domenica 20 settembre 2015

La vita è fatta a scale...

.. c'è chi scende.. così tutto d'un fiato, in modo vertiginoso e imprevisto. Mi riferisco a Fassone-Gobbone. Allontanato fuori tempo, dal mio punto di vista, comunque meglio tardi che mai. Analizzo i motivi per i quali a mio parere è stato a ragione cacciato:
1) Come dimenticare l'ostentazione della t-shirt ridiculi quando si occupava dei biglietti alla gobba? Gesto imperdonabile a mio parere. Se sei un professionista non ti comporti da tifoso. Perché se ti comporti come tale allora non sei di sicuro super-partes. Per non dire del fatto che per noi aggrappati alla maglia la mistica è importante. E' uno dei pochi elementi che ci spinge a frequentare ancora i gradoni nonostante tutto e tutti.
2) Si era fatto garante dell'acquisizione del 15% del pacchetto azionario nerazzurro da parte del colosso cinese della CRC e del loro contributo riguardo il nuovo stadio. Alla fine nonostante le minacce ventilate riguardo un ricorso in tribunale per richiedere il pagamento di penali varie, in realtà non è successo niente. E del gruppo cinese si sono perse le tracce.
3) La brutta storia dello scambio Guarin-Vucinic. Cioè la celebre trattativa tentata ma mai per fortuna realizzata. Affare che ricordo, se si fosse concretizzato, avrebbe potuto portare una serie di argomentazioni nuove di zecca,  per quanto riguarda il concetto di circonvenzione di incapace. A suo tempo aveva pagato subito Branca per tutti, ma non è che Pierino e Gobbone fossero estranei alla cosa, anzi.
4) Il rinnovo del contratto Nike. Da lui voluto e da lui gestito in prima persona. Parlo di un'autentica sòla per dirla alla romana. Visto che la spiegazione terra a terra sarebbe questa: che si venda 100 o che si venda 50 non importa. Quelli del baffo in ogni caso ci corrisponderanno sempre 10 fino alla scadenza del contratto. Mi sembra palese che per una società come la nostra che ha innegabilmente bisogno di denari, questo elemento della sponsorizzazione fissa a prescindere dal fatturato, sia di fatto un'autentica fregatura.
5) Il rinnovo scellerato a Mazzarri. Avevamo chiuso la stagione tra gli sbadigli dei tifosi e le espressioni sconcertate di Thohir che tutti avevamo potuto ammirare sul maxi-schermo. Ora convincere un presidente a investire su un tecnico che non convinceva molti in società e gran parte dei tifosi si è rivelata una scelta scellerata. Ha provocato un bagno di sangue in bilancio. E non bastasse questo, per via della concezione sparagnina del mister di allora, si sono comprati una serie di giocatori per esempio Dodò pagati moltissimo e che tolto Medel, sono risultati in pratica una nuova zavorra ai nostri conti. Ora mi si potrà obiettare che anche Mancini ha sbagliato il mercato di riparazione. Certo però Podolski e Shaqiri hanno pesato negativamente in campo, però a livello di portafoglio l'impatto è stato zero. Inoltre anche Santon e Brozovic un domani potrebbero essere comunque ceduti decentemente.
6) Essersi addormentato rispetto al discorso stadio di proprietà. Dal momento in cui i biretrocessi rivolgono le loro attenzioni all'area del Portello, a quel punto un gruppo di dirigenti svegli avrebbe dovuto tribolare per undici, pur di ottenere in concessione lo stadio San Siro dal Comune di Milano con la stessa tempistica dei cuginastri. Insomma grosso modo la stessa operazione della famiglia Pozzo a Udine. Se si fosse verificata questa condizione, il dietrofront di Galliani e compagnia bella ci avrebbe fatto spaccare dal ridere. Perché sarebbero stati loro a ritrovarsi con un cerino in mano in mezzo a una strada. Invece si è fidato di quelli là che con un ribaltamento copernicano hanno deciso di restare a San Siro anche loro. Sinceramente io l'ho trovato un atteggiamento da sprovveduto. Non fosse bastato questo... si presenta con lo Zio Fester in conferenza stampa, dove francamente fa la figura del suo lacchè e gli dà anche ragione, nonostante sia stato lui e la sua banda a sconvolgere le nostre strategie.
Quindi dovendo tirare le fila del discorso, ancora adesso non riesco a risolvere il mio dubbio amletico. Non capisco se è stata peggiore l'idea di assumerlo da parte di Moratti o quella di di tenerlo da parte di Thohir. Fatto sta che si tratta dell'ennesima storia opaca e stralunata, una delle tante di cui siamo stati testimoni. Una vicenda che in fondo non ha mai convinto nessuno, perché più di qualcosa è andato storto, quindi sono felice che si sia conclusa.



e grazie al cielo c'è chi sale...  forte finalmente.
1) Sono i tifosi che si muovono con entusiasmo su per le scale che portano ai gradoni. Felice di ostentare la sintesi del nero e dell'azzurro. Allo stadio come nella vita. Colori strusciati sulla pelle, cori urlati fino a raschiare la gola. Rispetto alle recenti stagioni, mi è sembrato che l'atmosfera sia cambiata prima e durante le partite. La partecipazione è più allegra e spensierata come negli anni belli. Inoltre il momentaneo primato in classifica viene vissuto con sano pragmatismo. Complici le delusioni vissute fino allo scorso giugno, nel complesso si vive il momento senza illudersi troppo. In questo senso l'ambiente è più maturo e più equilibrato. E' presto per fare previsioni, ma questo è buono.
2) La squadra. Anche qui dopo tempo per la prima volta ha una fisionomia precisa. In estate sono stati acquisiti chili e centimetri. L'idea di fondo era quella di creare un gruppo muscolarmente forte. Certo il canovaccio tattico prevede l'applicazione dello schema fisso a sportellate. Di sicuro i palati fini storceranno il naso, ma è altrettanto certo che la fisicità in serie A in genere paga sempre. Sussistono ancora alcune incognite, ma se non altro il progetto è ben delineato. Dopo anni in cui prendevi posto e non sapevi mai cosa aspettarti non è tutto però è già qualcosa. Poi certo sarà compito del mister trovare la quadra e spetta a chi scende in campo non risparmiare le energie per conseguire un buon risultato a fine stagione.
3) Si soffre, ma si vince. Che poi non sarebbe altro che la sintesi dei due concetti precedenti. Per dire oggi a mezzogiorno con il Chievo si sono sudate le classiche sette camice se non di più per portare a casa i tre punti, però sono arrivati. Certo non siamo belli ma in compenso sembra che si sia alzata la soglia della sofferenza. Arruffati a tratti con la gamba che comunque finora si mette sempre. Vedere qualche rinvio a palla lunga è di certo antiestetico, tuttavia i nostri dimostrano la ritrovata voglia di mettere il gatto nel sacco. 
Va bene sono solo quattro partite. E ci ricordiamo bene quando con Strama ci siamo ritrovati a un solo punto di distacco dai gobbi e purtroppo ci ricordiamo meglio il nono posto con cui si era chiuso quel campionato.  La differenza è che questa volta, quando si guardi la partita, noi tifosi capiamo cosa siamo e quando la situazione è chiara in genere si finisce per avere ragione. Allora direi che è proprio il caso di andare avanti così e Forza Inter!!!











martedì 18 agosto 2015

OldStyle88

Da tempo sto osservando le varie vicende che coinvolgono il nostro calcio e l’Inter. L’assoluta mancanza di novità mi ha impedito di scrivere, evitando di ripetermi circa tematiche già abbondantemente affrontatate. 


