lunedì 4 febbraio 2013

Il mercato logora chi non lo fa e chi sbaglia paga.




Abbiamo trascorso l’intero gennaio in preda a uno stillicidio di notizie giornaliere. Alla stregua dei bollettini di guerra, questo bombardamento di notizie era relativo alle cessioni e agli acquisti in tinta nerazzurra. 

Gli effetti impietosi e deleteri della rumba del vai e vieni messa in atto dalla società poi si sono visti  ieri pomeriggio a Siena. Quindi dopo la chiusura del calciomercato e con l’esordio dei nuovi arrivati, da parte mia credo proprio che:

- Indubbiamente abbiamo dato ampia dimostrazione di possedere una forza d’animo non comune. Infatti ci vuole più fantasia che coraggio a interessarsi a trattative reali tipo quella di Schelotto, oppure  virtuali tipo quelle di Paulinho e Cassani.

- Chi più, chi meno siamo tutti usciti provatissimi da questa sessione di riparazione. Inoltre abbiamo anche dimostrato di avere un bel pelo sullo stomaco, riuscendo  a resistere imperterriti allo schifo incommensurabile avvenuto nella terra del palio. Corrisponde a realtà allora che è peggio subire le decisioni altrui piuttosto che determinarle. Da qui la definizione: il mercato logora chi non lo fa e chi sbaglia paga.

- Trovo degno di un romanzo dei fratelli Grimm che il primo rinforzo (si fa per dire eh) a presentarsi in sede sia stato nonno Rocchi e che in una nemesi perfetta l’ultimo a arrivare sia stato l’enfant prodige croato Kovacic.  Insomma alla fine è scaturita una curiosa rivisitazione in salsa calciofila del brano Il vecchio e il bambino di Guccini. Un mix che al momento lascia l'impressione di essere riuscito male.

- Dovendo valutare i movimenti in entrata e in uscita, avendo già parlato delle partenze di Sneijder e Coutinho e della curiosa operazione onlus “adotta anche tu un nonno laziale”, inizierei con il giudicare le operazioni cosiddette accessorie. Vale a dire Carrizo, Schelotto e Benassi. Dei primi due io non avvertivo la necessità, oltretutto cedere in comproprietà l’unico attaccante giovane in rosa per portare la reincarnazione fisica e tecnica di Centofanti all’Inter, nella persona del Galgo Ezechiele, a istinto temo sia una baggianata bella e buona. I senesi ancora ci ringraziano per il suo disastroso primo tempo.



- Passiamo all’analisi del fattore K, vale a dire Kuzmanovic e Kovacic. Il serbo torna in Italia da riserva dello Stoccarda, e con una cartella clinica che offre qualche ragione di inquietudine. Comunque a mio parere è stato uno dei meno peggio, però in una mediana poco dinamica non capisco quanto possa essere utile alla causa a lungo termine.

- Il principino croato sempre a mio giudizio è la gradita sorpresa di questo mercato. Sostituisce idealmente Coutinho, però rispetto al talento brasiliano è di sicuro messo meglio fisicamente e ha una maggiore esperienza internazionale. Non credo che sia pronto per rappresentare l’uomo della provvidenza, ma se la squadra sarà in grado di assecondarlo, un domani sarà lui a prendere in mano le sorti del nostro centrocampo. E’ comunque l’unica acquisizione tecnica che salva almeno in parte il nostro mercato altrimenti disastroso. Volendo attribuirgli un voto secco come a scuola: dal due pieno siamo passati al quattro. 

- Per nostra sfortuna però siamo una squadra di vecchi in un paese per vecchi. Allora il ragazzino parte dalla panca, viene inserito nel secondo tempo, naturalmente fuori ruolo. Perché Iddio non voglia che il capitano venga sostituito. Il risultato è che il giovanotto nato come mezzala e in fase di evoluzione come regista è stato schierato all'esterno. Tutto in nome dell’unto dal Signore per eccellenza in casa Inter.

- Stramaccioni aveva l’occasione di smetterla di rappresentare la proiezione subliminale di un allenatore. Era obbligato a offrire ai tifosi qualcosa di meglio rispetto alla ultima performance vista a San Siro contro il Torino. Invece mette in campo una formazione che nemmeno Nereo Rocco: tre difensori centrali e tre terzini, con i soli Kuzamanovic e Guarin a far salire la palla. Quest’ultimo anche lui impiegato fuori ruolo sempre per la menata insopportabile che bisogna far posto costi quel che costi all’uomo dei record.  Ne risulta che anche il Siena al pari dei granata si trasforma d’incanto nel Barcellona, mentre noi giochiamo una partita ignobile. Per cui anche se in questo momento è un bersaglio mobile, nemmeno lui è esente da responsabilità.  Visto che non avere il coraggio delle proprie opinioni, a casa mia è una colpa e non di poco conto.



- Marco Branca alias il Ladro di Sogni, alias il Damerino non ha perso l’occasione  di dimostrarsi più inutile di un ghiacciolo al limone al Polo Nord. Dal momento in cui Moratti deve intervenire per sbloccare gli affari legati a Rocchi, Sneijder e Schelotto e dopo la conclusione ridicola del discorso relativo a Paulinho, io dico: va bene il nepotismo. Però quando domenica scorsa si evidenzia il disastro delle sue deliranti soluzioni tecniche tra Pereira, Gargano e Mudingayi  questo è il classico caso in cui si pensa e si spera che nella vita ci sia un limite a tutto. E invece no, la cessione di Livaja per portare a Appiano il compare di Zanetti è il suo ultimo scempio. Potrei dire che ha la faccia come il culo nel rimanere aggrappato al suo posto, ma temo non sia più un'espressione abbastanza esplicativa.

 - Moratti ha rosicato e anche di brutto alla notizia di Balotelli giunto dall’altra parte del Naviglio. Durante questo periodo ha dato fondo a tutta la sua incontinenza verbale, dicendone di cotte e di crude. Ci ho fatto il callo, conosco i miei polli però adesso da qui a giugno rifletta seriamente. Visto che una squadra così blasonata non può essere gestita come il circolino del paese, dove gli amici hanno il posto garantito e il pressapochismo la fa da padrone.

- Siamo l’Inter e non ci meritiamo le penose prestazioni a cui stiamo assistendo. Se il presidente vuole ridurre il nostro amore calcistico a una specie Pro Vercelli, vada in mezzo alle risaie e si compri pure quella nobile squadra decaduta. Però al tempo stesso ceda l’Inter a qualcuno che ha l’entusiasmo e i mezzi economici per mantenerla a livelli competitivi. Perché se si tradisce la propria storia, si è destinati a sprofondare nel baratro. Dato che “se riguarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te ...”