Natale è passato. Quindi al bando il buonismo e torno a riflettere
su Inter-Verona: in altre parole una
storia di tafferugli annunciati, temuti e voluti. Sì perché il giorno dopo la
partita nessuno, ma proprio nessuno, dei media ha avuto la decenza di dire le
cose come stavano, o se non altro di porsi uno straccio di domanda.
Mi spiego meglio: se anche i sassi erano a conoscenza del
tutto esaurito da giorni del settore ospite, del tam-tam mediatico tra i veronesi
“no comodi, no in gita”, dei livori mai sopiti tra le due curve …
Insomma qualcuno può spiegarmi per quale razza di motivo si è
fatta fermare l’intera tifoseria gialloblù a Piazzale Lotto? Ma come, mi
chiedo, i soloni del calcio sostengono, con una notevole faccia di bronzo, di voler scongiurare gli incidenti e poi
consentono al corteo ultras scaligero di transitare proprio nel crocevia
utilizzato dalla stragrande maggioranza dei tifosi interisti per arrivare a San
Siro?
Inoltre perché tenerli fermi al capolinea di Sesto un paio
d’ore e farli scendere dai vagoni della metro, giusto nel momento di maggior
flusso dei tifosi nerazzurri? Certo perché trattandosi di un incontro
infrasettimanale e dovendosi disputare alla nove di sera, non ci voleva mica un
genio a intuire che in quei minuti sarebbero stati in tanti dei nostri a piedi,
in macchina o con i mezzi a mettersi in marcia per lo stadio.
Così succede, a titolo di testimonianza, che una mia amica in
macchina si ritrovi tra due fuochi proprio da quelle parti: in mezzo alle mazze
dei veronesi e ai lacrimogeni sparati a altezza uomo dai celerini. A farne le spese non è lei per fortuna, ma il tetto della sua auto danneggiato da una pietra. Mentre
un’altra mia socia scende dal pullman non fa in tempo a dare retta a un vigile
zelante “passi pure di qui” e nemmeno
farlo apposta, taaac viene colpita di
striscio da uno dei razzi lanciati dai poliziotti.
Il risultato non può essere quello che per attimi interminabili,
in moltissimi siano finiti un mezzo a un casino inenarrabile, sicuramente
dovuti a un eccesso. Di quale tipo superficialità o malafede decidetelo voi. Personalmente
io da diffidente quale sono, detto fuori dai denti, propendo per la seconda
opzione.
Allora perché nessuno di
quelli bravi e di quelli giusti a livello di informazione si è interrogato
sulle vere cause? Anche se capisco che non ci si faccia degli amici a domandare
a un dirigente Inter ex-digos, al prefetto e a quelli dell’osservatorio come
mai nell'occasione, non si sia pensato a un percorso alternativo per i tifosi
dell’Hellas, soluzione peraltro in parte adottata con quelli del Partizan
Belgrado.
Tuttavia non sarebbe il dovere, almeno sulla carta, di un
bravo cronista cercare di oltrepassare la superficie e investigare sui motivi
autentici che hanno provocato un evento? Insomma invece di continuare a
incensare a gratis la tessera del tifoso (che per quanto mi riguarda ha il solo
effetto di ingombrarmi il portafoglio e certo non risolve i problemi per i quali
si diceva era stata creata) è possibile che non ce ne sia stato almeno uno
disposto a una lettura approfondita dei fatti?
Invece io dico, senza farla troppo lunga, che lo hanno proprio
fatto apposta a incentivare i disordini. Perché pazienza se dopo ci sarà una
famiglia che rinuncerà ai propri posti a San Siro. Intanto si appioppa qualche
Daspo a quei brutti, sporchi e cattivi che per laconica convenzione sono sempre
gli ultras. Così si prosegue a insinuare la paura tra la gente. Tutto per
fare in modo che altri del cosiddetto pubblico normale siano indotti a
sottoscrivere qualche abbonamento in più alla pay-tv.
Televisioni a pagamento che se ne sbattono altamente dei disagi che comportano gli orari sballati, le condizioni atmosferiche proibitive a cui sono costretti gli spettatori per poter seguire la partita dal vivo. Tanto per loro conta solo la logica del denaro.
Chissenefrega poi che l’effetto che scaturisce da questa gestione scellerata del pallone sia la desertificazione sempre più ampia degli stadi italiani. Nemmeno quando c’era l’austerity negli anni ’70 gli spalti erano così vuoti. E se si vuole verificarlo, non serve aver passato i cinquanta anni. Basta cercare negli archivi della rete le foto o le registrazioni delle partite relative a quel periodo.
Dunque tutti quelli che a vario titolo appartengono e ingrassano grazie al baraccone del pallone, tengano bene a mente che uno spettacolo che si svolge in un teatro vuoto alla lunga alimenta una desolazione senza fine. Con il rischio molto concreto che in un futuro prossimo questo sport potrebbe perdere ogni forma di attrazione.
Perché in barba ai luoghi comuni imperanti, una cosa è assolutamente certa: senza lo smisurato calore di noi tifosi il calcio, che piaccia oppure no, non è destinato a sopravvivere a lungo.
Televisioni a pagamento che se ne sbattono altamente dei disagi che comportano gli orari sballati, le condizioni atmosferiche proibitive a cui sono costretti gli spettatori per poter seguire la partita dal vivo. Tanto per loro conta solo la logica del denaro.
Chissenefrega poi che l’effetto che scaturisce da questa gestione scellerata del pallone sia la desertificazione sempre più ampia degli stadi italiani. Nemmeno quando c’era l’austerity negli anni ’70 gli spalti erano così vuoti. E se si vuole verificarlo, non serve aver passato i cinquanta anni. Basta cercare negli archivi della rete le foto o le registrazioni delle partite relative a quel periodo.
Dunque tutti quelli che a vario titolo appartengono e ingrassano grazie al baraccone del pallone, tengano bene a mente che uno spettacolo che si svolge in un teatro vuoto alla lunga alimenta una desolazione senza fine. Con il rischio molto concreto che in un futuro prossimo questo sport potrebbe perdere ogni forma di attrazione.
Perché in barba ai luoghi comuni imperanti, una cosa è assolutamente certa: senza lo smisurato calore di noi tifosi il calcio, che piaccia oppure no, non è destinato a sopravvivere a lungo.