In attesa di esprimere un giudizio riguardo l'Inter, Mancini e dirigenti tutti (valutazione che al momento mi vedrebbe abbastanza impietoso nei confronti del mister per scelte che semmai affronteremo in tempi futuri) c'è Kovacic a tenere banco.

Ho letto di raccolte firme, mobilitazioni, addirittura qualcuno che chiede alla Curva Nord di scendere in piazza per impedirne la cessione come si fece a suo tempo con Guarin.


Oltre all’evidente differenza di significato tra le due vicende, noto che tra gli interisti c’è ancora un partito bello numeroso di Morattiani e adulatori del “Chino” Recoba. Cioè un giocatore strapagato che nella sua lunga militanza nerazzurra ha inciso poco o nulla, venendo considerato sempre “un punto fermo in prospettiva” a parte quando a 35 anni, di prospettive ne hai solo per il dopo carriera.

Siamo andati avanti per anni con questa lagna del suo sinistro, della sua tecnica, e delle sue qualità, in due lustri solo intraviste e mai con continuità.



Evidentemente molti interisti orfani di un simile personaggio avevano bisogno di un alter ego. Ed ecco quindi Kovacic, giocatore dalle immense qualità tecniche e stilistiche e per il quale ora si vorrebbe fare la guerra a una società che ricordo, sta accontentando in tutto e per tutto un allenatore (scelto grazie a chi teneva il muso a Mazzarri e il quale due risate se le starà facendo di certo) con il quale si sta lavorando egregiamente portando avanti una linea coerente e chiara.

Sostegno dicevo, carta bianca, nulle opposizioni alle sue richieste, anche se personalmente un paio (su Shaqiri e Kongdonbia) le avrei almeno valutate con più calma (ma di questo si discuterà semmai più in là).



Kovacic ha sempre peccato di personalità, dall’iniziativa nel concludere, al prendere per mano un centrocampo in cui faceva ampiamente la differenza per qualità tecniche.

È stato provato da tre allenatori diversi, tutti e tre di diverso livello, senza capirci assolutamente nulla su dove utilizzarlo. Le sue caratteristiche l’avrebbero, a prescindere dal ruolo, eletto a faro della squadra, l’uomo dell’ultimo passaggio, ma anche di quelli non è che si sia abbondato chissà quanto.

Arriva quindi un’offerta decisamente buona del Real e la società fa quello che non ha fatto la precedente. Dopo due anni e mezzo di tempo per ambientarsi e capire le proprie potenzialità Kovacic ci lascia.

A Madrid, per il gioco che esprime una squadra come il Real, Kovacic potrà trovare successo e tutti noi mangiarci le mani allungando la lista in cui figura anche Andrea Pirlo, una lista piena di rimpianti a caldo senza però valutare il contesto in cui il giocatore si trovava, l’età, e soprattutto il fatto che voi che contestate la cessione siete i primi a fischiare quando si sbaglia un passaggio.

Voi che parlate di giovani già vi agitate sul seggiolino invocando uomini più esperti per vincere subito, ma quando ci sono e non si vince allora si invoca la linea verde.

Allo stato attuale delle cose, nella realtà in cui siamo, con tutte le esigenze economiche e gli sforzi che la società sta facendo per accontentare Mancini nella sua folle necessità di nove giocatori nuovi (li avesse chiesti Mazzarri si sarebbero fatti tutti una grassa risata) è stato ceduto un punto di domanda che nel tempo avrebbe potuto veder diminuire le offerte e la loro consistenza.

E’ stato mandato (e questo fa tanta differenza) non a una concorrente diretta, odiata, rivale, ma a una squadra che fa non campionato estero e una competizione internazionale che credo non vedremo ancora per un paio di anni.

Qualcuno per caso avrebbe ceduto Icardi? Complimenti per la valutazione, un giocatore che ha già fatto vedere in una squadra mediocre ciò di cosa è capace non è come privarsi di un dubbio.

Che poi anche io avrei privilegiato le cessioni di Guarin e Hernanes a quella del Mateo croato è certo. Sono inoltre nd’accordo con chi sostiene che sarebbero stato preferibile cedere loro in prima battuta. Ma questa è un’altra storia che affronteremo più avanti…

lunedì 18 maggio 2015

OldStyle88

Il Dnipro è in finale di Europa league e chi lo avrebbe mai detto? Eppure, alla faccia di chi vorrebbe che i meriti sportivi dipendessero solo dal fatturato, è successo. Sinceramente spero vincano la coppa e si prendano questa bella soddisfazione che probabilmente travalica il significato sportivo in senso stretto.

Altra squadra che ha lasciato tutti a bocca aperta è stata la Lazio, autrice di una stagione fantastica. Questi due esempi hanno in comune l’assenza di stipendi alla Messi, e che hanno basato buona parte delle loro fortune sul carattere e sulla compattezza del gruppo. Certamente i rispettivi tifosi si saranno rispecchiati nelle gesta legate più al temperamento piuttosto che alla tecnica dei loro giocatori, e quindi sicuramente ancora più orgogliosi dei risultati ottenuti.

Sabato in occasione di Inter-Juve c'è stata per noi una sconfitta immeritata penso di poter dire, da un punto di vista delle occasioni e del prodotto. Ma d'altra parte ce la siamo cercata perché i nostri dovevano dare di più. Contro i gobbi e la partita non è mai come le altre e da quando sono tornati in SerieA non c’è mai stato un match normale legato alla determinazione da mettere in campo. Visto che con loro di sportivo c’è molto poco e si va ben oltre alla semplice rivalità sportiva.

Inoltre a prescindere dall’esito della partita, o della stagione, mai si è vista una squadra che buttasse in campo quelle qualità morali che noi chiediamo e che dopo il ko casalingo sento invocare da più parti da molti tifosi? Di cosa ci stupiamo? 

Che una squadra di stranieri vedendo come per esempio Moratti abbraccia Agnelli possa sputare sangue in campo? Che in quanto stranieri (e non per colpa loro) capiscano alla perfezione cosa significano questi 90 minuti? Che una categoria coccolata dai media, ai quali è concesso tutto, anche l’ingiustificabile, si sbatta oltremodo? Che addirittura si lamenta per i processi fatti dai tifosi quasi che occorra il benestare di Dio per riprenderli?

