Abbiamo trascorso l’intero gennaio in preda a uno stillicidio
di notizie giornaliere. Alla stregua dei bollettini di guerra, questo
bombardamento di notizie era relativo alle cessioni e agli acquisti in tinta
nerazzurra.
Gli effetti impietosi e deleteri della rumba del vai e vieni messa in atto dalla società poi si sono
visti ieri pomeriggio a Siena. Quindi dopo la chiusura del calciomercato e con l’esordio dei
nuovi arrivati, da parte mia credo proprio che:
- Indubbiamente abbiamo dato ampia dimostrazione di
possedere una forza d’animo non comune. Infatti ci vuole più fantasia che
coraggio a interessarsi a trattative reali tipo quella di Schelotto,
oppure virtuali tipo quelle di Paulinho
e Cassani.
- Chi più, chi meno siamo tutti usciti provatissimi da questa
sessione di riparazione. Inoltre abbiamo anche dimostrato di avere un bel pelo sullo
stomaco, riuscendo a resistere imperterriti allo schifo incommensurabile avvenuto nella terra del palio. Corrisponde a realtà
allora che è peggio subire le decisioni altrui piuttosto che determinarle. Da
qui la definizione: il mercato logora chi non lo fa e chi sbaglia paga.
- Trovo degno di un romanzo dei fratelli Grimm che il primo
rinforzo (si fa per dire eh) a presentarsi in sede sia stato nonno Rocchi e che
in una nemesi perfetta l’ultimo a arrivare sia stato l’enfant prodige croato
Kovacic. Insomma alla fine è scaturita una
curiosa rivisitazione in salsa calciofila del brano Il vecchio e il bambino di Guccini. Un mix che al momento lascia l'impressione di essere riuscito male.
- Dovendo valutare i movimenti in entrata e in uscita, avendo
già parlato delle partenze di Sneijder e Coutinho e della curiosa operazione
onlus “adotta anche tu un nonno laziale”,
inizierei con il giudicare le operazioni cosiddette accessorie. Vale a dire
Carrizo, Schelotto e Benassi. Dei primi due io non avvertivo la necessità,
oltretutto cedere in comproprietà l’unico attaccante giovane in rosa per
portare la reincarnazione fisica e tecnica di Centofanti all’Inter, nella
persona del Galgo Ezechiele, a istinto temo sia una baggianata bella e buona. I senesi
ancora ci ringraziano per il suo disastroso primo tempo.
- Passiamo all’analisi del fattore K, vale a dire Kuzmanovic
e Kovacic. Il serbo torna in Italia da riserva dello Stoccarda, e con una
cartella clinica che offre qualche ragione di inquietudine. Comunque a mio parere è stato uno
dei meno peggio, però in una mediana poco dinamica non capisco quanto possa
essere utile alla causa a lungo termine.
- Il principino croato sempre a mio giudizio è la gradita sorpresa di questo
mercato. Sostituisce idealmente Coutinho, però rispetto al
talento brasiliano è di sicuro messo meglio fisicamente e ha una maggiore
esperienza internazionale. Non credo che sia pronto per rappresentare l’uomo
della provvidenza, ma se la squadra sarà in grado di assecondarlo, un domani
sarà lui a prendere in mano le sorti del nostro centrocampo. E’ comunque
l’unica acquisizione tecnica che salva almeno in parte il nostro mercato
altrimenti disastroso. Volendo attribuirgli un voto secco come a scuola: dal due
pieno siamo passati al quattro.
- Per nostra sfortuna però siamo una squadra di vecchi in un paese per
vecchi. Allora il ragazzino parte dalla panca, viene inserito nel secondo
tempo, naturalmente fuori ruolo. Perché Iddio non voglia che il capitano venga
sostituito. Il risultato è che il giovanotto nato come mezzala e in fase di evoluzione come regista è stato schierato all'esterno. Tutto in nome dell’unto
dal Signore per eccellenza in casa Inter.
- Stramaccioni aveva l’occasione di smetterla di
rappresentare la proiezione subliminale di un allenatore. Era obbligato a offrire
ai tifosi qualcosa di meglio rispetto alla ultima performance vista a San
Siro contro il Torino. Invece mette in campo una formazione che nemmeno Nereo
Rocco: tre difensori centrali e tre terzini, con i soli Kuzamanovic e Guarin a far
salire la palla. Quest’ultimo anche lui impiegato fuori ruolo sempre per la
menata insopportabile che bisogna far posto costi quel che costi all’uomo dei
record. Ne risulta che anche il Siena al
pari dei granata si trasforma d’incanto nel Barcellona, mentre noi giochiamo
una partita ignobile. Per cui anche se in questo momento è un bersaglio mobile, nemmeno lui è esente da responsabilità. Visto che non avere il coraggio delle
proprie opinioni, a casa mia è una colpa e non di poco conto.
- Marco Branca alias il Ladro di Sogni, alias il Damerino non ha
perso l’occasione di dimostrarsi più
inutile di un ghiacciolo al limone al Polo Nord. Dal momento in cui Moratti deve
intervenire per sbloccare gli affari legati a Rocchi, Sneijder e Schelotto e
dopo la conclusione ridicola del discorso relativo a Paulinho, io dico: va bene il
nepotismo. Però quando domenica scorsa si evidenzia il disastro delle sue
deliranti soluzioni tecniche tra Pereira, Gargano e Mudingayi questo è il classico caso in cui si pensa e
si spera che nella vita ci sia un limite a tutto. E invece no, la cessione di
Livaja per portare a Appiano il compare di Zanetti è il suo ultimo scempio.
Potrei dire che ha la faccia come il culo nel rimanere aggrappato al suo posto,
ma temo non sia più un'espressione abbastanza esplicativa.
- Siamo l’Inter e non ci meritiamo le penose prestazioni a
cui stiamo assistendo. Se il presidente vuole ridurre il nostro amore
calcistico a una specie Pro Vercelli, vada in mezzo alle risaie e si compri
pure quella nobile squadra decaduta. Però al tempo stesso ceda l’Inter a
qualcuno che ha l’entusiasmo e i mezzi economici per mantenerla a livelli
competitivi. Perché se si tradisce la
propria storia, si è destinati a sprofondare nel baratro. Dato che “se riguarderai a lungo in un abisso, anche
l'abisso vorrà guardare dentro di te ...”

