Ieri era una serata in cui negli ottavi di Champions League si
scontravano per l’ennesima volta Ferguson e Mourinho. Tuttavia c’era anche
molta curiosità per un incrocio inedito. Rappresentava il simbolo del nuovo che avanza: vedeva i tremendi giovanotti del Bvb di Klopp attesi
Donetsk contrapporsi ai frombolieri di casa del volpone Lucescu.
Però mentre il buio si fa largo, accade qualcosa di terribile, almeno a mio parere. Un evento che
svuota completamente di significato quella partita. Le agenzie diffondono la
notizia di un disastro aereo avvenuto dalle parti del Mar Nero. Con i dispacci iniziali non
si intuisce bene cosa sia successo di preciso. Le prime voci parlano di tifosi
tedeschi deceduti. Poi si chiarirà la situazione in modo definitivo e infatti si capirà che
i supporter morti erano invece quelli locali: Ucraina, aereo atterra e va a fuoco: 5 morti. Erano tutti tifosi dello
Shakthar.
Da ingenua e romantica quale sono, mi aspettavo che la
partita venisse sospesa. Macché … nel nome dell’odiosissimo e spregevole concetto “the show must go on” si è giocato. Visto
che in questo calcio disumano contano le televisioni, gli sponsor, l’enorme
massa di denaro che gira attorno al giocattolo. Per cui anche se in ragione di
questa passione perdono la vita delle persone a causa dello sconfinato
amore per i loro colori chissenefrega.
Allora penso che è uno schifo, e il disgusto aumenta quando
mi accorgo che stamattina nessuno approfondisce questa vicenda. Ci sono solo cenni di cronaca spiccia. Nessuno li
ricorda, sono derubricati alla stregua di un numero. Non si cita un nome e nemmeno l'età di questi sventurati. Quasi non fossero esistiti. Quasi che una vita densa di slancio per il calcio
contasse meno del due di picche. Eppure le foto del velivolo in fiamme sono
agghiaccianti, eppure erano persone appartenenti alla tribù che mantiene vivo e ingrassa a dismisura questo carrozzone.
In compenso anche oggi, c’è ancora qualcuno che ha la voglia e il tempo di pontificare intorno alla storia dei cori razzisti contro Balotelli. Sarà che sono sempre
stata a disagio a stare nel gregge, sarà che sono un gran rompicoglioni per indole e per destino. Ma non ci sto dentro per niente nel ruolo di conformista.
Per cui dico che a scegliersi come novello MalcomX un idiota che
ha fatto anni a passare per vittima per essere stato abbandonato dalla sua
famiglia d’origine, salvo poi trascorrere la notte tra coca e mignotte proprio
mentre gli nasceva la figlia, ci vuole più fantasia che coraggio. Uno che non
appena mette piede da Giannino, non si sottrae di certo dal cantare insieme ai suoi nuovi tifosi “la maglia delle merde hai buttato.. “.
Ne ricavo quindi che in ogni epoca ognuno di
noi si sceglie i martiri che pensa di meritarsi. Evidentemente a parecchi dei nostri va
benissimo elevare a icona un imbecille fatto e finito, che a scanso di equivoci rimarrebbe
tale anche se il colore della sua pelle fosse più bianco del lenzuolo pulito con Ava come lava. Contenti loro di fare la messa cantata,
contenti tutti e con questo termino il mio inciso. Tanto è inutile dare ulteriore spazio a una
vicenda dai contorni oltremodo grotteschi.
Tanto io con testa sono lì a Odessa. Il luogo da dove quelle
sfortunate persone sono partite per il loro ultimo fatale viaggio. La terra
che ha dato i natali a Belanov e Voronin. Una città fascinosa e tormentata resa
celebre da film e romanzi fantastici. Un posto in cui il confine tra la
bellezza e la tragedia è sempre stato labile, un po’ come i lungometraggi in
bianco e nero di Drankov un altro dei suoi celebri figli. Sì il mio pensiero
rimane ancorato lì a quelle vittime e ai loro sogni spezzati.
Non posso fare a meno di domandarmi chissà che speranze
avevano per la loro squadra quando si sono imbarcati, chissà mentre
viaggiavano cosa cantavano per prepararsi a incoraggiare i loro ragazzi, chissà
se ridevano o discutevano animatamente sulla formazione.
Dato che ovunque si possano trovare, tutti quelli al seguito
hanno in comune una serie di rituali, che li rende fratelli anche se sono i club di appartenenza sono diversi e il più delle volte sono divisi da accesa rivalità. Accomunati dalla voglia che non
si esaurisce mai di essere presenti, nonostante ci siano sempre più problemi, e
i disagi siano molti, troppi e qualche volta finisce male per davvero come in
questo caso.
E pur non sapendo se si tratta di uomini o donne, di giovani o vecchi, il mio pensiero e il cordoglio è solo per loro. Per chi è scomparso in una tragica serata sopra il cielo che si specchiava nel Don, per inseguire un sogno fatto di amicizia, slogan scanditi, sciarpe e striscioni. Per
questo io sono ancora lì e brucio di rabbia perché lo spettacolo è andato
avanti, anche se così non doveva essere e anche se nessuno o quasi il giorno dopo se ne cura.