Io non sono stupito, ma guardo con invidia quelle squadre che invece questo qualcosa ce lo mettono, che interpretano bene ciò che la gente vuole, e questo a prescindere poi dagli obbiettivi stagionali che ci possono essere e si possono eventualmente raggiungere.

Guardate il Sassuolo. Si pensava alla vittima sacrificale eppure questo club prevalentemente o totalmente affidato a giocatori italiani interpreta perfettamente ciò che vado dicendo da tempo e cioè che siamo convinti che occorrono stranieri in campo e fuori perché non siamo più capaci a produrre, anche calcio, ma senza spendere una fortuna sia in campo che in panchina questa squadra è uno stupendo esempio da seguire.



Sicuramente qualcuno vorrà conoscere la mia opinioni rispetto alle parole di Arrigo Sacchi ultimamente pronunciate che in qualche modo si collegano a tutto ciò. Ebbene, la simpatia o antipatia verso qualcuno deve comunque essere secondaria all’obbiettività e alla capacità di valutazione. Sacchi dice il vero. Magari l’inter della tripletta non era vergognosa in quanto formata da campioni che hanno prodotto risultati strabilianti, ma che di italiano non ci fosse nemmeno l’allenatore è un dato di fatto. La giustificazione che in quella rosa ci fosse Materazzi mi pare sterile.

Sacchi ha vinto con tre campioni olandesi, è vero, ma erano tre, come tre erano i tedeschi dell’inter trapattoniana, e tre era comunque il massimo di stranieri da tesserare per ciascun club. Ricordare solo tre giocatori, per quanto di valore indiscutibile, è ingiusto nei confronti di altri campioni che nelle rispettive squadre hanno dato moltissimo e gli esempi sono nella memoria di tutti.

Si vuole che in campo il giocatore ci metta quel qualcosa in più? Se fosse italiano magari capirebbe cosa significa giocare un Inter-Juve. Ricordate il tanto bistrattato Mazzarri?? Antipatico e piangina certo, ma come vedete i risultati non mi sembrano migliorati più di tanto. Eppure la sua prima Inter che non era stata costruita con un mercato faraonico era piena di giocatori ai quali nessuno avrebbe dato una lira (e sicuramente non la valgono) ma che con impegno e buona volontà, avevano espresso qualcosa di buono.

L’imbarazzante Jonathan della stagione precedente era quantomeno diventato guardabile e il gol di Icardi a inizio stagione contro la Juve a Milano fu propiziato da un indomito Alvarez che rubò palla in un contesto che si definisce solo con le parole voglia, determinazione, carettere. Due stranieri va bene, era stato bravo l’allenatore a mettere in testa certe motivazioni che si sono poi trasferite in campo.

Come avevo già avuto modo di dire, l’italianità di una squadra è un valore che possiede un senso funzionale e non solo morale che condivido in pieno. Troppo comodo e soprattutto troppo incoerente negare o peggio ancora farsi andare bene situazioni per proprio comodo salvo poi disconocerle quando questo comodo si esaurisce.

sabato 16 maggio 2015

Tradimento

Io lo dico e lo ammettto. Una settima fà ero al mare dove i bambini giocavano a pallone nella spiaggia senza ombrelloni, lettini etc. Privi di limiti come l'orizzonte che gli si parava di fronte. Liberi loro e libera io perché vivere senza il senso del definito, ammettiamolo è bellissimo. 

Del resto il bello del mare è che è sconfinato e a livello fisico e mentale sai sempre dove inizia, però non sai mai dove finisce. 

In tutta sincerità avevo trovato strano pensare all'Inter a Milano. Prima volta in vita mia. Ora invece attraversando la sintesi tra passione e dolore in tutta franchezza non posso fare a meno di chiedermi .. ma chi cazzo me lo ha fatto fare di tornare a casa per affrontare tutto questo???? 

Perché basta con le dichiarazioni di Thohir, Moratti, Mancini, giocatori sparsi.. dirigenti dispersi e via dicendo.. sono come le chiacchiere della gente al mercato, cioè opinioni che dal mio punto di vista oramai hanno uno spessore ininfluente .. Vale a dire parole tante .. fatti meno di zero.

A proposito di minimi termini, ci fracassano gli zebedei da tempo con la fregnaccia che siamo all'anno zero.. è dal 2011 che leggo e ascolto una serie di enunciazioni sull'anno zero. Allora mi domando, ma quanti migliaia di giorni deve durare per noi interisti l'anno zero???? Non è che nel frattempo potremmo essere tutti inumati? In Blade Runner si definiva tempo bastante questo concetto qui. In Blade Runner i replicanti sono morti tutti. Allora mi domando, ma di cosa vogliamo parlare?

Stasera era un'occasione al di là della classifica, dei punti di distacco e dei torfei in palio per poter rivendicare che alla fine stagione bella o stagione brutta di base eravamo l'Inter. E che di base la nostra integrità bauscia non sarebbe rimasta violata. 

Torino, Cesena, Parma, Fiorentina, Milan, Chievo, Wolfsburg e JuveB, cioè tutte tappe fallite puntualmente per dare un senso alla nostra stagione.

Così, maledetti voi che fate finta di rappresentarci. Abbiamo perso contro le riserve delle riserve della gobba e io lo so .. io stanotte non dormo. Quando perde la mia squadra.. per me è  male e io rimango di merda sul serio e alla resa dei conti a me resta solo il turpiloquio come sfogo del mio disagio.

Perchè non prendo sonno quando si perde contro i nemici storici, infarciti di seconde linee. Mentre magari i giocatori avversari tra loro si danno pacche sulle spalle nei privè. Io comunque, io non dormo. 

La roba più bizzarra di tutto questo è che se avessi chiesto risultati, classifica, rancing Uefa .. etc .. invece no .. ho desiderato solo cattiveria agonistica, invece no porca pupazza nemmeno quella.

Dato che al momento, mi sento così con il freddo da battere i denti come quando ti hanno sbalzato dalla macchina in pieno agosto ma ci si sente nemmeno si fosse a dicembre, in mezzo a una strada dove nessuno ti aiuta.  

E dopo tanta passione francamente non capisco per quale razza di motivo io mi devo sentire in qualche modo prigioniera dell'incosistenza nonostante me, nonostante i miei amici che fanno sacrifici e tutto quanto. Fatevi una domanda e datevi una risposta perchè ci avete definitivemente rotto i coglioni. 

A mio parere, la cosa più schifosa che si può fare nella vita è far sentire inadeguato chi ti vuole bene, e più tradimento di così uno può giusto morire.. regolatevi voi io ne ho pieni i maroni.. non so più cosa fare e non so più cosa scrivere.

