giovedì 7 febbraio 2013

Quando la realtà diventa noiosa



Stento a spiegare concetti in cui non mi riconosco. Difficile raccontare per l’ennesima volta, l’ennesimo salto nel vuoto. La panchina di Stramaccioni è appesa a un filo. Non è un novità, ma è una storia vuota che ritorna. Una cronaca che speravo fosse sepolta nei ricordi di giorni e tempi difficili. Quelli in cui, esonerato Simoni, arrivava Lucescu. Saltava il rumeno pochi mesi dopo, allora era la volta di Castellini per terminare infine la stagione con Roy Hodgson.

Nel complesso è un fatto banale, Moratti sceglie sempre di rimediare al solito male, che in genere è quello più marginale. Non la smette mai di replicare la stessa liturgia, quella che culmina con la cacciata del tecnico di turno. Una pratica più scontata del traffico serale in tangenziale a Milano, in cui ogni volta si autoassolve e dispensa indulgenza nei confronti di chi qualche responsabilità di troppo ce l’ha per davvero.

Allora quando stamattina mi collego in rete, scorro le notizie. C’è n’è una che cattura subito la mia curiosità: Luis Figo è in stato di preallarme. E’ pronto a subentrare al mister attuale. Il caffè che stavo bevendo in quel momento mi va di traverso e sia per questo che per quello che ho letto, non posso evitare di avvertire un moto notevole di stizza nei confronti del presidente, e di pensare: Ahia ci risiamo.




Sarà che nella quotidianità mi riesce agevole detestare cordialmente le persone risolte, perché in genere le trovo terribilmente noiose. Dato che a una determinata azione corrisponde sempre la medesima reazione. E visto che il figlio di Angelo risolto lo è sul serio, il mio fastidio si impenna di brutto, già alle prime luci dell’alba. Tutte le volte che la squadra è in difficoltà, immancabilmente, non è mai colpa sua. Inevitabilmente a pagare per tutti, è il bersaglio mobile che siede in panchina.

Del resto la Pasqua si avvicina e l’agnello sacrificale è bello che pronto. Trascurando  naturalmente una serie di eventi capitati di recente, per esempio, Rocchi, cioè lo specchio della resa ideologica a ogni tipo di ambizione a breve termine, chi lo ha voluto, chi lo comprato? Inoltre chi ha speso risorse notevoli per non si sa quanti terzini, quando c’è la carestia più nera in mediana? E sarebbero molti altri gli interrogativi a cui la società non ha mai dato uno straccio di risposta. E ne sarebbe valsa la pena ricevere una spiegazione plausibile di fronte a una domanda imbarazzante.





Poi certo al mister imputo la latitanza di ogni forma di resistenza nei confronti dell’erosione qualitativa della rosa, processo che è in atto dalla Final Madrid in poi. Ora va bene che tutti teniamo famiglia, ma a me sembra incredibile che a certi livelli la logica del guadagno possa giustificare tutto. Almeno adesso che ha un piede e passa nella fossa, faccia qualcosa di testa sua. Tanto anche continuare a assecondare i mammasantissima dello spogliatoio, gli servirà a poco anzi a niente, se non dovessero arrivare i risultati. In questo senso, secondo me, la vicenda di Ranieri è sufficientemente eloquente. 

Suona il telefono. E’ urgente. Devo concentrare le mie energie sul lavoro. Poi a raccontarla tutta, sono anche stufa di scrivere intorno a un argomento che di sorprendente non ha più nulla. Piuttosto è assimilabile alla versione triste di una vecchia puntata di Willy Il Coyote. Dove l’esito è così laconico, tanto che in discussione non è più cosa succederà, ma semplicemente quando succederà. Allora non appena le cose diventano noiose, è preferibile darci un taglio e dedicare la propria attenzione a altro, perlomeno fino a Inter-Chievo.