giovedì 14 febbraio 2013

Cartolina da Odessa



Ieri era una serata in cui negli ottavi di Champions League si scontravano per l’ennesima volta Ferguson e Mourinho. Tuttavia c’era anche molta curiosità per un incrocio inedito. Rappresentava il simbolo del nuovo che avanza: vedeva i tremendi giovanotti del Bvb di Klopp attesi Donetsk contrapporsi ai frombolieri di casa del volpone Lucescu.

Però mentre il buio si fa largo, accade qualcosa di terribile, almeno a mio parere. Un evento che svuota completamente di significato quella partita. Le agenzie diffondono la notizia di un disastro aereo avvenuto dalle parti del Mar Nero. Con i dispacci iniziali non si intuisce bene cosa sia successo di preciso. Le prime voci parlano di tifosi tedeschi deceduti. Poi si chiarirà la situazione in modo definitivo e infatti si capirà che i supporter morti erano invece quelli locali: Ucraina, aereo atterra e va a fuoco: 5 morti. Erano tutti tifosi dello Shakthar.

Da ingenua e romantica quale sono, mi aspettavo che la partita venisse sospesa. Macché … nel nome dell’odiosissimo e spregevole  concetto “the show must go on” si è giocato. Visto che in questo calcio disumano contano le televisioni, gli sponsor, l’enorme massa di denaro che gira attorno al giocattolo. Per cui anche se in ragione di questa passione perdono la vita delle persone a causa dello sconfinato amore per i loro colori chissenefrega.

Allora penso che è uno schifo, e il disgusto aumenta quando mi accorgo che stamattina nessuno approfondisce questa vicenda. Ci sono solo cenni di cronaca spiccia. Nessuno li ricorda, sono derubricati alla stregua di un numero. Non si cita un nome e nemmeno l'età di questi sventurati. Quasi non fossero esistiti. Quasi che una vita densa di slancio per il calcio contasse meno del due di picche. Eppure le foto del velivolo in fiamme sono agghiaccianti, eppure erano persone appartenenti alla tribù che mantiene  vivo e ingrassa a dismisura questo carrozzone.




In compenso anche oggi, c’è ancora qualcuno che ha la voglia e il tempo di pontificare intorno alla storia dei cori razzisti contro Balotelli. Sarà che sono sempre stata a disagio a stare nel gregge, sarà che sono un gran rompicoglioni per indole e per destino. Ma non ci sto dentro per niente nel ruolo di conformista. 

Per cui dico che a scegliersi come novello MalcomX un idiota che ha fatto anni a passare per vittima per essere stato abbandonato dalla sua famiglia d’origine, salvo poi trascorrere la notte tra coca e mignotte proprio mentre gli nasceva la figlia, ci vuole più fantasia che coraggio. Uno che non appena mette piede da Giannino, non si sottrae di certo  dal cantare insieme ai suoi nuovi tifosi “la maglia delle merde hai buttato.. “.  

Ne ricavo quindi che in ogni epoca ognuno di noi si sceglie i martiri che pensa di meritarsi. Evidentemente a parecchi dei nostri va benissimo elevare a icona un imbecille fatto e finito, che a scanso di equivoci rimarrebbe tale anche se il colore della sua pelle fosse più bianco del lenzuolo pulito con Ava come lava.  Contenti loro di fare la messa cantata, contenti tutti e con questo termino il mio inciso. Tanto è inutile dare ulteriore spazio a una vicenda dai contorni oltremodo grotteschi.

Tanto io con testa sono lì a Odessa. Il luogo da dove quelle sfortunate persone sono partite per il loro ultimo fatale viaggio. La terra che ha dato i natali a Belanov e Voronin. Una città fascinosa e tormentata resa celebre da film e romanzi fantastici.  Un posto in cui il confine tra la bellezza e la tragedia è sempre stato labile, un po’ come i lungometraggi in bianco e nero di Drankov un altro dei suoi celebri figli. Sì il mio pensiero rimane ancorato lì a quelle vittime e ai loro sogni spezzati.




Non posso fare a meno di domandarmi chissà che speranze avevano per la loro squadra quando si sono imbarcati, chissà mentre viaggiavano cosa cantavano per prepararsi a incoraggiare i loro ragazzi, chissà se ridevano o discutevano animatamente sulla formazione.

Dato che ovunque si possano trovare, tutti quelli al seguito hanno in comune una serie di rituali, che li rende fratelli anche se sono i club di appartenenza sono diversi e il più delle volte sono divisi da accesa rivalità. Accomunati dalla voglia che non si esaurisce mai di essere presenti, nonostante ci siano sempre più problemi, e i disagi siano molti, troppi e qualche volta finisce male per davvero come in questo caso. 

E pur non sapendo se si tratta di uomini o donne, di giovani o vecchi, il mio pensiero e il cordoglio è solo per loro. Per chi è scomparso in una tragica serata sopra il cielo che si specchiava nel Don, per inseguire un sogno fatto di amicizia, slogan scanditi, sciarpe e striscioni. Per questo io sono ancora lì e brucio di rabbia perché lo spettacolo è andato avanti, anche se così non doveva essere e anche se nessuno o quasi il giorno dopo se ne cura.