Nonostante tutto temo più il disamore che la sofferenza, ma trascinare le persone verso il senso dell'anaffettivo è spingerle verso il baratro. Voi bevete champagne, mentre a noi salgono i triglicereridi e i livelli del fegato tutti. Va tutto bene a voi, mentre a noi, sportivamente parlando, non va bene una minkia.




Vi trovo più freddi e inanimati dell'acciaio e dell'asfalto messi insieme, e questa cosa per un giro di termini distorto ma d'altra parte esaustiva è francamente raggelante. 

Si arriva a un punto che il troppo è eccessivo comunque la si pensi. Anche il gelo che mi  è arrivato alla fine del match contro i gobbi.  per voi non c'è problema tanto il bonifico a fine mese arriva puntuale, invece io sono esaperata e dire questo è dire niente. 

Poi come al solito più avanti si vedrà. Ma è il trend delle aspettative deluse ogni vota che può essere quella buona, a devastare il cuore. Abbiamo esistenze costellate di amori difficili, di quotidianità complicate.. ma non possiamo continuare a alimentare situazioni piene di vuoto, perchè questo è.




lunedì 20 aprile 2015

Under The Milky Way


Cala il sipario sull'ultimo derby. Un incontro caratterizzato da uno spettacolo tanto straordinario nelle coreografie delle due curve meneghine, quanto modesto da parte di chi era in campo. Finisce pari e patta una stracittadina che alla vigilia in molti presentavano come dimessa e sottotono, ma è stata comunque vissuta in maniera coinvolgente dai tifosi. Inoltre qualche svista arbitrale di troppo a nostro sfavore ha fatto discutere. Nonostante il momento poco esaltante di entrambe le compagini, questo resta un match che fa storia a sè, che vale la pena di vivere allo stadio  a prescindere.  


E' quello che spinge ragazzi come Alessio, Francesco, Andrea, Renato e altri a percorrere moltissimi chilometri con lo zaino in spalla, le sneakers e il salvadanaio rotto. Perché se ogni volta ti spari tantissima strada pur di presentarsi sugli spalti in tempo, è innegabile che uno slancio simile  possa comportare una notevole dispersione di tempo, pazienza e denaro. Perchè le contrarietà possono essere sempre dietro l'angolo. In autostrada si può beccare la coda. Il volo può essere cancellato. Il treno può viaggiare con forte ritardo. 

Sempre con la voglia di rincorrere il fascio di luce dei riflettori di San Siro. Un'altra forma di essere Donnie Darko insomma. Sto parlando del principale protagonista di un film culto che raccontato in sintesi non sarebbe altro che la narrazione delle vicende di un ragazzo problematico e della sua famiglia che si snodano all'interno di una realtà parallela dove gli sbalzi temporali la fanno da padrone. 


Li accomuna il desiderio di vincere l'oscurità surreale della notte per ritrovare la scia degli astri splendenti. Con lo stesso impeto che viene celebrato in una canzone del gruppo australiano dei Church. Pezzo molto in voga durante gli anni '80 . Si chiama Under the milky way: "Ed è qualcosa di molto particolare / Qualcosa di scintillante e bianco / ti conduce qui, nonostante la destinazione / Sotto la via lattea stasera... ".




Così corrono quei ragazzi per vivere l'attimo del fischio di inizio. Corrono per assecondare lo stato d'animo di quando si salgono gli ultimi gradini che portano al solito posto e si spalanca alla vista l'ultima espressione di prateria metropolitana: il rettangolo di gioco. E la testa ritorna a incontri passati che si mischiano con le aspirazioni proiettate nel futuro immediato e non. 

Come se non potessero sottrarsi alla loro indole, nella continua ricerca di stelle in cielo e in campo. Destino del resto ineluttabbile da chi si sente marchiato dai colori del cielo e della notte. Allora mi viene da credere che in fondo ora siamo un pò tutti Donnie Darko, siamo un pò tutti come quei ragazzi. Un pò tutti disposti a affrontare qualunque disagio pur di tornare a un passato espressione di euforia e competizione per traguardi importanti. Pur di partecipare all'atmosfera magica del momento in cui si srotolano i teli, si sventolano i cartoncini. In cui si esibisce l'orgoglio smisurato della propria appartenenza. 

Poi c'è Lele che era il primo a sedersi sul suo seggiolino al primo verde nel mio settore, uno speciale a modo suo. Quello che ci accoglieva tutti, sempre presente con il freddo con il caldo, nelle partite di cartello e in quelle per pochi intimi. Ieri sera purtroppo invece di incrociare il suo sorriso c'era un mazzo di fiori e una foto a ricordarlo. Ma sono certa che ovunque si sia trovato, nella sua dimensione equivalente, avrà cantato e avrà imprecato. E di sicuro avrà inseguito con passione e ostinazione la sua scia di stelle, proprio come noi. Perché i derby sono sempre speciali, per tutti. 


Per chi si presenta ai cancelli a piedi, per chi colma distanze enormi e anche per chi è altrove. C'è poco da fare, queste non sono e non saranno mai partite come le altre.




P.s. Per coloro che non avessero visto il film e fossero interessati alla visione, per una migliore comprensione, consiglio la lettura del libro The Distructors di Graham Greene al quale la pellicola si è ispirata. Suggerisco inoltre per gli amanti e nonndel genere new wave l'ascolto attento della colonna sonora.   







sabato 18 aprile 2015

OldStyle88

Polemiche, sempre polemiche e ancora polemiche. Quando non derivano da fatti acclarati si creano artificialmente. E nemmeno a farlo apposta non si disquisisce contro chi, nel calcio, ha permesso un disastro finanziario e sportivo vedi caso Parma. 

Ma in compenso succede un pandemonio contro gli striscioni esposti dai romanisti che avevano come argomento la mamma di Ciro Esposito, rea, secondo loro di aver strumentalizzato in modo eccessivo e inopportuno la tragica scomparsa del figlio.

Il discorso peggiora ulteriormente se si considera che durante Roma-Fiorentina di Europa League (dopo il pesante passivo subito) la squadra giallorossa è andata a rendere conto sotto la curva circa il suo momento no. Questo fotografa impietosamente il senso attuale del nostro calcio, e la deriva a mio giudizio malsana verso la quale si sta indirizzando.

Riguardo al primo aspetto, abbiamo un governo, una classe politica, che in linea teorica predica la libertà di pensiero e di opinione, come sostenuto anche dalla costituzione da loro scritta. Però chissà come mai negli stadi, si serrano le fila in nome di un prestestuoso politically correct .

Se penso per esempio che un ragazzo è innocente riguardo a un determinato episodio e lo manifesto con la parola o con una scritta, sono passibile di pesanti conseguenze, cosa che non avviene in tutte le realtà esterne al microcosmo dello stadio.

