni cosa che questa persona ci ha lasciato, quasi fossero dei flash.

Da qualche giorno, le parole di mio padre ormai scomparso da un anno e mezzo, mi rimbombano nella testa per tante cose ma in particolare per il discorso “famiglie in curva” con un episodio molto significativo che vi voglio raccontare e spero sia molto chiaro.

Premessa: l’educazione che ho ricevuto può essere riassunta nel mettermi di fronte sempre e comunque alle mie responsabilità e le punizioni che ricevevo quando facevo qualcosa erano semplicemente un anticipo dell’effettivo svolgimento dei fatti (comunque inequivocabilmente era chiaro il colpevole…cioè io).

Avevo nove anni nel 1991 quando a fine aprile mio papà e mio cugino decidono di farmi terminare la mia prima stagione da tifoso assistendo a San Siro a Inter Cesena. In quella meraviglia nasce il mio desiderio più grande e cioè vedere la partita dalla curva nord.

Tornando a casa comincio a insistere su questo mio desiderio, e naturalmente da bambino capriccioso vado avanti per i giorni successivi, settimane, mesi, anni. Ebbene, la mia prima in Nord nel gruppo di cui faccio orgogliosamente parte ormai da molto tempo, sarà datata settembre 1996, Inter Perugia 1-0 con gol di Zanetti.



Nello spazio di cinque anni immaginate un po’ quante volte ho puntato i piedi.. ma nulla! Sentire la crociata delle famiglie in curva mi fa ridere se penso a ciò che i miei genitori mi dicevano: 

“Lì ci vanno ragazzi più grandi di te, perché saltano si spintonano, si divertono, ed essendo di venti anni in media non si curerebbero di te che ne hai nove dieci. Sarebbe facile cadere e farsi male perché la media delle persone che va in curva è di uno standard diverso. Ci andrai quando sarai cresciuto potrai permettertelo”. 

Non un accenno alla violenza, non una paternale su quei cattivi che la domenica si picchiano. Semplicemente: quello non è posto per te ora. Lo sarà. Ma non adesso.

Per chi sposa le teorie dei nostri signori politici e dirigenti della lega calcio con mirabolanti iniziative ridicole e insensate (come sempre; d’altronde se un incompetente costruisce male un qualcosa, pur distruggendola, se a costruirla è sempre lo stesso non potrà che rinascere una grandissima cazzata), potrebbe avere la risposta pronta nel ribattere che ai tempi avrei dovuto avere la possibilità di andarci anche io, pur avendo nove anni.

Bene, lo stesso discorso per me valeva quando al parco giochi volevo giocare con qualcuno più grande. Non cambiava di una virgola il suggerimento di mia mamma e di mio papà, che mi invitavano a fare ciò che la mia età mi permetteva salvo poi rimproverarmi se dopo aver disobbedito portavo sulle ginocchia i segni di quanto loro mi avevano ampiamente pronosticato.

Sono stato educato alla tolleranza ma al contempo alla difesa di ciò che è mio. In ambito stadio potrei riassumere: esiste la curva dove a vedere la partita ci vanno persone che hanno un determinato concetto su come viverla e devono rispettare se lo stadio intero non segue il tifo (sarebbe bello vedere San Siro sempre imbandierato ma rispetto chi ha altre esigenze), e esiste tutto il resto che deve rispettare però il modo di vivere la partita in curva. 

Se ci vieni sai cosa ti aspetta. Se vado altrove devo sapere io cosa mi aspetta. Sentirmi in quanto ultras un cittadino di serie b per la legge, e un facile bersaglio per tutti, non mi dà particolarmente fastidio anche perché ho smesso ormai da tempo di leggere giornali e guardare la tv.

Per i genitori però che lamentano la vecchia educazione che veniva impartita loro quando erano piccoli, sarebbe bello sapere se si riconoscono anche in questo negli anni 2010 oppure se hanno dimenticato la società civile in cui sono cresciuti.