Se penso che una persona manifesta il proprio dolore in modo troppo pacchiano e interessato (attenzione, non sto dicendo che sia vero) ecco che succede il finimondo. Insomma è un bel casino.

La risonanza attribuita a questi episodi è nettamente superiore a quella data al caso Parma, o alle interviste di Lotito. Il quale certamente non ha scoperto l’acqua calda, essendo il calcio manipolato da interessi, soldi, e da fattori più economici che sportivi.



Il tutto, ripeto, dopo il pubblico processo sotto la Sud in occasione di Roma-Fiorentina. Situazione inaccettabile per lo schieramento benpensante, che non può tollerare che un lavoratore che non stia rendendo o che stia deludendo il proprio datore di lavoro (che ricordiamolo non è James Pallotta ma sono i tifosi della Roma) venga processato sulla pubblica piazza.

Bell’esempio che diamo ai bambini, i finti destinatari di queste sterili discussioni, che si finge di tutelare promuovendo comportamenti assolutamente non educativi, non mettendoli di fronte alle proprie responsabilità e non insegnando loro il valore delle cose. 

Gli stessi organi stampa che si schierano apertamente a favore di chi conduce un'esistenza all'insegna del lusso, della bella vita, e  dell’assoluto menefreghismo, sono poi sempre quelli che però ignorano troppo spesso che nella vita quotidiana le pressioni commerciali nei posti di lavoro.

Ignorano il mobbing esasperato riguardante il rendimento a obiettivi, il raggiungimento di determinati risultati nelle rispettive professioni. In tal caso le angherie sono tollerate e i dipendenti sottopagati e maltrattati si devono accontentare di una pacca sulla spalla, seguita dalla solita considerazione “non ti lamentare, sei già fortunato ad averlo un lavoro”, quasi che lavorare sia un lusso. Mentre giocare a pallone guadagnando fior di soldi invece cosa sarebbe???

Il distacco tra vita normale dei tifosi e quella dorata dei calciatori è così evidente. Eppure nonostante questo secondo molti non si può permettere che la gente fischi, o comunque non applauda comunque la prestazione di uno che magari ha tirato le cinque di mattina in discoteca e in campo cammina (ovviamente chi paga sborsa qualche soldino per comprare il biglietto). 

Eppure Pallotta, da bravo yankee, dovrebbe saperlo. Negli Stati Uniti è risaputo che se a livello professionale non soddisfi i parametri produttivi, è pratica usuale darti un calcio in culo, senza troppi complimenti.

La stessa dinamica si replica lontano dai riflettori della ribalta in quel di Bergamo. Allora le reazioni sono opposte e le percezioni giornalistiche flebili. La notizia è quasi occultata e comunque letta sotto un'altra propsettiva, ma perché?

Perché il signor Pallotta è americano e in Italia ci manca solo che siano quelli della Groenlandia a spiegarci come a fare la pizza, per quanto pensiamo di essere inetti e incapaci. 

Quindi la domanda sarebbe: ma come abbiamo fatto per 150 anni e anche prima con i vari stati? No è la nostra una storia, all'insegna di cultura, di tradizioni che il nostro millenario paese ha vissuto ed esportato? Anche a livello di football, come siamo riusciti a primeggiare per tanti decenni?

Ora, pare, siamo impossibilitati a fare qualcosa di buono. Bisogna quindi sperare che tanti Pallotta salvino l’Italia dal disastro acquistando società di calcio, investendo, tirando fuori soldi di tasca loro, portando i Bale, i CR7, i Messi, e non certo facendo giocare italiani. Già sentite queste discriminazioni nella vita reale?

Toccare lui significa toccare una marea di potenziali investitori, significa quindi mandare a monte il progetto. Questo è il vero aspetto intollerabile della situazione. Thohir al momento si è sempre espresso diversamente sull’argomento, badando più a altre tematiche rispetto a queste. Ecco perché il romanista si chiede: perché sempre la Roma? Perché la Roma il piccolo particolare di avere un proprietario statunitense.

Non mi stupirei se l’iniziativa del McDonald di offrire colazioni a chi si presenta in pigiama fosse stata lanciata per valutare oggettivamente il grado di demenza di un popolo. A riguardo devo dire che hanno avuto ottime risposte, del resto penso siano le stesse persone che in linea teorica dovrebbero popolare gli stadi secondo i nostri moderni capitalisti.

Qualcuno dirà: ma domenica c'è il derby (o c'è stato, a seconda di quando leggerete). Bene, questo derby ribattezzato dei poveri per me sarà sempre un derby da ricchi e sarà sempre meraviglioso... per il semplice fatto che sarò presente.

venerdì 20 marzo 2015

Andare ai resti

Per i pokeristi incalliti andare ai resti significa semplicemente giocarsi l'intera posta. Per le batterie dei rapinatori degli anni '70, questa espressione rappresentava uno stile di vita estremo, senza ritorno. Della serie o la va o la spacca. O noi, o gli sbirri. Per gli interisti credo sia nient'altro che l'emblema della passione stessa. Radicali in quanto tali, un giocatore è troppo bravo o troppo scarso. Il gioco espresso è fantastico o fa schifo.

Così ieri sera doveva essere una di quelle notti: o tutto o niente. I tifosi nonostante il momentaccio della squadra, e con la crisi economica di mezzo, comunque raccolgono l'appello del mister e alla fine in oltre 40.000 rispondono presente. Nei primi quindici minuti il ruggito di San Siro è potente e commovente..  mi riporta alla mente i match di coppa anni '80. Quando il destino ci ha regalato ben pochi trofei, ma il coraggio di chi era in campo è stato immenso e lo stadio tremava a volte fino a ondeggiare..


Poi i lupi tedeschi, complice la solita scarsa concentrazione di Ranocchia and friends, passano in vantaggio e cominciano a giocare in surplace come se si allenassero. Mai vista un'avversaria a San Siro sprecare tante incursioni velenose con tanta sufficienza. Come se fossero stati consapevoli del fatto che in un modo o nell'altro l'avrebbero portata a casa. Nemmeno il momentaneo pareggio di Palacio li ha scomposti più di tanto. Hanno continuato a macinare il loro calcio essenziale ma estremamente funzionale. Tre passaggi in verticale, sempre con l'uomo libero e et voilà, spesso e volentieri uno dei loro davanti a Carrizo.

A un certo punto entra Bendtner, lo ricordavamo bidone e ubriacone a Torino. Però sappiamo che in questa stagione abbiamo giocatori bravissimi a fare proclami altisonanti e altrettanto capaci nel trasformare l'ennesimo scaldabagno avversario nel fenomeno di turno. Insomma con le parole leoni, con i fatti coglioni. Così dopo Ekdal, De Ceglie, Guidetti, riesce a segnare anche lui. Allora i ragazzi della Nord che in precedenza avevano invitato i nostri a tirare fuori gli attributi, finiscono la partita cantando a modo loro che la misura è colma con il resto del pubblico interista che condivide il concetto.






Termina quindi tra lo sconforto di molti e la rabbia di altri questo ottavo di Europa League, che doveva e poteva essere diverso. Un conto è andare a casa a testa alta tipo il Torino. Un altro è mollare il colpo quando si è consapevoli che probabilmente i crucchi saranno tornati a Wolfsburg senza nemmeno fare la doccia. Perché al di là dei singoli, dei mezzi tecnici e degli schemi a questa squadra è mancato il cuore e l'agonismo. Allora in questo caso monta la carogna.  E parlando onestamente senza troppi giri di parole, sì, siamo nella merda più completa. 


Ci ritroviamo metà marzo e la nostra stagione è già finita. Perché io non mi illudo più. Penso proprio che le partite rimanenti non saranno altro che una forma di accanimento terapeutico. Eppure sulla carta il nostro d.s. è un mago del mercato, l'organico di tutto rispetto, abbiamo perfino cambiato il tecnico e acquisito nuovi rinforzi a gennaio. Non è servito a niente. Parlano di progetto, come se questo termine fosse diventato un nuovo eufemismo del caos universale. 


La morale è che in realtà quelli disposti a tutto pur di farcela, per l'ennesima volta, eravamo solo noi. Siamo solo noi quelli che siamo andati ai resti. Sulla falsariga dei protagonisti del film Le Iene di Tarantino, dove un tentativo di spaccata in banca finisce completamente in vacca. Gli unici a scommettere fino in fondo sul passaggio del turno e a uscirne con le ossa rotte. Visto che siamo stati ripagati da giocatori e dirigenti tutti con l'ennesima badilata metaforica sui denti. 


Ora mi rimane soltanto l'impatto emozionale che ho provato nel chiudere la porta di casa ieri sera. Per un beffardo scherzo del destino, mi sono ritrovata a fissare una foto di mio padre allo Olympiastadion di Monaco, con Nick Berti in campo e Trap in panca. Il paragone con quello che avevo appena vissuto a San Siro è stato impietoso. Proprio ieri che era la festa del papà. Quanta nostalgia per il mio babbo che non c'è più e per quei ragazzi in campo con la nostra maglia. Poi mi passa, lo so che mi passa, però che fatica.


mercoledì 11 marzo 2015

OldStyle88

Nulla di nuovo dal fronte. Se servirà del tempo per le riforme dei campionati, di certo ne occorrerà ancora di più per un cambio di visione e di mentalità che attanaglia le menti di politici e padroni del pallone, sempre più ancorati sulle loro posizioni dannose e anti-tifoso.

Dopo le infelici dichiarazioni di De Laurentis in merito a uno stadio che vorrebbe ma non può ristrutturare causa violenti e vandali (mi si dica quando negli ultimi dieci anni, una tifoseria ha devastato uno stadio), ecco tornare di prepotenza la discriminazione territoriale. Ma non doveva essere superata dall’abolizione della norma?? Eppure non pare visto l’eco che continua a creare.

Ovviamente non è passato molto tempo dall’invasione dei Feyenoord a Roma con tutto ciò che ha portato. Un cavallo di battaglia dei media e dei perbenisti era quella dell’educazione nelle scuole.



Se uno più uno fa due, posso tranquillamente affermare che il sistema scolastico italiano, così come quello francesce, greco, serbo, croato, polacco, russo, sono avanti anni luce a quello olandese perché in decenni di visite dall’estero all’Italia e viceversa mai si era verificato nulla di simile.

Senza voler entrare nel merito della questione che mi sembra ovvio sia condannabile nel vandalismo becero e senza significato, voglio porre l’accento anche sulla gara di ritorno e sulla banana gonfiabile tirata a Gervinho. L’eco razzista ovviamente scatenato in Italia e il vandalismo sono stati accolti con spallucce dalla nazione olandese e dal club che ha definito come goliardica la manifestazione di tifo contro.

Il mio concetto di godereccio è un po’ diverso, ma questo dimostra come solo noi in questo paese abbiamo incubi perenni e una ricerca continua del qualcosa di discriminatorio, razzista, e politicamente scorretto.

Mentre gli stati esteri incentivano gli ultras come in Germania stabilendo degli argini entro i quali giostrare ma dai quali non si può assolutamente uscire, qui siamo al punto di impedire di sostare sulle transenne per far cantare, divieto di megafoni e tamburi, di farsi lo scrupolo se la bandiera impedisce la visuale a qualcuno, e se e come inasprire delle pene che per chi le decide significano solo ed esclusivamente di lavarsi le mani. Non essendo capaci di organizzare neanche i tornei dell’oratorio, se non c’è gente è meglio….

Il tutto mentre i veronesi si beffano delle varie leggi acquistando biglietti per Milan Verona al secondo anello anziché per il settore ospiti, gli Juventini (a quali mi riferivo poco fa) subiscono queste richieste (nulla di nuovo a Milano), il derby di Stoccolma dà spettacolo sugli spalti in uno stadio adatto a tutti e in Italia sembriamo il deserto. 

A tal proposito chiudo con le parole pronunciate tempo fa dal nostro presidente Thohir e che riporto integralmente: "La situazione è che in questo momento dobbiamo migliorare insieme, non solo noi come Inter, ma tutti i club, l'intero campionato. Con l'arrivo della globalizzazione dobbiamo cambiare mentalità e visione. Dobbiamo tornare a competere, tante cose devono cambiare, ma la cosa più importante è che gli appassionati della Serie A tornino ad avere fiducia, perché non sono soltanto in Italia, ma si trovano in tutto il mondo".

"Guardi le partite in tv - prosegue Thohir - e la metà dei posti sono vuoti. Non va bene. Molti stadi negli altri Paesi hanno il wi-fi, sono digitali e la gente può connettersi. Ci sono posti migliori, 'settori familiari', aree di sicurezza se succede qualcosa, perché i tifosi sono tifosi. Ci sono i tifosi più fanatici ma anche i tifosi che vanno a vedere la partita con la famiglia e che vogliono divertirsi. Noi dobbiamo proteggere l'interesse di tutti".

mercoledì 14 gennaio 2015

OldStyle88

Dialogo semi-serio ma realmente accaduto durante la scorsa stagione calcistica… in attesa dell’epilogo sull’argomento! Credo di non dover dire chi è l’uno o l’altro…

Giugno:
"Ciao! Tutto bene? Hai rifatto l’abbonamento?" 
"Io sono un pochino indeciso se farlo o no. Il mercato è ancora aperto e non sappiamo chi compreremo o se le altre squadre si rinforzeranno tanto da tagliarci fuori da ogni lotta per il vertice."
 "Non l’ho rifatto perché avevo fatto il biennale. Al di là della convenienza economica, a me basta sapere che giochiamo per andare allo stadio e perché contrariamente alle chiacchiere il nostro compito è quello di sostenere la squadra. E poi l’atmosfera della partita non è nemmeno lontanamente paragonabile a quella tristissima del bar in cui spendi anche di più e fai il professore di economia calcistica! Allora, quando verrai? Ad agosto inizia il preliminare di Europa League e la scusa del prezzo non regge. Per te che non sei abbonato costa 10 euro se ti va male."
"Ma si, potrebbe essere….vediamo. Però troveremo di certo una squadra scarsa, dovessimo vincere la gara di andata che senso ha vedere il ritorno? Poi con quel prezzo vuol dire che allo stadio non ci va nessuno, perché dovrei andarci io magari a vedere una squadra che tiene fuori tutti i più bravi per non sprecarli?? Ne riparliamo a ottobre quando giocheremo con il Napoli a Milano."

Ottobre:
"Allora il momento sembra arrivato, ho intenzione di venire allo stadio per Inter Napoli. Avrei bisogno della cortesia di essere aggiornato sul prezzo dei biglietti e sull’orario della partita perché non li so ancora."
 "Certo, si sa già tutto. Secondo verde a 30 euro e la partita si giocherà di domenica sera. Credo siano abbordabili entrambe le cose. Allo stadio non vieni mai e Inter-Napoli a San Siro per 30 euro non è esagerato per una volta. In più pur giocando alle otto e mezza di sera tu sei un noto viveur della notte e prima dell’una non rientri mai a casa quindi do per scontata la tua presenza."
"Bhe oddio aspetta… 30 euro sono un po’ eccessivi. In quel periodo facciamo la cena dei coscritti, pensavamo di passare una serata al casino, così per fare qualcosa di diverso e non so se con le finanze riesco a starci dentro. Il vero problema però è la sera… a ottobre fa freddo e quei 45 minuti di macchina a quell’ora tarda sono un po’ rischiosi. Inoltre a dire il vero poi sono molto demoralizzato dall’avvio non entusiasmante della squadra. Si vedeva subito fin dall’inizio che non ci sono speranze nemmeno quest’anno. Cosa pretendi? Thohir è un magnate ma tutti spendono e lui no… Mazzarri te lo dissi che non mi era simpatico…. meglio attendere, aspettiamo la primavera."



Marzo:
"Ehi orsetto in letargo! Ti sei svegliato? Mazzarri non c'è più, è tornato Mancini. Oltretutto sono arrivati anche ottimi giocatori durante il calciomercato di gennaio. Ora che è arrivata la primavera e il tempo sembra reggere passi allo stadio??"
"Si bravo spiritoso… la situazione non è cambiata di molto. Sono tutte partite notturne, i prezzi sempre quelli e la squadra non è che sia cambiata di molto. La classifica ancora latita e siamo al di sotto di livelli decenti per noi. E’ già tutto definito, che senso ha? Andare a vedere Inter-Juve o Inter-Milan non ha senso, vedi ancora che ti festeggiano in casa oppure il derby è come quello dell’andata. Aspettiamo la campagna acquisti estivi per vedere se la situazione cambia. Oh comunque domenica sera abbiamo organizzato una cena verso la Val d’Aosta, si tornerà tardi ma ne vale la pena! Tutti prodotti tipici cucinati ad arte. Si il viaggio è lunghetto, l’autostrada è costosa, ma il prezzo della cena è sui 35 euro a testa e ti assicuro che ne vale la pena. Sei dei nostri??"

Ecco qui signori miei un dialogo a prima vista surreale.. giusto per farci quattro risate. Ma poi a pensarci bene nemmeno più di tanto, visto che è quello che troppo spesso mi tocca ascoltare. Dove mi vengono propinati una serie di pseudo-problemi esistenziali tanto demenziali che probabilmente non meriterebbero nemmeno di essere citati. O forse è il caso. 

Perché è ovvio che la tifoseria ospite compra i biglietti in base a quanti ne ha lasciati liberi quella che gioca in casa.  E si è tifosi sempre, non solo quando fa comodo, tipo i compagni di scuola che non senti da anni salvo diventare improvvisamente presenti e amiconi giusto per chiederti un biglietto in occasione della Final Madrid. 

Volete sapere la differenza che nessuno ha il coraggio di dire tra i campionati della Premier e della Bundes e quello della Serie A? In quei paesi esistono modelli completamente opposti ma c'è una dinamica che a dispetto delle differenza tra i vari campionato è universale, ed è quella della voglia di andare allo stadio. 

Altrove si fa leva su questa, da noi ognuno decide di interpretare quello che meglio crede: il presidente, il ds, il mister etrc etrc. Io credo invece che la partecipazione debba essere legata al fattore essere semplicemente quello in cui dovremmo identificarci :il tifoso. Senza naturalmente privarsi di ogni senso critico, attitudine che rispecchia in pieno la visione statunitense dell'evento sportivo. Ma anzi partecipare per far pesare il proprio ruolo. Per verificare quello che funziona oppure no sotto i nostri colori. Personalmente potevo essere tante cose nella vita... ma ho scelto di essere semplicemente me stesso... un saluto a tutti.


martedì 30 dicembre 2014

Un anno sta finendo...

per certi versi nello stesso modo in cui era iniziato. I dubbi erano molti e si sono persino dilatati. 

Molti si chiedevano se Thohir fosse un prestanome, fosse un tycoon, fosse un risanatore o peggio ancora un furbo da tre soldi. Ecco a questo punto io temo che la terza opzione al momento sembra essere quella più praticabile. Provo a spiegarmi: al netto della voragine di debiti lasciati da Moratti una cosa è certa. Al netto del fatto che con il bilancio dissestato e una rosa oramai logora, dopo anni che l'ex presidente cercava un socio l'unico che si è fatto avanti è stato lui, un discorso va chiarito subito.

Cioè che l'Inter in quanto tale ha dei "costi fissi" che saranno sempre più elevati di Verona e Udinese. Prendiamo il discorso stadio San Siro o il presunto nuovo stadio dell'inter a livello di gestione sarà sempre più onoreso rispetto al Bentegodi o al Friuli, e di questo fattore il nuovo presidente avrebbe dovuto tenere conto. 

In parole povere, io posso anche indebitarmi fino al collo per comprarmi un attico a San Babila in centro a Milano, ma poi non posso pensare di pagare 800 euro l'anno per le spese condominiali. Se faccio un certo investimento devo mettere in preventivo una serie di esborsi a prescindere, altrimenti prendo in considerazione alternative meno dispendiose. La sensazione è che questo concetto non sia poi tanto chiaro all'indonesiano. 

Dovendo fare un altro esempio Thohir prende il controllo del pacchetto di maggioranza dell'Inter nel novembre 2013 e quindi penso sia stato al corrente del fatto che lo sponsor Volvo avrebbe cessato la collaborazione nel giugno 2014. Per cui ci sono stati mesi a disposizione per trovare una valida alternativa in questo senso, ma finora non si batte chiodo. Nel frattempo è trascorso più di un anno.

Certo ha fatto bene a congedare il direttore artistico e a chiamare gente con alle spalle esperienze importanti come Bolingbroke e altri. Ma se poi non rivoluzioni il settore tecnico sei punto a capo. "E' la squadra a essere il fattore trainante di un club" parole di Karl Heinz Rumenigge, mica uno qualunque.

Visto che si possono anche assumere tutti i più grandi esperti di brand e marketing al mondo. Però poi vanno messi nella condizione di lavorare. In sintesi, se non si eleva la qualità di quello che si propone al mercato, nemmeno quello che camminava sulle acque può riuscire a incrementare il fatturato. 

Ora per quale razza di motivo l'Adidas dovrebbe subentrare alla Nike? Perché a gennaio c'è rischio possa arrivare tale Lassanà Diarrà, perché ci sono Dodò e altri inquietanti figuri che sono attualmente titolari? Conseguentemente, per quale motivo la questione degli sponsor non è stata affrontata a tempo debito, se non altro per avere un margine operativo decente sul mercato?

Dato che nessuno qui chiedeva di avere a disposizione il budget del Real Madrid o di altri top club, sono tempi duri e ne siamo consapevoli. Però tribolare peggio del Cesena o del Chievo Verona a me sembra in tutta onestà esagerato. 

Strettamente connessa al mercato, mi viene da fare un'ulteriore domanda. Perché ha pagato solo Branca riguardo la vincenda Guarin-Vucinic? Fassone e Ausilio se c'erano, dormivano? E qui tocchiamo un altro tasto dolente. 



A settembre molti parlavano di Ausilio come del mago del mercato, di colui che era riuscito a fare le nozze con i fichi secchi, di colui che aveva scippato con consumata astuzia un terzino di grandissima prospettiva a Sabatini, che in maniera stolta se ne era privato.

Poi dopo mesi ci si accorge che in realtà il nostro Piero è l'unico direttore sportivo in SerieA a non essere riuscito a cedere nemmeno un giocatore a titolo definitivo. D'accordo non abbiamo dei fenomeni da vendere, ma a eccezione di Juve, Roma e Napoli che hanno qualche nome appetibile anche per Premier, Bundes e Liga, tutti gli altri addetti al calciomercato in Italia in estate avevano forse Diego Costa, CR7 o Messi da vendere? Parrebbe proprio di no. 

Allora come mai loro ce l'hanno fatta a effettuare almeno una cessione che possa definirsi tale, mentre il risultato del mago del mercato è zero su tutta la linea? Inoltre si può sapere come mai si ostina nel perseverare (alla Branca) con l'atteggiamento malsano di contattare prima il giocatore e poi il club di appartenenza? 

E' così difficile trattare allo stesso tempo con l'obiettivo di mercato e con la relativa dirigenza? Infine a Mancini cosa ha raccontato riguardo a Cerci? Visto che uno che ha fatto il manager per anni in un club importante della Premier non può essere così sprovveduto da esporsi con i media senza aver avuto uno straccio di garanzie sulla trattativa che riguardava l'ex-granata. 

Uno così merita di restare in società? Ma proprio no. Personalmente mi affiderei al mister attuale che in passato aveva dimostrato di avere una certa lungimiranza in tema di scouting. 

E dopo Ausilio vieniamo a Fassone. Mamma mia, cosa dire di questo gobbo impenitente che a Torino vendeva magliette e biglietti e qui si è ritrovato a gestire l'area tecnica? Parliamo del settore vitale di una squadra di calcio. Ma in base a quali criteri e a quali capacità, ci ritroviamo questo qui come direttore generale? Del resto se è stato riconfermato Mazzarri, verso il quale si nutrivano delle perplessità negli ultimi mesi della scorsa stagione,  con un contratto che definirlo bagno di sangue è un eufemismo visto l'esonero in corsa, lo dobbiamo proprio a lui. Il risultato è che spendiamo una cifra da Bayern Monaco per l'allenatore e poi compriamo i giocatori avendo a disposizione la liquidità dell'Entella. Non fosse vero, sembrerebbe il teatro dell'assurdo. Invece purtroppo è così.

Sembra inoltre si sia scusato con i dirigenti dell'Atletico Madrid, come se proprio loro non avessero mai cercato di contattare Icardi sottobanco. Ma cosa abbiamo fatto di male per doverlo sopportare ancora? 

E nemmeno in tutta franchezza capisco come mai la giusta e sacrosanta battaglia contro il ritorno di Balotelli a favore della sacralità della maglia e dei colori non venga condotta con uguale forza e energia contro colui che irrideva i nostri successi con la ben nota t-shirt. Visto che parliamo di un altro che fa più danni della grandine. Dunque anche lui spero possa salutare il prima possibile. 

Resta Mancini, che se non altro le tenta tutte per rendere più gradevole la manovra della squadra. Poi certo se ti ritrovi gente tra i titolari che effettua lo stop a seguire a quattro metri, l'impresa si rivela titanica al limite del disperato. Comunque chi ha voglia di dimostrare qualcosa adesso con lui ha un'occasione. Penso al Bonazzoli visto stasera in amichevole contro il Psg. 

Non ho la sfera di cristallo per intuire quale può essere il suo margine effettivo di crescita. Rimane positiva l'impressione per l'atteggiamento con cui affronta la partita ogni volta che viene chiamato in causa. Lui scende in campo con la testa giusta a differenza di altri suoi compagni ben più esperti di lui. Se la cassa piange, mi sembra giusto ripartire da qui. Piuttosto che provare uno tipo Salah che mi sembra la rivisitazione di Wallace anche lui proveniente dal Chelsea. 

Le risorse scarseggiano e allora o si investe su qualcuno che possa offire una certa affidabilità o altrimenti se devo sperimentare lo faccio con i giovani che se non altro hanno il pregio di essere a costo zero. 

E quel poco che si può spendere, come affermavo prima, che lo si affidi al nostro ciuffo. Vista la sua risposta seguita da una risata sarcastica a chi gli chiedeva se si sarebbe visto all'opera un nuovo acquisto in occasione di Juve-Inter. "Non lo so, vediamo. Magari lo prendiamo in prestito e lo paghiamo nei prossimi due-tre anni.." E' una chiara presa di posizione contro chi attualmente dovrebbe incrementare la qualità della rosa. Quindi si faccia in modo che l'unico di quelli finora citati a cui dare un minimo di credito possa rimanere. 

Questo è il mio augurio nell'ultima notte del 2014. Denso di domande tante e inquietanti. Però credo che noi che ne abbiamo viste di cotte e di crude non dobbiamo mai smettere di cercare le risposte. E' sempre la maniera giusta per ripartire. Avanti così e buon 2015 agli interisti tutti.